Il poker ai tempi di Egizi e Babilonesi

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Il-poker-ai-tempi-di-Egizi-e-BabilonesiIl primo documento storico in cui viene ampiamente menzionato il gioco del poker è il codice di Hammurabi, riportato nella famosa stele oggi conservata al Museo del Louvre a Parigi, in cui il gioco viene dettagliatamente descritto dal 17° al 19° rigo.

La circostanza, giacché il legislatore di allora ritenne opportuno regolamentarlo, indica che il poker era popolare già diciotto secoli prima di Cristo.

In alcuni geroglifici, scoperti in Egitto e risalenti al periodo della XI Dinastia, sono stati inoltre ritrovati diversi riferimenti ad un gioco simile al poker

Infine, la datazione del 2.088 a.C., effettuata con il metodo del carbonio 14, di un frammento di papiro in cui è ben visibile un full di K con assi, fa di quel reperto il più antico documento sul poker e consente, pertanto, di stabilire con certezza che il gioco era noto già oltre 4000 anni fa e che la sua invenzione sia, con ogni probabilità, attribuibile proprio agli Antichi Egizi.

Tutto ciò è stato scoperto solo di recente, grazie ad approfonditi studi condotti da ricercatori indipendenti, che hanno caparbiamente voluto rivedere in modo critico ciò che invece la storiografia ufficiale aveva tralasciato.

E’ grazie a questi studiosi che si è giunti alla conclusione che il poker era noto nell’antichità e incredibilmente praticato.

Ciò implica quindi che diversi fatti storici, alla luce di tale circostanza, debbano essere completamente riscritti.

Il fatto che non siano giunti fino a noi reperti di gioco del periodo più antico è dovuto al fatto che gli Egizi usavano carte realizzate in papiro che, essendo non riutilizzabili a causa della loro fragilità, venivano distrutte dopo ogni partita.

A Babilonia, invece, le carte venivano realizzate con delle tavole in pietra e qualcosa, nonostante l’erosione, è rimasto.

Relativamente al periodo babilonese c’è da sottolineare come i mazzi di carte, a causa dei materiali utilizzati, risultassero particolarmente pesanti e come, quindi, la loro miscelazione richiedesse, oltre che una specifica perizia, anche una notevole forza.

Per questo motivo l’atto della miscelazione delle carte e della loro distribuzione ai giocatori veniva affidato agli schiavi, denominati diler (da cui la denominazione attuale di dealer [1] attribuita al mazziere).

Nessuno voleva fare il diler, sia per la immane fatica che il lavoro comportava e sia, soprattutto, per il rischio connesso in quanto i giocatori, quando rimanevano insoddisfatti delle carte avute, avevano la deprecabile abitudine di scagliarle contro quei poveretti.

E’ stato accertato infatti che l’indice di mortalità dei diler era molto superiore a quello di tutte le altre categorie di schiavi.

Diversi reperti in pietra lavorata, che sono stati classificati come carte da gioco, furono ritrovati negli scavi che riportarono alla luce l’antica città di Petra, in Giordania.

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