Da Verona a Lampedusa per aprire bar: “preferiamo il benessere ai soldi”

sbarcatoioGiorgio Cacciatori, 45 anni, era un apprezzato deejay che ha lavorato per oltre un quarto di secolo in tutti i maggiori locali del Nord Est. Silvia, la sua fidanzata, aveva un contratto a tempo indeterminato come responsabile vendite per un rinomato marchio di abbigliamento. Michela, l’amica della coppia, era contabile in una società che produceva software informatici. Tre persone con un’occupazione apparentemente stabile, che però hanno mollato tutto. Per aprire un bar. Ai tropici potreste pensare voi. No, a Lampedusa.

Giorgio arriva per la prima volta sull’isola nell’estate del 2009, da turista. E si innamora del posto e di un bar, lo Sbarcatoio, che si trova al porto vecchio, sulla costa sud, quella dove arrivano la maggior parte dei migranti. Il deejay torna anche l’anno dopo, ma trova il locale chiuso. L’uomo però vede una nuova possibilità per la sua vita. Coinvolge la fidanzata e l’amica, compra il locale, molla tutto e si trasferisce a Lampedusa. A marzo 2011 lo Sbarcatoio è di nuovo pronto ad aprire.

Giorgio Cacciatori (foto Facebook)

Giorgio Cacciatori (foto Facebook)

E Giorgio e lo Sbarcatoio resistono ancora oggi, sempre aperti da marzo a ottobre, dall’alba a notte inoltrata. Solo nei mesi più freddi Giorgio, Silvia e Michela tornano nella nativa Verona, per stare con i parenti. Ma qui hanno già tanti amici, e lo Sbarcatoio non è un posto solo per turisti. “Da noi si siedono i pescatori, il turismo è solo un valore aggiunto, ha detto l’ex deejay a IlFattoQuotidiano.it. “La vita costa di meno, posso pescare il pesce e farmelo alla griglia, ho gli alberi da frutto in giardino, per l’affitto della casa pago quello che a Verona pagherei per un monolocale in seconda periferia e non ho la spesa del riscaldamento”.

Ci sono ovviamente anche degli aspetti negativi nell’abitare su un’isola così piccola e lontana dalla costa. Il diesel è molto caro, c’è solo un poliambulatorio e i medici specialisti arrivano una volta a settimana. Inoltre Giorgio deve rinunciare alla sua grande passione, l’Hellas Verona. Ma lo fa volentieri, perché “a Lampedusa la vita è meno nevrotica e sospettosa” e perché “rimandando la felicità a tempi migliori c’è il rischio che il tempo passi e se ne vada“. Giorgio, Silvia e Michela hanno imparato che a Lampedusa non si chiudono auto e porta di casa a chiave, che puoi spuntare a casa degli altri senza avvertire, sei sempre il benvenuto. Che gli abitanti dell’isola sono un’unica grande famiglia. E loro se ne sentono già parte.

Fonte: ilfattoquotidiano.it