Unime, seminario “La Rivolta Ungherese del 1956”. Ad Unieclettica il merito di aver rievocato un argomento tanto attuale

unimeSi è svolto questo pomeriggio presso l’aula Buccisano del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali l’incontro seminariale “La Rivolta Ungherese del 1956”.

Organizzato dall’Associazione Università Eclettica, il dibattito è stato animato dalla relazione del professore Pasquale Fornaro, ordinario di Storia dell’Europa Orientale presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina che ha ampiamente descritto quei processi storici, politici e sociali che hanno segnato l’Ungheria, fino alla contestazione al regime comunista sfociata nella Rivolta  repressa nel sangue.

Il prof. Fornaro ed il Presidente di Università Eclettica, il dott. Emilio Minniti, hanno contribuito a porre una piccola tessera nel mosaico universitario che mira a vivacizzare un disegno reso opaco, troppo spesso, dalle catastrofiche vicende che l’ateneo deve costantemente affrontare.  Proprio in un periodo come quello che si sta attraversando, un parallelismo fra le sorti del Paese e quelle dell’Università appare scontato agli occhi di chi vive una realtà come la nostra. Non scontata a quanto pare, dato il poco risalto a rievocazioni come questa, è la simmetria fra la società odierna e quella che ha vissuto i difficili  anni della guerra fredda.  Una straordinaria attualità viene messa in luce analizzando i fatti, ancor più palesata dal discorso del professore riguardo l’Ungheria di oggi.

Fornaro ha definito la nuova costituzione ungherese una sorta di contenitore di farneticazioni di carattere neo nazionalista e xenofobo, denunciando la presenza, all’interno del Parlamento europeo, di ben tre deputati appartenenti a tale corrente di pensiero; l’Ungheria in questo modo “si sta accartocciando su se stessa”. Anche la scelta di cancellare dalla toponomastica i nomi illustri dei fondatori della Repubblica è, secondo il professore, “un’oscenità storica”.  Ma è alle radici che, in Ungheria come altrove, si dovrebbe guardare.

23 ottobre  1956. I comunisti sono passati dal 22% del 1949 al 96 %, le armate sovietiche hanno compiuto quel processo dirivoluzione_ungherese mutamento genetico della struttura politica. Eppure in duecentomila marciano fino alla sede della radio nazionale chiedendo di poter leggere il Manifesto firmato dagli studenti dell’Università tecnica di Budapest. In quei microfoni la voglia di gridare che è solo grazie alla forza e all’impegno del singolo che ci si può trasformare da piccolo ingranaggio di un sistema ad individui consapevoli.

Quel manifesto, come tutti sanno, non verrà mai letto, il corteo inizialmente pacifico, si trasforma in qualcosa d’altro. All’improvviso gli spari, è la rivoluzione. E il sangue, che non lascia altro che sconfitti gli uomini, non le idee.

Quel manifesto potrebbe oggi essere declamato a gran voce grazie ai mezzi di comunicazione di cui prima della tecnologia, la democrazia ci ha dotato.  Richiesta di un’immediata evacuazione delle truppe sovietiche dall’Ungheria.  Messa in stato d’accusa della classe dirigente. Riforma economica gestita da esperti. Istituzione di tribunali civili e penali non politicizzati.  Formalizzazione di nuove elezioni aperte a tutti i partiti.

Colpisce anche la notizia che nei mesi successivi alla Rivolta Ungherese, circa 200.000 su 10 milioni lasciarono il proprio paese, analogia che non lascia indifferenti, seppur con una traslazione numerica superiore.

Proprio per l’argomento, prima che per aver inaugurato un ciclo di seminari di questo tipo, è opportuno ringraziare il Prof. Fornaro e l’associazione Università Eclettica, perché ricordano tanto che fare gli Studenti, con la lettera maiuscola, anche a Messina è possibile.