Reggio, vertenza Peo: Liberi di Ricominciare non ci sta

imagesNota Stampa Paolo Ferrara, Presidente Liberi di Ricominciare:

Alcuni sognatori credevano che all’indomani dello scioglimento del Comune di Reggio Calabria per contiguità mafiosa, l’assidua presenza dello Stato avrebbe garantito il totale risanamento – da ogni presunta presenza contigua o, peggio ancora, organica alla criminalità organizzata – e il rilancio della futura Città Metropolitana.
Da allora, trascorsi appena dodici interminabili mesi, la nostra amata Reggio sembra aver subito un vero e proprio terremoto: società in liquidazione, incremento vertiginoso dei tributi spettanti per l’erogazione di servizi totalmente inefficienti. Sembrava che la nostra città avesse già toccato il fondo, ma invece, al peggio non c’è mai fine.
Negli anni, sin dai tempi del compianto sindaco Falcomatà, i dipendenti comunali sono stati “valutati” dai propri dirigenti di settore ottenendo il giusto riconoscimento economico e la rispettiva progressione orizzontale della carriera. Tale riconoscimento, naturalmente, è stato “autorizzato” dall’amministrazione su indicazione dei giudizi di valutazione espressi dagli stessi dirigenti.
Credevamo che l’incontro odierno a Palazzo San Giorgio – tra la commissione straordinaria, i dirigenti comunali e le rappresentanze sindacali – avrebbe sancito un verdetto a tutela dei dipendenti comunali più volte attenzionati negli ultimi tempi da illazioni che hanno leso la loro dignità ed il loro operato.
Invece al termine dell’incontro i commissari, irremovibili, hanno confermato l’invio delle lettere relative alla sospensione della PEO sin dalla prossima mensilità.
È giusto affermare che il riconoscimento economico è stato ottenuto negli anni secondo regole e dettagli stabiliti dai rispettivi superiori e non di certo perché “autoliquidati”. Scaricare quindi sui dipendenti la gravità della situazione economica dell’amministrazione è di fatto un vile gesto che affossa sempre più lo stimolo di far tornare a vivere la nostra città vittima di democrazia interrotta.