Teatro “V. Emanuele”, gli orchestrali replicano ad Accorinti: “la stabilizzazione è un diritto per legge”

Teatro Vittorio EmanueleIeri a Messina il sindaco Renato Accorinti è intervenuto in occasione della presentazione della mostra “Uno Spazio per l’Arte” al Teatro “Vittorio Emanuele”. Teatro che vive un periodo oltremodo infelice, con instabilità all’interno del Consiglio di Amministrazione – riportata, almeno sulla carta, dal commissario regionale Rosario Cultrone -, tagli di anno in anno sempre più pesanti ai finanziamenti, e una stagione musicale mai decollata, che ha visto gli orchestrali, da gennaio ad oggi, lavorare solamente 13 giorni.

Nell’occasione di ieri sono state rivolte al sindaco alcune domande dalla collega Claudia D’Amico, intervista che potete leggere cliccando qui. Ad alcune delle affermazioni di Accorinti vuole replicare Giampiero Cannata, Primo Corno dell’orchestra del “Vittorio Emanuele”.

Il sindaco ieri ha detto che ‘di tutti quelli che fanno questo mestiere, in Italia, pochi sono stabilizzati’, ma questa è una grave svista – dice Cannata -. Basti guardare la situazione della Sicilia: tra l’orchestra di Catania, quella del ‘Massimo’ di Palermo e l’Orchestra Sinfonica Siciliana, sono quasi 300 gli orchestrali stabili. Di questi, almeno 90 sono stati stabilizzati tra il 2005 e il 2012. Il fatto che non esistano orchestrali stabili è una grave inesattezza“.

Il 2005 non è una data arbitraria, è anzi quella della famosa legge regionale che dovrebbe garantire il 20% del finanziamento agli stessi orchestrali, in modo da stabilizzarli. “Una cosa sottolineata dallo stesso commissario Cultrone – aggiunge Cannata -, mentre il presidente Puglisi, nominato da Accorinti, ha avuto il coraggio di dire che ‘abbiamo perso il treno’ e che ‘il tempo degli stipendifici è finito’. Ma cosa vuol dire? Che la colpa è nostra se un ente pubblico non ha rispettato la legge e quindi non ci ha assunto? A soli 100 chilometri di distanza, a Catania, la legge è stata applicata. Perché a Messina no?“.

Cannata inoltre replica alla frase di Accorinti, che ha parlato di “riconoscimento economico” ma non di stipendi e di “stabilizzazione complicata”. “Noi non vogliamo elemosine – dice Cannata -, vogliamo ciò che la legge ci riconosce, ciò che è nostro diritto”. Ed è importante anche fare un ulteriore confronto con le altre orchestre siciliane. Così come in tutte le orchestre stabilizzate italiane, anche in quelle siciliane vi è la cosiddetta “rotazione” tra due musicisti con lo stesso ruolo, che lavorano alternandosi un mese a testa.

Noi siamo un nucleo di pochi orchestrali, trentacinque, massimo quaranta. E lavoreremmo anche 12 mesi, non 5 o 6 come i nostri colleghi. Perché ce lo impediscono? Col minimo potremmo fare il massimo. Il sindaco si informi su quali sono le reali situazioni in Sicilia“. E sui contributi che non ci sono, il professore d’orchestra puntualizza: “non è assolutamente vero, sono i fondi che non vengono usati razionalmente. Anche se il contributo è sceso, è la stessa orchestra che può creare entrate, con i concerti. Così come avviene per l’Arena di Verona, perché non sfruttare al massimo il Teatro Antico di Taormina?“.

Cannata, in conclusione, chiede chiarezza: “siamo stufi delle parole di comprensione, e di fatti che non si concretizzano. Il Teatro è lo specchio della città di Messina, una città che così resterà in ‘serie B’. Se i nostri politici vogliono un teatro ‘cenerentola’, che lo dicano, e ci metteremo il cuore in pace. Ma basta con le belle frasi, i proclami o addirittura con le inesattezze e le offese ai nostri danni e a chi ambisce a superare un’audizione e ad ottenere un posto fisso in questo mondo. Senza sapere se e quanto lavorerò, come posso pensare al futuro?“.