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‘Ndrangheta, Salvatore Rizzo scrive a StrettoWeb: “ingiustamente tirato in ballo, ecco perchè”

US-IT-INTERNET-FACEBOOK-FILESDi seguito pubblichiamo integralmente la lettera inviata da Salvatore Rizzo alla nostra Redazione in merito a quest’articolo pubblicato lo scorso 8 gennaio:

Gentilissimo Direttore,

ho portato a termine da poco un impegno con la mia Scuola per gli Alunni e per il Territorio (una conferenza su “Il Lavoro nel pensiero filosofico”) e, mentre molti altri impegni importanti mi aspettano, solo ora ho la possibilità di chiarire alcune cose in relazione all’articolo pubblicato sul Suo giornale l’8 di gennaio 2014  a titolo: “Quando la parente del  “boss”, ora arrestata, insultava attivista anti-mafia su facebook”.

Pur non conoscendomi, ha ritenuto legittimo pubblicare delle notizie che riguardano la mia persona, la mia attività, il mio impegno.

Si tratta di una conversazione che più di due anni fa  si svolse via Facebook (Iniziata, come risulta dalle foto che pubblicate, circa un’ora prima delle 8,18 di domenica 15 di gennaio del 2012).

                Ingiustamente tirato in ballo, ritengo che sarebbe stato opportuno, prima di pubblicare l’articolo, leggere con attenzione la copia integrale della discussione.

Avrebbe constatato che, come posso dimostrare,  fui tra i primi a  esprimere il mio apprezzamento con un “mi piace” nei confronti dell’impegno della Signora Staropoli che non conoscevo e non conosco.

Questo è già indice che tutta la polemica seguita si poteva evitare.

Avrebbe poi potuto notare che la discussione si protrasse  in più giornate e, ovviamente, io non la seguii tutta.

Martedì sera ( sempre nella foto si legge: martedì  22,27),  notai, tra gli  ultimi interventi, che alcuni avevano posto l’accento sulla necessità di modificare i nostri atteggiamenti e di quanto fosse importante cambiare il nostro modo di pensare. Ho ritenuto di rafforzare il ragionamento riportando l’ormai famoso pensiero di Rita Atria. Non altro.

E’ difficile equivocare ciò che la giovane siciliana voleva dire. Molti convegni si aprono con questa citazione e in molte aule campeggia questa scritta: è un richiamo forte a volere un cambiamento della società partendo dai nostri comportamenti sbagliati.

                Rita Atria è l’esempio costante che la Scuola propone ai giovani allievi proprio perché, giovane come loro, veicola meglio il messaggio di Giustizia e di Legalità.

Un messaggio fondamentale: Giustizia, non vendetta, dice “a picciridda”. Riuscire a infondere tra i giovani il senso e l’importanza della Giustizia in ogni campo è il mio impegno di sempre. Per questo lavoro. In silenzio, senza cercare i riflettori, senza interessi.

 E questo è il senso del “Premio Nazionale A. Caponnetto per la cultura della Legalità”.

                Il Giudice assegnava alla Scuola l’importantissimo compito di creare una società sana perché sapeva che se hai formato un giovane al rispetto dell’altro, della Costituzione, delle leggi, questo non cederà al malaffare, non cederà alla tentazione del guadagno facile, non cederà al richiamo criminale e la mafia non troverà appoggi.
Formare i giovani protagonisti del presente, adulti di domani, in vista di un futuro migliore. Questo il mio pensiero.

Mai io avrei potuto immaginare di offendere qualcuno e tanto meno la Signora che, sentendosi, invece,  colpita avrebbe potuto subito chiedere chiarimenti o manifestarmi il suo disappunto. Nessuno, invece, ebbe da ridire, anzi, comprendendone il senso, molti manifestarono la loro approvazione con i fatidici “mi piace”.

Come potevo io chiarire una colpa che non sapevo di avere?

Quando, il 13 di settembre del 2012 ( quasi un anno dopo), al ritorno da Roma, sentendo alcune testimonianze scoprii che da tempo ero oggetto di pesanti giudizi  da parte della Signora e mi furono fornite le copie di quello che di me  scriveva,  leggendone i termini e i modi che non condivido, pensai fosse più opportuno evitare polemiche.

                Mai, poi, avrei potuto immaginare di essere stato “ambiguo” o, peggio, ciò che si lascia intendere tra le righe…

Non credo sia ambiguo, minaccioso oppure offensivo  ringraziare qualcuno in una delle numerosissime conversazioni in rete con l’intervento che segue:  “post che ci permette anche di riflettere su quanto bella sia, in ogni sua parte, la nostra Costituzione. Ricca delle grandi esperienze che l’hanno preceduta (basti pensare alla mazziniana Repubblica Romana), essa è universalmente riconosciuta tra le più belle al mondo. Dobbiamo essere orgogliosi e difenderla quotidianamente da tutti coloro che per il loro interesse privato l’attaccano tentando di cambiarla ”.

                Un invito, dunque, al rispetto della Legge fondamentale dello Stato che è garanzia assoluta della Legalità. Non sono responsabile delle persone che conosco di vista e che dopo due anni hanno problemi con la Giustizia, né conosco soprannomi e reti intricate di parentele che a Limbadi uniscono nello stesso nucleo le più varie personalità.

Sono un vecchio insegnante convinto che bisogna sempre parlare a tutti della Giustizia, della Costituzione e della Legalità. Sono un educatore. Veicolare la voglia di Giustizia e di Legalità al maggior numero possibile di persone è  la mia professione prima ancora che il mio impegno.

Per questo vado orgoglioso delle parole che mi dedicò per iscritto “Nonna Betta Caponnetto” : “Grazie per quello che fa e lo faccia sempre”.

E’ quello che faccio da insegnante, da cittadino e da cristiano.

Queste le mie credenziali e questo l’orgoglio della mia famiglia e di mia moglie che è sempre con me, mi  appoggia e mi sostiene.

Chi mi conosce sa che questo faccio da sempre per formazione ed educazione.

Non è  bello quindi essere costretto a rispondere a polemiche inutili come se dovessi difendere il mio impegno, la mia professione, la Scuola o le Associazioni con le quali  condivido il mio percorso culturale.

La Giustizia si conquista agendo.

In silenzio, senza clamore, senza rancori e lontano dalle vendette.

Grazie all’impegno di molti colleghi, abbiamo guidato migliaia di giovani nel  territorio e in ogni parte d’Italia (Torino, Genova, Bari, Montecatini, Pistoia, Potenza, Napoli, Capaci, Siracusa, Vibo Valentia, Lamezia, Barbiana, Cinisi, Serra San Bruno … e mi fermo qui perché l’elenco sarebbe lunghissimo).. Esperienze altamente formative che i giovani hanno reso bellissime. Giovani che seguono l’idea che la Giustizia sia da realizzare con le leggi che la perseguono.

                Non faccio pertanto “antimafia a Pistoia”, ma Educazione alla Legalità nel mio territorio e in tutta l’Italia. Talvolta additando storture, ma sempre per indicare giusti percorsi, senza interesse e senza altri scopi se non la formazione. Rimettendoci in termini di  tempo e di denaro (tutto quello che ho ricevuto l’ho devoluto alla Scuola e ai giovani per pagare mostre, guide ai musei, le sale per i convegni …).

La cultura della Legalità non può essere confinata entro i limiti territoriali del nostro Sud e non può restare un assunto puramente teorico: su queste basi ho cercato negli anni di non ricondurre il mio  impegno  ad un ragionamento meramente calabrese. Occorre che i giovani fattivamente “vivano” le varie realtà. Per fare qualche esempio:  Dynamo Camp, Rete Radiè Resch, appoggio e  sostegno a Yolande Mukagasana e al suo messaggio forte di perdono e di pace, perché non si può veicolare il senso di Giustizia se si dimentica l’umanità.

Crede forse che alla mia età, ormai, sarebbe meglio che me ne stia seduto comodamente a casa a leggere?

Potrei “farmi i fatti miei”, senza nemmeno  coltivare quella umanità che ha bisogno di rispetto e di aiuto e che tanto mi preme.

Finché posso, invece,  spero di potermi ancora rendere  utile ai giovani ai quali mi rivolgo e continuare  le mie  molte attività di studio della Costituzione e di diffusione della Cultura della Giustizia e della Legalità.

Sono certo che sia d’accordo con me: anche Lei ha la possibilità e il difficile compito di incidere positivamente sul territorio e per la nobile professione che svolge sono certo che vorrà andare sicuramente in questa direzione.  La Scuola, la cultura, l’impegno sono i valori che devono tracciare la  strada da percorrere. Il dileggio,  le polemiche non portano a nulla e non cambiano lo stato di cose.

Limbadi, il 26 di gennaio del 2014

                                                                                                                                             Saluti

                                                                                                                                   Salvatore Rizzo