Reggio, vertenza PEO: per il COBAS è una “vergogna”

comune reggio calabria palazzo san giorgioDi seguito la nota diffusa dal segretario aziendale COBAS P.I. Falcone Giuseppe: La situazione che i dipendenti stanno vivendo in questi giorni evidenzia l’incapacità da parte dei Commissari Straordinari di risolvere i problemi reali di questo contesto sociale. Compito loro era, giunti in questa amministrazione sciolta per contiguità mafiosa, di ripristinare la legalità, risanare il bilancio, dare maggiore trasparenza, erogare servizi migliori e soprattutto riportare ordine sociale. Personalmente lo scrivente non pensa che ciò sia avvenuto nel migliore dei modi. I cittadini si sono visti aumentare i tributi locali a fronte di una sempre più deludente o quasi inesistente erogazione dei servizi (smaltimento rifiuti, manutenzione strade, acqua, ecc.), la trasparenza è mancata totalmente, non si sa cosa avviene all’interno di Palazzo San Giorgio, manca comunicazione e contatto con i cittadini, ultimo ma non per importanza il mancato rispetto della dignità dei dipendenti del Comune di Reggio Calabria, che come lo stesso Prefetto Dott. Chiusolo ha dichiarato nel primo incontro con i sindacati, sono i suoi collaboratori, di fondamentale importanza per mandare avanti il Comune. Ricordando queste ultime parole non posso che sorridere, parliamo di un sorriso sarcastico e amaro. Come si può elogiare i propri collaboratori e poi intraprendere un percorso di folle attacco ai già magri redditi di tutti noi? Voglio ricordare che i dipendenti pubblici in generale non percepiscono aumenti dello stipendio, perché bloccati dalla legge dal 2009, l’indennità di vacanza contrattuale è stata diminuita, il Comune di Reggio Calabria non paga le indennità previste dalla Contrattazione Collettiva Nazionale da quasi un anno, per fare un esempio quella di turnazione che dal mese di gennaio non viene erogata, i dipendenti nonostante tutto hanno dimostrato estrema serietà, dedizione e amore per il proprio lavoro, i legali dell’avvocatura civica anticipano regolarmente le spese per i giudizi che vengono loro assegnati, per poi vederseli riconoscere nei mesi successivi, quando potrebbero anche non farlo, i colleghi di altri settori utilizzano mezzi propri per spostarsi per lavoro dal momento che vi è carenza di veicoli e spesso di benzina, gli agenti della polizia municipale spesso provvedono da loro al vestiario autotassandosi sapendo che comunque non verranno rimborsate le somme spese, in tutti i settori manca molta cancelleria e quasi sempre i dipendenti del Comune provvedono comprando da se quanto manca per poter continuare il lavoro. Di fronte a questi sacrifici e disagi i Commissari come rispondono? Mortificandoli, sottraendo a tutti i dipendenti quello che in quasi 15 anni è stato giustamente e meritevolmente guadagnato e riconosciuto, cioè la Progressione Economica Orizzontale. Ciò avverrà grazie ad un’ordinanza del Giudice del Lavoro che i Commissari vogliono eseguire per forza nonostante non sia obbligatorio farlo. In un comunicato stampa hanno affermato di essere obbligati perché trattasi di un provvedimento del Giudice peraltro esecutiva, ebbene non è così. Tutti i provvedimenti del Giudice Civile, benché esecutivi, devono essere necessariamente rispettati solo dal soccombente, la parte vincitrice può benissimo, essendo titolare del diritto, rinunciarvici o comunque eseguirla anche molto più in là (i tempi della prescrizione sono abbastanza lunghi), pertanto i Commissari dichiarano inesattamente che ne hanno l’obbligo, eppure ciò gli è stato spiegato in modo chiaro durante le riunioni, più e più volte. Secondo, loro invitano ad intraprendere un percorso parallelo che vede insieme all’invio delle lettere per la sospensione della P.E.O. l’inizio di un tavolo di rinegoziazione per i contratti decentrati 1999,2000 e 2002, e i contratti successivi (gli altri 2 contestati dal MEF)? Le lettere parlano di 5 contratti. Questo percorso di ricontrattazione sicuramente non avrebbe tempi veloci e certi perché poi dovrebbero essere inviati al MEF per il loro incerto benestare (ancora attendiamo le risposte alle famose controdeduzioni) e solo successivamente i Commissari dovrebbero scegliere cosa fare con il Giudizio Civile, se interromperlo per cessata materia del contendere o inviare le decisioni del MEF affinché sia sempre il Giudice a valutare. Quindi come appare chiaro i tempi sono lunghi e quelli che passano dall’invio delle lettere (in questi giorni) e l’effettiva sospensione economica, abbastanza brevi (i primi di gennaio perché i conteggi si chiudono ogni mese entro la prima decade). Hanno la possibilità di inviare le lettere anche successivamente, senza che incorrano a sanzione alcuna, anche perché se così fosse, allora avrebbero dovuto applicarla il giorno successivo alla decisione sul reclamo, invece hanno aspettato (buon per noi ovviamente) circa 3-4 mesi, quindi per un altro mese niente sarebbe successo, a meno che non ci siano altri motivi che sfuggono alle nostre menti. Per quanto riguarda il sottoscritto, segretario aziendale dei COBAS Pubblico Impiego nonché delegato RSU, vi è la massima disponibilità a sedersi, ricevere e rinegoziare le proposte di modifiche di tutti i contratti per poi portarli ad un’assemblea dei lavoratori, ma ciò deve avvenire senza l’invio delle lettere che sicuramente avrebbero effetti catastrofici sia dal punto di vista economico che morale di tutti i lavoratori e delle loro famiglie e non permetterebbe ai sindacati di intraprendere in modo sereno questi tavoli. Cari Commissari, a voi la scelta, i dipendenti non ci stanno, in assemblea hanno democraticamente deciso di dire la loro, e lo faranno in altrettante assemblee pubbliche nei giorni 18,19 e 20 novembre 2013 a Piazza Italia, dalle ore 10.00 alle ore 12.00. Io sarò lì a gridare a tutti quanti la vergogna che sta per accadere. Colgo l’occasione per ringraziare anche la giunta Arena, mandante di questa sorta di macelleria sociale che ci vede coinvolti quale materia prima.