Reggio, Maria Stella Piccolo sul Teatro Cilea risponde a Lamberti

teatro cilea 01Ottima osservazione quella fatta dal Dott. Lamberti circa il motivo per cui il Teatro Cilea resta chiuso e anch’io voglio dilettarmi nel cercare una risposta.

Come già detto fra le righe nell’articolo-intervista di ieri, è inconcepibile che una sola opera, per chi non lo sapesse “Rigoletto”, sia costata alle casse regionali circa 300 mila euro su un cartellone programmato per la stagione 2011/2012 di ca. 800 mila.

E’ assurdo che su 800 posti disponibili, oltre la metà era non pagante, nonostante il prezzo irrisorio del biglietto per assistere ad un’opera di cotanta rilevanza.

Ma è ancor più inammissibile che ad un calendario eventi e manifestazioni da 800 mila euro siano corrisposti altri 500 mila euro destinati soltanto alla gestione del teatro, per lo più concentrati nel servizio biglietteria, accoglienza e palcoscenico con un importo di circa 250 mila.

sarà che la politica, e non solo, ha messo lo zampino nella distribuzione esagerata di biglietti omaggio ad autorità e affini anche di settimo grado o nella realizzazione di spettacoli dai costi esageratamente gonfiati per motivi vari ed eventuali, ma credo che non della politica sia la piena responsabilità di destinare tanti danari, questi irrecuperabili, alla mera gestione di un teatro che, a quanto sembra, era ed è tutto fuorché la culla dell’arte della città. Semmai, è stato il serbatoio di rifornimento extra per le tasche di pochi prescelti, da chi non so.

Forse è proprio per questo che del Teatro e della città in genere non gliene frega niente a nessuno, proprio perché sono via via scemate le diverse tipologie di sostentamento economico del dietro le quinte, visto che ormai sono stati chiusi i rubinetti di tutti i livelli di governo.

E a che pro investire sul Teatro per la collettività se è la stessa cittadinanza colta e benestante ad aver goduto di omaggi vari e a non avere, proprio a causa del proprio status sociale, la cultura se non il buonsenso di pagare come tutti per il servizio che gli viene offerto?

La città ha sempre vissuto nella politica del “tutto è concesso (gratis, tanto c’è un povero stupido che pagherà anche per me)” e solo perché adesso qualcuno recrimina un diritto acquisito per legge od ostenta un potere a volte eccessivo ed ingiustificato, si inizia la guerra contro un modus operandi che è stato, è e sempre sarà quello che la politica è sì ingerente, ma lo è ancora di più la presunzione di credere di poter deviare a proprio piacimento scelte e decisioni pubbliche che, quasi sicuramente, avranno ricadute sulla cittadinanza.

A parte i comitati di teatranti, alcune istituzioni, altri enti e i giornali interessati più a descrivere la diatriba fra le parti piuttosto che scrivere per informare e muovere le coscienze, non ho sentito né letto una manifestazione di pensiero da parte del cittadino medio reggino interessato davvero alla vita sociale e culturale della città. Ancora meno, di quei giovani talenti che dovrebbero rappresentare l’arte locale.

Il teatro non è una vetrina; il teatro è un costo.

Il teatro non è un luogo dove si esprime l’arte; il teatro è un luogo dove vengono rappresentati sulla scena i giochi di potere.

Concedetemelo, per tutto quello che leggo, il teatro potrebbe anche rimanere chiuso perché non serve il suo palcoscenico per vedere consumarsi la tragedia di una comunità che preferisce trincerarsi in casa propria piuttosto che scendere in piazza o per le strade, costretta a pagare anche per l’aria che respira.