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Armi chimiche, la “morte invisibile” naviga verso la Calabria: grandi rischi e tanti misteri per un’operazione pericolosissima

nave armi chimichedi Alfonso Mazzuca * – Ormai non ci sono più dubbi: in Siria è stato usato gas nervino, come riportato più volte dalle notizie di stampa. Secondo il rapporto presentato dagli ispettori dell’Onu al segretario generale Ban Ki-moon, il 21 agosto 2013, a Ghouta, nella periferia di Damasco, sono state utilizzate armi chimiche; si è parlato di circa 350 litri di “sarin”, un gas nervino della famiglia degli organofosfati classificato come arma chimica di distruzione di massa, con migliaia di morti….

Adesso, proprio quelle pericolosissime e letali armi chimiche stanno giungendo in Italia e non sappiamo neppure di quali sostanze letali esattamente si tratti…

Kit atropinaLa “morte invisibile” sta per giungere nel porto commerciale di Gioia Tauro, in Calabria, mentre l’europarlamentare di FI – Sergio Silvestris – sostiene che vorrebbe verificare le ragioni per cui né i sindaci dei comuni  del comprensorio interessato dall’operazione di stoccaggio delle ricordate armi chimiche di distruzione di massa, nè il governatore della Regione Calabria, non siano stati messi a conoscenza della circostanza che ha visto individuare il ridetto porto di Gioia Tauro come stazione di transito di tali armi chimiche provenienti della Siria.

A ben vedere, le ragioni (politiche?) che hanno impedito di mettere a conoscenza i nostri rappresentanti territoriali poco importano. Al contrario, agli italiani e, più in particolare, ai calabresi interessa sapere perché è stata scelta proprio la Calabria e, segnatamente, Gioia Tauro per un’operazione così rischiosa e, di conseguenza, quali garanzie e/o quali meriti vengono in modo particolari riconosciuti alla provincia reggina.

E’ ora di dire basta! Non possono trattarci come una pattumiera…

Perchè scegliere proprio l’Italia? Perché proprio il sud Italia? Perchè la Calabria? Perché al malessere della provincia reggina viene aggiunto altro malessere?

Marò detenuti in India

Prima di giungere ad individuare il porto commerciale di Gioia Tauro come “porto sicuro” per siffatta operazione, che commerciale certamente non è (trattasi di operazione militare voluta dalla comunità internazionale, che invece non sembra preoccuparsi dei nostri due Marò illegalmente trattenuti in India), il nostro Governo dovrebbe innanzi tutto spiegare perché tale rischiosa operazione (militare) non viene svolta in un qualsiasi altro Stato della ridetta comunità internazionale.

Se poi vi è una particolare ragione che vede l’Italia al “primo posto” (ma cosa guadagniamo noi italiani?), lo stesso nostro Governo dovrebbe spiegare perché l’operazione in argomento non viene svolta nell’ambito di uno dei nostri dodici porti militari (Augusta, Brindisi, Taranto, Ancona, Venezia, Trieste, Castellamare di Stabia, Napoli, Gaeta, La Spezia, Cagliari, La Maddalena), laddove dovrebbero già esistere piani di emergenza, in conformità a quanto previsto dal DLgs230/1995, trattandosi di zone portuali militari destinate anche al traffico navale nucleare.

M59 pirelliInvero, cosa potrebbe accadere qualora, per un ipotetico incidente, nell’ambito portuale di Gioa Tauro, dovesse fuoriuscire anche in minima parte una di quelle letali sostanze chimiche? E di quali sostanze chimiche esattamente si tratta?

Un piano di emergenza trasparente (nella fattispecie inesistente!) in ragione del pericolosissimo materiale da trattare in aree popolate da civili e non da militari è, invece, presupposto essenziale se si vuole garantire un livello elevato di protezione della popolazione dagli effetti disastrosi che potrebbero facilmente verificarsi, come già detto, in ipotesi di incidente.

Chi ha svolto il servizio militare e, segnatamente, chi da militare ha seguito il corso di difesa NBC (Nucleare – Biologica – Chimica) sa bene quanto siano rapidi e letali gli effetti dei gas nervini.

A causa della loro elevata tossicità e della loro rapidità d’azione che si accompagna anche alla facilità di propagazione (basti pensare alla concomitante possibile azione di trasporto naturale determinata dal vento…), costituiscono la più pericolosa arma chimica in circolazione e le recenti migliaia di vittime di Damasco ne sono chiara dimostrazione.

Sono gas altamente tossici, che agiscono a livello neuromuscolare poiché provocano il blocco della funzione neurale; pochi milligrammi assorbiti per inalazione sono in grado di uccidere in meno di un paio di minuti e, dunque, se non si è preventivamente calzata la maschera antigas ci sarebbe poco da fare… Se l’agente nervino, invece, viene assorbito dall’organismo attraverso l’epidermide i primi sintomi si avvertono dopo circa venti minuti, anche se la morte, comunque, sopravviene in tempi rapidi.

Un antidoto efficace è l’atropina, a condizione che sia assunto immediatamente; per tale ragione le FF.AA. distribuiscono al personale che si occupa di NBC (ma certamente non ai civili!) sirette autoinietanti contenenti detto antidoto (n.3 sirette in dotazione a ciascun militare), oltre che la maschera antigas.

Alfonso Mazzuca

Alfonso Mazzuca

Infatti, in caso di contaminazione, se non ricordo male, è indispensabile togliersi subito gli indumenti e sciacquarsi energicamente, provvedendo nel contempo all’inoculazione dell’antidoto per via intramuscolare mediante somministrazione di dosi di 2mg. ciascuna a distanza di circa 20 o 30 minuti l’una dall’altra.

Auguri, dunque, a tutti noi italiani e, più in particolare a noi calabresi…  ne abbiamo veramente bisogno visto che veniamo continuamente svenduti!

* Alfonso Mazzuca, avvocato, già Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Calabria è stato delegato per l’attuazione e l’amministrazione dei servizi informatici per l’avvocatura nell’ambito del Distretto della Corte di Appello di Reggio Calabria, nonché organizzatore e relatore di convegni sui servizi telematici per la giustizia in collaborazione con la Direzione dei Sistemi Informativi Automatizzati del Ministero della Giustizia; attualmente riveste la carica di Presidente dell’Unione Sindacale Forense ed è componente del Comitato Direttivo – Delegazione della Calabria.