“I figli della pietà”, Palazzo dei Leoni racconta la storia del Brefotrofio provinciale di Messina

ingresso_brefotrofio«La storia del Brefotrofio è una storia palpitante di emozioni». Così, il commissario straordinario della Provincia regionale di Messina, il dottor Filippo Romano, sulla mostra intitolata “I figli della pietà, in programma nel capoluogo peloritano, al Monte di Pietà, dalle 17,30 di domani (venerdì 20 dicembre) al prossimo 12 gennaio, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20, con ingresso gratuito. In esposizione documenti, foto, libri e altre testimonianze di due secoli di storia, quella di una grande realtà sociale del Messinese, il Brefotrofio provinciale, la cui attività è cessata nel 1980. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Archivio di Stato di Messina, con il contributo del Messina Tourism Bureau, è patrocinata dalla Soprintendenza archivistica per la Sicilia.

Online, un blog sul tema – www.ifiglidellapieta.blogspot.it – predisposto dall’Ente di Palazzo dei Leoni, in cui è possibile leggere l’intervento preparato appositamente dal dottor Filippo Romano e rinvenire il percorso che ha condotto al recupero di questo importante pezzo delle radici di Messina.

locandina_figli_della_pietàDa rimarcare il ruolo del dirigente delle Politiche sociali della Provincia, l’architetto Gabriele Schifilliti: «Si tratta – testimonia – di una mostra fortemente voluta dal commissario. A motivarlo è stata la visita, all’indomani del suo insediamento, all’archivio del Brefotrofio, nei locali dell’ex Iai. Archivio che io stesso ho ricostruito. È tutto materiale che non era accessibile al pubblico. Grazie a tutto il personale delle Politiche sociali, è stato ordinato in maniera sistematica».

Un contributo rilevante è giunto dalla dottoressa Lucia Barbera, esterna all’amministrazione, titolare di un dottorato di ricerca sui brefotrofi in Sicilia e a Messina in particolare, che si è occupata della ricostruzione storica. Così come dal professore Giuseppe Corica, uno studioso che ha fornito foto di epoca fascista di proprietà del padre, ex dirigente dell’Iai.

In mostra saranno messi foto, oggi tutte digitalizzate dall’architetto Schifilliti, e documenti del XIX e XX secolo, insieme ai segni di riconoscimento – immaginette tagliate a metà, medagliette, ciocche di capelli – che, come spiega Romano, «le mamme, costrette ad abbandonare i propri figli, lasciavano agli atti dell’Istituzione nella speranza che potessero un domani favorire un improbabile ricongiungimento». Oltre alle foto del Ventennio, saranno fruibili al pubblico scatti degli anni ’50 e ’60 e immagini dei presidenti della Provincia dei tempi andati: Ardizzone, Astone, Campione. Reperti, questi ultimi, custoditi fino a oggi nella Biblioteca provinciale. In esposizione ancora alcuni registri del Brefotrofio provinciale appositamente selezionati dalla dottoressa Barbera e dalla dottoressa Loretta Citraro, dipendente della Provincia regionale. I più antichi risalgono al 1850.

“I figli della pietà” si preannuncia come un evento unico, capace di generare commozione per le centinaia di vite che sarà capace di raccontare, aprendo alla città un patrimonio finora poco conosciuto a causa della natura sensibile dei dati in esso contenuti. Non a caso, nelle foto relativamente più recenti i volti dei protagonisti saranno leggermente nascosti.

La mostra permetterà di ammirare alcuni dei volumi medico-scientifici del Brefotrofio dell’ex Iai, che ospitava pure un laboratorio di analisi, al momento custoditi nel Palacultura di Barcellona, e diversi reperti dell’Archivio di Stato. In vetrina, infine, alcuni scatti della cappella in cui gli orfanelli venivano battezzati, cresimati, per anni lasciata abbandonata o impiegata come deposito. Fatta ripristinare da Schifilliti, sempre grazie al lavoro degli impiegati degli uffici di via San Paolo, è oggi utilizzata per celebrare la messa per i dipendenti della Provincia.

Durante il periodo dell’esposizione, ci sarà spazio anche per un angolo enogastronomico finalizzato alla promozione dell’Enoteca provinciale di San Placido Calonerò.