Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.36

felicinoDa una settimana gli operai della società che aveva l’appalto della raccolta dei rifiuti erano in sciopero e questo aveva creato un forte disagio nei cittadini che, non potendo trattenere in casa oltre un certo tempo i rifiuti prodotti, avevano deciso all’unanimità, quasi come se fossero stati coordinati da qualcuno, a portare in strada l’immondizia, creando delle improprie isole di raccolta. Dopo alcuni giorni di sosta in queste aree e anche a causa del caldo estivo, i rifiuti avevano incominciato a fermentare, emanando un puzzo che in alcuni momenti diventava insopportabile. L’ispettore Felicino stava attraversando la città in macchina e si era accorto che, in prossimità di queste zone, diversi passanti infilavano la mano in tasca e tiravano fuori una mascherina che subito indossando, altri invece cercavano di fare da filtro con la mano davanti alla bocca e al naso. Fu in quel momento che a Felicino gli venne in mente un articolo, che aveva letto di recente su un’importante rivista, in cui si parlava di un Comune toscano dove un sindaco, sicuramente lungimirante e illuminato, appena eletto aveva proposto una politica della raccolta dei rifiuti “porta a porta” che aveva portato, in breve, questo Comune ad essere un punto di riferimento nel panorama delle politiche ambientali a livello nazionale. Era stato il primo Comune d’Italia che aveva aderito alla rete internazionale dei “Rifiuti Zero” per l’abbattimento dei rifiuti entro il 2020. Questo sindaco era stato premiato, anche a livello internazionale, per la politica di gestione dei rifiuti messa in atto e che aveva portato il proprio Comune a diventare un’eccellenza a livello nazionale. Era una bella storia e una speranza, pensava tra se Felicino, il sapere che anche tra i nostri politici c’erano delle persone capaci di promuovere eccellenza anche in ambito ambientale. Intanto era arrivato in prossimità dell’Azienda che doveva ispezionare e dopo aver parcheggiato la macchina, scende ed entra negli uffici dove chiede del titolare. Passa qualche minuto e si avvicina un signore che, dopo averlo salutato, gli dice: “Ispettore, sono il datore di lavoro, ma ho fatto una delega sulla sicurezza al direttore dello stabilimento, quindi è lui la persona su cui ricadono tutti gli obblighi della sicurezza sul lavoro e pertanto è con lui che deve parlare di tutti questi aspetti”. L’ispettore annuisce con la testa e chiede di incontrare il Delegato e, nell’attesa, di poter visionare l’atto di delega e la lettera di designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP). Quando riceve i due documenti, nota mentre li legge, che la lettera di designazione del RSPP è firmata dal Delegato e non dal Datore di lavoro. Questo non andava bene e Felicino lo sapeva, quindi rivolto sia al datore di lavoro che al delegato, che intanto era sopraggiunto, riferiva che quell’atto era da considerare nullo e che di fatto non era stata formalizzata la nomina del RSPP. “Ma sta scherzando?, qui siamo a posto con tutto e spendiamo tanti soldi con un avvocato che ci segue la sicurezza” ribatte il datore di lavoro, con voce quasi scocciata, mentre il delegato stava silenzioso e impaurito dal fatto che il titolare si era arrabbiato. Non sfuggì a Felicino, che sul viso del Delegato era apparsa la maschera di una persona sempre pronta a ubbidire, chiaramente soggiogata dalla figura carismatica del datore di lavoro al quale, probabilmente, non aveva mai detto di no.

L’ispettore, guardando fisso negli occhi il titolare, quasi a sfidare quel volto arrogante e sicuramente abituato a non essere mai contraddetto, disse: “La designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi, non è delegabile e avviene perché egli coordini il servizio di prevenzione e protezione, rispondendo del suo operato solo al datore di lavoro”, perciò, continuò Felicino, “la delega conferita per l’adempimento degli obblighi indelegabili previsti dall’art. 17 del D.Lgs 81/08, quindi al di fuori dei casi ammessi dall’ordinamento, è da considerarsi nulla e pertanto improduttiva di effetti giuridici, mentre resta valida per tutti gli obblighi delegabili”.

Nell’imbarazzo generale dei presenti, con il titolare che borbottava imprecazioni contro la troppa burocrazia e contro il suo consulente che gli ha detto che con quella delega lui non avrebbe avuto più alcuna responsabilità, Felicino tirò fuori il blocco dei verbali e ne staccò uno, dove incominciò a scrivere la violazione all’art. 17, comma 2) del D.Lgs 81/08 che comportava l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.740 a 7.014,4 euro.

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A cura di Studio SGRO

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