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Prosegue l’azione di Unc Calabria contro “mutui da usura e abusi delle banche”

Unione Nazionale Consumatori“Modifiche dei contratti all’insaputa del contraente, spese aggiuntive a sorpresa e tassi usurari, sono solo alcune delle insidie per chi apre un conto corrente o chiede un finanziamento bancario, inoltre vengono omesse deliberatamente le informazioni sui diritti di cui godono i risparmiatori, impedendo ad essi di avvalersene, perché gli istituti di credito fanno di tutto per tenerli nascosti”. Lo constatiamo quasi tutti i giorni -afferma l’avvocato Saverio Cuoco, responsabile regionale dell’Unione Nazionale Consumatori–  nell’assistere i cittadini che si rivolgono alla sedi o agli sportelli dell’associazione. Tra gli abusi più comuni commessi dalle banche compare l’inserimento di alcune clausole del tipo “la banca si riserva di modificare unilateralmente le condizioni qualora particolari situazioni lo richiedano” che consente così di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali iniziali, ritoccando ovviamente a favore delle banche tassi d’interesse, spese di prelievo o di bonifico all’insaputa del cliente che non viene adeguatamente informato”. Molti utenti bancari inoltre -prosegue l’avvocato Cuoco- non sanno che è possibile dopo aver concordato un prestito, esercitare il diritto di ripensamento che consiste nella possibilità di sciogliere unilateralmente il contratto di credito entro 14 giorni, estinguendo tutte le obbligazioni che ne derivano, senza motivazioni, senza il consenso della controparte e senza andare incontro a oneri o penali. Tale diritto riguardava inizialmente soltanto i casi per contratti stipulati fuori sede o a distanza, mentre ora è valido sempre, anche se in pochi lo esercitano perché non lo conoscono, ma dovrebbe rientrare a pieno titolo tra gli obblighi di informazione che la banca deve fornire al cliente”. Attenzione inoltre -sottolinea il responsabile regionale dell’Unione Nazionale Consumatori- alle penali per rimborso anticipato del capitale prima della naturale conclusione del contratto di credito, in modo da poterne stipulare un altro a condizioni migliori. In tal caso l’ente finanziatore ha diritto di ricevere una somma contenuta e proporzionale al finanziamento residuo, per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito, ma mai delle penali, che sono un abuso da respingere anche al momento della sottoscrizione del contratto. In questi giorni, stando a quanto comunicato dalla Banca d’Italia per il mese di ottobre 2013, si è registrato l’ennesimo calo dei prestiti a famiglie e imprese delle banche, il calo per i privati è stato del 3,7% su base annua, mentre quello per le imprese si attesta, sempre su base annua su 4,9%”. “Si potrebbe dire -afferma l’avvocato Saverio Cuoco, che contrariamente a quanto dovrebbero fare istituzionalmente le banche e cioè immettere sul mercato finanziamenti per cittadini e imprese, si arroccano su se stesse e nei rari casi in cui erogano dei prestiti, lo fanno a caro prezzo con spread assurdi ed ingiustificati a fronte di un costo del denaro ai minimi storici. L’associazione ricorda che alcune banche hanno concesso in parecchi casi, finanziamenti, applicando addirittura tassi usurari. La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 350/2013 , secondo la quale, nel calcolo ai fini della legge anti-usura n.108/1996, devono essere presi in considerazione tutte le spese e le voci di costo relative all’erogazione di una somma di denaro in prestito, compresi gli interessi di mora, ha aperto la possibilità per numerosi cittadini di ottenere la restituzione degli interessi non dovuti già versati e corrispondere per il futuro la sola quota capitale. Per questo si invita, chi è strangolato dalle rate del mutuo o di un prestito, a verificare con l’associazione, gratuitamente attraverso una pre-analisi, se la banca erogatrice del finanziamento, ha superato i tassi soglia previsti dalla legge. Per quanto riguarda l’uso della moneta elettronica che resta ancora poco utilizzata in Italia, dove l’83% delle transazioni viene eseguito in contante, a fronte di una media europea del 65%, per l’associazione dei consumatori tale fenomeno è sicuramente imputabile anche al rilevante costo degli strumenti di pagamento alternativi al contante”. La quota di utilizzo della moneta elettronica, potrebbe ottenere un sensibile incremento se -conclude Cuoco- si riducessero i costi dei servizi di pagamento per la collettività e si aumentasse la concorrenza, ovvero in altri termini se le banche non si inventassero costi e balzelli assurdi quanto ingiustificati per l’uso della carta di credito o del bancomat, facendo pagare un canone se non si spende annualmente un determinato importo con la carta di credito o non si esegue almeno un prelievo al mese con il bancomat, o non si impedisse ai clienti bancari di poter trasferire i propri conti corrente presso altre banche, chiedendo nonostante le liberalizzazioni intervenute, fantomatici costi di chiusura conto”.