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Mafia, arrestati 30 appartenenti al clan di Messina Denaro. I nomi

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Un’altra battaglia vinta nella dura guerra contro la criminalità organizzata. E’ in corso un imponente azione di polizia disposta dalla procura distrettuale antimafia di Palermo. Duro colpo per i vertici del mandamento di Castelvetrano, e per il boss Matteo Messina Denaro. Pare che da alcune intercettazioni gli inquirenti abbiano scoperto il ruolo che, all’interno dell’organizzazione mafiosa, deteneva la sorella, Patrizia Messina Denaro.

Insieme a lei, sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo anche il nipote del boss, Francesco Guttadauro, e i cugini Giovanni Filardo, Lorenzo Cimarosa e Mario Messina Denaro.

In manette anche  Francesca Maria Barresi (Castelvetrano), Lea Cataldo (Campobello di Mazara), Aldo Tonino Di Stefano (Campobello di Mazara), Francesco Fabiano (Paceco), Floriana Filardo (Salemi),
Valentina Filardo (Salemi), Girolama La Cascia (Castelvetrano, è accusata di favoreggiamento per non avere denunciato una presunta estorsione subita), Antonino Lo Sciuto (Castelvetrano), Francesco Luppino (Campobello di Mazara), Michele Mazzara (Paceco),

Vincenzo Peruzza (Castelvetrano), Giuseppe Pilato (Erice), Nicolò Polizzi (Campobello di Mazara), Pietro Luca Polizzi (Castelvetrano), Francesco Spezia (Erice). Vincenzo Torino (Napoli), Antonella Montagnini (Milano).

“Prosciugare il bacino di riferimento direttamente riconducibile a Matteo Messina Denaro é uno dei punti che abbiamo perseguito da sempre e anche in questa operazione”. Così commenta l’operazione Raffaele Grassi, direttore del Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia di Stato, a Palermo.

L’indagine ha approfondito i legami che intercorrevano fra il latitante e la sorella Patrizia, accusata di estorsione e associazione mafiosa.

Le intercettazioni dei colloqui tra la donna e il marito Vincenzo Panicola, detenuto e condannato in primo grado a dieci anni di reclusione nell’ambito del processo “Golem II”, hanno evidenziato che Patrizia Messina Denaro aveva avuto dal marito il compito di interloquire con il fratello latitante per sapere se il boss avesse o meno autorizzato l’imprenditore Giuseppe Grigoli a rendere dichiarazioni accusatorie contro altri indagati, con il fine ultimo di salvaguardare le aziende a lui sequestrate, il gruppo “6 Gdo” che gestiva una catena di grande distribuzione con il marchio Despar.

Panicola riteneva necessario conoscere questo particolare perché alcuni detenuti volevano punire Grigoli per dichiarazioni da lui rese nei processi. La risposta non tarda ad arrivare; Patrizia Messina Denaro riferisce al marito di aver avuto un colloquio riservato con il fratello che le avrebbe detto “di lasciare stare” Grigoli, perche’ un’eventuale sua piena collaborazione avrebbe arrecato un più grave danno all’organizzazione criminale.
Da quanto risulta dalle indagini dunque, la donna era in grado di interloquire direttamente con il fratello latitante, e quindi le si contesta “un ruolo funzionale” all’interno della famiglia mafiosa di Castelvetrano.

Altro obiettivo -ha aggiunto Grassi – è rendere complicato il sostentamento alle famiglie dei detenuti. In quest’ottica l’arresto del cugino di Mario Messina Denaro, per estorsione con la motivazione di raccogliere fondi per le famiglie dei detenuti, ha anche questa finalità”.

Anche gli interessi economici riconducibili al boss sono stati colpiti con l’arresto di alcuni imprenditori accusati di intestazione fittizia di beni. In questo ambito si è inserita anche un’ altra vicenda giudiziaria relativa alla corruzione relativa ad opere di manutenzione presso il carcere dell’ Ucciardone. In particolare un funzionario, Giuseppe Marino, avrebbe ricevuto del denaro per evitare di applicare una penale. Un altro funzionario, Salvatore Torcivia, è stato arrestato assieme a lui.