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Incredibile a Catania: anziano muore in clinica, ma famiglia scopre decesso dopo 10 giorni

ospedaleUna storia davvero incredibile quella che arriva da Catania, dove un anziano di 85 anni è morto in una clinica, ma il figlio, che vive in provincia di Brescia, è riuscito a scoprire il decesso del padre solo dopo dieci giorni. Tutto è iniziato a metà dicembre, quando l’anziano ha chiamato il figlio, Carmelo Gulino, camionista, trasferitosi nel bresciano da molti anni, per avvertire di un ricovero a fini precauzionali. L’ottantacinquenne però ha assicurato i familiari di star bene e di non preoccuparsi.

Alcuni giorni dopo Carmelo Gulino ha provato a chiamare il padre, senza successo. Ovviamente i congiunti hanno iniziato a preoccuparsi. Ecco che giorno 26 arriva sul cellulare di Carmelo una telefonata dal numero del padre. C’è però qualcosa di strano, perché dall’altro lato sente voci che parlano tra loro. Forse qualcuno ha schiacciato la tastiera per sbaglio. Gulino allora non attende più e decide di telefonare all’ospedale “Vittorio Emanuele” di Catania, chiedendo del padre. Dalla struttura rispondo che, sì, l’85enne è stato ricoverato, ma non risulta sia stato dimesso, e di chiedere alla patologia chirurgica. Ma c’è un problema: a Gulino dicono anche che il reparto è stato chiuso per ristrutturazione.

Roberta, la figlia maggiore di Gulino, prende un aereo e si reca direttamente a Catania, per cercare di persona notizie. Non riesce però a trovare il nonno e, pare grazie ad un amico di famiglia, scopre che è stato trasferito dall’ospedale alla casa di cura “Madonna del Rosario”, ad appena due chilometri di distanza. Incredibile la risposta che viene fornita alla nipote una volta giunta nella struttura: “in effetti suo nonno è arrivato da noi il 18 mattina, ma in serata è deceduto per embolia polmonare“.

Sembra che dalla casa di cura abbiano provato a contattare i familiari del defunto, ma chiamando il medico di base, un altro numero sconosciuto alla famiglia e, paradossalmente, il cellulare dello stesso anziano. “Chiamavano il morto per dirgli che era…morto“, ha affermato Carmelo Gulino, che giustamente ha sottolineato come, sul telefono del padre, ci fossero tutti i numeri della famiglia. In alternativa sarebbe bastato avvertire le forze dell’ordine affinché rintracciassero agevolmente i familiari. In Gulino questa storia ha istillato un terribile sospetto: tutto ciò “fa pensare che forse non tutto sia stato fatto a dovere“.