Reggio, per la Corte d’Appello Arena non è contiguo: incandidabilità per responsabilità oggettiva

demetrio arenaSe lo aspettavano anche le pietre: La Sezione Civile della Corte d’Appello di Reggio Calabria composta dai dottori Augusto Sabatini, Presidente Relatore, Gaetano Amato e Caterina Mangano, ha rigettato il reclamo presentato dall’ex sindaco di Reggio Calabria Demetrio Arena avverso la decisione del tribunale di Primo grado che ne aveva dichiarato l’incandidabilità  per un turno di elezioni amministrative.

Una notizia che “gli addetti ai lavori”, davano già per scontata: lo scenario in cui essa giungeva, infatti, non poteva pronosticare e sfociare in un epilogo diverso. Eppure dalla sentenza della Corte d’Appello emergono una novità e una contraddizione: “grande come una casa”.

ARENAIl Collegio, così’ come per gli altri amministratori, ha censurato l’operato dei giudici di primo grado che non sono entrati nel merito dei rilievi posti dai ricorrenti.

Il Collegio, così’ come per gli altri amministratori, ha censurato l’operato dei giudici di primo grado che non sono entrati nel merito dei rilievi posti dai ricorrenti.

Ha invece introdotto una nuova fattispecie, svincolata totalmente dagli addebiti posti a base della decisione dello scioglimento del Comune di Reggio Calabria, ritenendo che al Sindaco “non è da ascrivere “l’omesso personale adempimento riguardo ai rilievi formulati”, ne’ tanto meno “l’omessa vigilanza”, dando atto che la situazione organizzativa e amministrativa del Comune, nella quale il Sindaco si e’ trovato ad operare, era tale da non poter pretendersi la “minuziosa vigilanza e il dettagliato controllo delle attività amministrative”, poiché “ormai compromessa, forse irrimediabilmente”.

Demetrio ArenaIl giudizio di incandidabilità si fonda, quindi, esclusivamente sulla carenza di “impulso d’indirizzo” atto a stimolare “con l’urgenza dettata dalla gravità del caso, percorsi diversi … finalizzati all’immediata e determinata, nonché tenace e perseverante bonifica dal malcostume e dal malaffare diffusi dell’intero impianto strutturale della propria organizzazione (poiché ormai compromessa, forse irrimediabilmente) ed al ripristino di una effettiva conformità a legge e Costituzione del suo andamento ordinario, mediante ogni opportuna dotazione normativa e regolamentare”.

Dunque Arena, secondo il Tribunale, non è contiguo.  E soprattutto non ha omesso il controllo. Queste le novità, importanti, perché in questo caso così come negli altri, emerge che i politici sciolti per contiguità con la ’ndrangheta, nei loro destini personali, analizzati dai due primi gradi di giudizio, contigui non sono!

Incandidabili si, però.  Ed è questa la contraddizione. Non vi è nella decisione della Corte d’Appello nei confronti di Demetrio Arena alcun accenno a “atti o comportamenti indicativi, nemmeno larvatamente o indirettamente, di contiguità, connivenza o vicinanza alla criminalità organizzata” e l’ex Sindaco diviene incandidabile perché in uno scenario ereditato “catastrofico” (almeno così lo si descrive nella sentenza) è mancata “una attività di impulso che nei sei mesi di attività amministrativa si sarebbe dovuta espletare per bonificare la macchina organizzativa dal malcostume e dal malaffare diffusi”.

Dunque Arena non è contiguo con la ‘ndrangheta, lo ha confermato anche la Corte d’Appello. Dunque Arena non ha omesso nessun controllo. Però…. Però in (soli) sei mesi avrebbe dovuto stravolgere e rivoltare come una calzino la macchina organizzativa comunale.

Avrebbe dovuto bonificare quella macchina burocratica amministrativa che puzzava parecchio di mafia. Quella stessa macchina burocratica amministrativa che oggi, nonostante lo scioglimento è ben salda al proprio posto, comanda palazzo San Giorgio e, in alcuni casi, dai Commissari Straordinari ha ottenuto anche laute e immeritate promozioni. Alla faccia della legalità.