Reggio, a Palazzo Foti la lectio magistralis “Economie e culture della pace nel Mediterraneo” a cura del Premio Nobel Betty Williams

premio nobel williamsDa oggi conosco la Calabria per i suoi molti problemi, da adesso in poi vorrei sentirne parlare per le proposte che voi stessi farete per migliorare la situazione. Perché la pace e la giustizia sociale non cadono dal cielo. L’unica è impegnarsi giorno per giorno per costruire un mondo migliore con azioni e proposte concrete, senza lamentarsi e basta”.

Comincia così il suo intervento Betty Williams, attivista irlandese e premio Nobel per la Pace nel 1976, protagonista della lectio magistralis “Economie e culture della pace nel Mediterraneo” organizzata dalla Fondazione Horcynus Orca nell’ambito di Confini, il programma internazionale di arti visive che fino al 31 dicembre porterà le espressioni artistiche più innovative, capaci di coniugare bellezza e imprenditoria culturale, tra Reggio e Scilla.

Ad ascoltarla un uditorio composto in larga parte da studenti e cittadini a cui Williams e gli altri autori degli interventi – il fondatore di Banca Etica e presidente di Sefea, Federazione delle Banche Etiche europee, Fabio Salviato, il segretario generale di Fondazione di Comunità di Messina e presidente della Fondazione Horcynus Orca Gaetano Giunta, la rappresentante dell’associazione Win Win e Fondazione Grameen Italia Luisa Brunori – si rivolgono per sensibilizzare su temi che vanno dalla finanza etica e dal microcredito alle questioni di genere ed educative legate alla salvaguardia dell’infanzia, identificati come prima leva per la risoluzione pacifica dei conflitti. Non prima però di aver chiesto a pubblico un gesto dal grande valore simbolico: un abbraccio collettivo.

Da casalinga, nel pieno della guerra civile che contrapponeva cattolici e protestanti in Irlanda del Nord negli anni Settanta, Betty Williams ha maturato l’urgenza dell’impegno pubblico per la pace, come ha raccontato all’uditorio: “Non esistono casalinghe ordinarie, come non esistono persone ordinarie, e in Irlanda del Nord sono state le casalinghe ad osare, a battersi per la pace. Noi ci battevamo per salvare i nostri figli e quando ho visto morire davanti ai miei occhi tre bimbi, nel pieno di una sparatoria tra un militante dell’Ira e la polizia, qualcosa in me è esploso e da lì siamo partiti. Tutti ci dicevano che non si poteva fare, eppure lo abbiamo fatto – continua l’attivista – abbiamo marciato contro la guerra mentre i due fronti del conflitto ci accerchiavano, abbiamo messo in campo il potere delle donne, cattoliche, protestanti, spazzando via 850 anni di odio reciproco”.

Da quell’esperienza nacque la “Women for Peace”, un’organizzazione che si batteva per una soluzione pacifica della questione dell’Irlanda del Nord, ribattezzata, grazie alla collaborazione di Ciaran McKeown, “Community of Peace People”. Impegno che è valso a Betty Williams il Premio Nobel per la Pace nel 1976. Successivamente, il movimento per la pace nord irlandese si è disintegrato ma l’impegno di Williams è continuato, in favore dei bambini nel mondo, missione a cui tutt’oggi si dedica da presidente della Global Children’s Foundation, del World Centers of Compassion for Children International e, in Italia, della Fondazione Citta? della Pace per i bambini, che dal 2003 lavora per ospitare i bimbi che vivono in situazioni di pericolo nel mondo. La Fondazione, con sede nei comuni lucani di Sant’Arcangelo e di Scanzano Jonico, luogo che il Governo italiano aveva destinato a diventare deposito nazionale di scorie nucleari, ha l’obiettivo di garantire assistenza, istruzione ed educazione alla pace a minori in condizioni di disagio sociale o di pericolo derivanti da guerre o disastri ambientali.

“Vi suggerisco di chiedere, di esigere, che il budget militare dell’Italia venga destinato a finalità sociali. Non è vero che non è possibile, l’Italia è stato il primo paese al mondo a rinunciare a seppellire rifiuti nucleari per costruire una città della pace per i bambini del mondo. Ancora una volta – conclude Betty Williams – non è vero che non si può fare: basta volerlo”.