Calcio a 5: intervista a Corrado Martelli, allenatore emergente del Savio Messina

Corrado MartelliCorrado Martelli, lei ha iniziato da poco la sua carriera di allenatore. Prima di iniziare questa esperienza in panchina ha avuto dei trascorsi importanti come calciatore, tra i più quotati, insieme a suo fratello Carlo, nel panorama messinese e siciliano. Raccontare tutta la sua incredibile carriera da giocatore sarebbe alquanto difficile, ma se volessimo sintetizzare in poche righe le tappe principali del suo percorso in campo quali sono le delusioni e le soddisfazioni che l’hanno maggiormente segnata?

Le soddisfazioni, chiaramente, sono tutte le promozioni ottenute in diversi anni, poiché sono il risultato di sacrifici e impegno da condividere con tutti gli altri compagni di squadra. Una fra tutte la conquista della coppa Sicilia col Città di Messina del caro presidente Forganni. Mentre le delusioni non derivano, come si potrebbe pensare, da risultati sportivi o dai rapporti umani con qualcuno in particolare, ma dalla consapevolezza che nella nostra città non esista ancora una vera e proprio cultura per questo sport. Il discorso sarebbe da affrontare con assoluta calma, ma è evidente ai nostri occhi, che nelle altre realtà siciliane come Catania, Palermo, Regalbuto, Augusta, Siracusa si investe sui giovani e si semina per poi raccogliere un domani. Le nostre società messinesi, ahimè, spesso sono meteore, cariche di giocatori provenienti da fuori, destinate a durare nel panorama calcistico solo pochi anni, per poi scomparire per sempre.

Quest’anno ha preso la guida del Savio Messina, squadra giovane neopromossa dalle serie D che si trova ad affrontare per la prima volta un campionato regionale di C2. Come è stato l’impatto col nuovo gruppo e la nuova società?
Questa è una squadra composta interamente da giovani che non avevano mai giocato un campionato di C2. Motivo che mi ha stimolato moltissimo ed avendo allenato l’anno scorso l’under 21 del Futsal Messina, in fondo non mi allontano molto dal mio modo di lavorare con i ragazzi. Trovo una società composta da persone perbene, amanti questo sport che crede fortemente nella valorizzazione del settore giovanile. Siamo in perfetta sintonia sulla gestione dei ragazzi e riuscire ad avere un confronto praticamente quotidiano è per me segno di grande professionalità.

Alla fine del girone di andata il Savio ha ottenuto 22 punti, un bottino veramente abbondante per una squadra che ha sempre dichiarato come obiettivo primario la salvezza. Come valuta l’andamento della sua squadra in questa prima metà del torneo regionale di C2?
Abbiamo faticato un po’ all’inizio, ma ciò era prevedibile, bisognava assimilare moduli e schemi di gioco, ma i risultati ottenuti sono andati ben oltre le mie aspettative e di questo va dato merito ai ragazzi che hanno lavorato sempre con impegno e sacrificio.

Riflettendo sulle gare del girone di andata, quale è stata, finora, la partita più bella che ricorda con maggior piacere?
La partita che mi ha emozionato di più è stata sicuramente quella contro il Mortellito fuori casa. Conosco le potenzialità di ogni singolo giocatore avversario e ho visto i miei ragazzi confrontarsi alla pari contro una squadra destinata a vincere la competizione.
Se potesse rigiocare, nelle stesse condizioni, una sola partita del girone di andata quale vorrebbe rigiocare?
Mi piacerebbe poter rigiocare il derby contro la Peloritana. Probabilmente il risultato non cambierebbe, ma avendoli affrontati la seconda di campionato sicuramente non abbiamo fatto vedere la nostra vera identità di gioco. D’altronde il derby è sempre il derby e nessuno vuole perderlo.
Come vede il girone di ritorno? Quali squadre quali partite teme maggiormente?
Le squadre che temo di più nel girone di ritorno, oltre il Mortellito (che come ho detto prima è di categoria superiore) sono le Acesi, squadre per mentalità abituate a lottare sino alla fine, specie in casa loro.
I suoi ragazzi dall’inizio della stagione sono cresciuti notevolmente. Vede ulteriori margini di miglioramento? Ed inoltre, dove pensa potrà arrivare questa squadra?
Sebbene spinti da un grande entusiasmo per i risultati raggiunti, io sono uno che rimane sempre con i piedi per terra e il nostro obbiettivo rimane sempre la salvezza. Ma oltre la salvezza abbiamo anche un altro obbiettivo, ancor più importante, e in questo coinvolgo anche la società nella figura del presidente Costa che ha sposato il mio stesso progetto: far crescere i giovani che sono il futuro di questa disciplina, senza l’impazienza e la frenesia della promozione a tutti i “costi”.
Nella sua carriera di atleta ha incontrato e lavorato con diversi allenatori. Quali aspetti ed insegnamenti, le sono stati utili per affrontare questa sua nuova esperienza?
A pensarci bene sono tantissimi gli allenatori che ho avuto il piacere di conoscere. Molti di loro sono stati per me punto di riferimento nello sport. Tutti loro sono stati artefici della mia crescita umana e professionale. Da loro ho appreso che l’allenatore non è solo chi insegna schemi o moduli di gioco, quelli ce li hanno tutti, ma bisogna essere bravi psicologi, buoni educatori e ottimi motivatori. Bisogna riuscire a ottenere il meglio da ogni singolo atleta, tenerlo sempre sulle corde, non farlo mai sentire appagato, trovare sempre nuovi stimoli e soprattutto farlo lavorare senza mai perdere di vista il punto fondamentale: il divertimento. Questo è uno sport che va affrontato con la giusta passione sì, ma non puoi non affrontarlo quotidianamente se non ti diverti. Giocando con i compagni, giocando contro i tuoi compagni, la sera davanti ad una pizza, due risate, una chiacchierata. E quando un giorno finirò di allenare, se almeno uno dei miei giocatori mi riconoscerà in una di queste virtù e si ricorderà di me, vorrà dire quindi che il mio lavoro sarà stato abbondantemente ripagato.
Grazie Mister per la sua disponibilità. Un grosso in bocca al lupo per il proseguo del torneo.