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Gli insulti a Provvidenza Grassi e la banalità del male

imagesLa banalità del male è un saggio di Hannah Arendt in cui si afferma che le azioni che noi giudichiamo malvagie sono, nella maggior parte dei casi, frutto di una completa inconsapevolezza del significato delle proprie azioni.

Questa definizione calza perfettamente nel caso delle parole e degli insulti dei carabinieri che dovevano indagare sulla scomparsa di Provvidenza Grassi. Da un gesto di superficialità, non aver riattaccato il telefono dopo aver parlato col padre della ragazza e col giornalista di Chi l’ha visto?, si scopre un mondo che non è poi così distante dalla nostra vita di tutti i giorni. In quanti uffici, in quante piazze, giornalmente, si sentono frasi del genere?

Il problema è che quello non è un ufficio qualunque, è un simbolo dello Stato, garante dei diritti fondamentali dei cittadini. Certamente non possono essere imputate ai carabinieri in questione responsabilità sulla morte di Provvidenza Grassi, così come immaginiamo i sensi di colpa alla luce dei recenti sviluppi della tragica storia.

Ma è giusto che la vicenda non passi in secondo piano, che vengano verificati gli errori commessi durante l’indagine, e che chi svolga quel lavoro ricordi in ogni circostanza (anche di domenica pomeriggio, anche a ferragosto) che indossa una divisa, che lo rappresenta come una istituzione dello Stato.

Le offese, infine, qualificano gli uomini che le hanno dette.