Reggio, incontro con S.E. Vittorio Mondello organizzato dall’associazione Attendiamoci O.n.l.u.s.

imagesIl ruolo dei laici cristiani nella costruzione della città terrena: è stato questo il tema affrontato dall’arcivescovo emerito di Reggio Calabria, S.E. Vittorio Mondello, ospite, giovedì 21 novembre, del cammino formativo per i giovani over 18, dal titolo “Work in … work out: l’impresa della speranza”, promosso dall’associazione Attendiamoci O.n.l.u.s.
Don Valerio Chiovaro ha ringraziato S.E. Mondello per il tempo che ha deciso di dedicare ai tanti giovani presenti, offrendo loro l’esperienza ventennale di pastore della nostra diocesi, testimoniando il suo amore verso la Chiesa. S.E. Vittorio Mondello si è detto felice per l’opportunità di intervenire per affrontare, alla luce della fede e con metodo teologico, un tema ecclesiologico quale quello dell’impegno del laico cristiano, argomento ampiamente trattato nella Lumen Gentium. Il laico deve lavorare nella realtà terrena ed orientarsi verso il Regno di Dio, testimoniando la propria fede. In Italia vige un Concordato stipulato tra Stato italiano e Chiesa Cattolica. Nel 1929, quando il Concordato fu siglato, lo Stato italiano aveva un regime totalitario; allora fu stabilito che la religione cattolica fosse la religione dello Stato, che si qualificava così come Stato confessionale. Nel 1984 il Concordato fu revisionato, in un contesto storico completamente mutato, con un ordinamento democratico e laico.
Lo Stato italiano, dunque, è aconfessionale ma non è contro le religioni, è al servizio dei cittadini per aiutare la promozione degli stessi secondo i più vari interessi di ciascun individuo.
Il rinnovamento del Concordato – ricorda l’arcivescovo- fu voluto dallo Stato ma era anche una esigenza della Chiesa cattolica, per poter mantenere, con le altre confessioni presenti nel territorio statale, un dialogo fraterno e leale. S.E. Mondello ha richiamato l’art. 2 del Concordato, come modificato nell’ ’84, il quale afferma che “Stato e Chiesa cattolica sono, entrambi, autonomi ed indipendenti”: significa che lo Stato non può interferire nelle questioni che riguardano l’ordinamento ecclesiastico e viceversa. Il secondo comma dello stesso articolo ricorda che “Tuttavia, essi intendono collaborare per la promozione dell’uomo e il bene del Paese”. Lo Stato è al servizio del cittadino e la Chiesa deve interessarsi del tempo nel quale opera, perché vive nella storia. Purtroppo, quanto dettato dal Concordato non sempre è stato rispettato. In tempi recenti abbiamo avuto uno Stato laico e aconfessionale ma fino al Settecento sono sempre esistiti Stati confessionali con una propria religiosità. Nel mondo antico, in modo indissolubile si avvertiva l’unità tra “pólis” e divinità; la Bibbia presentava invece un radicale distacco tra Dio e l’uomo; con il cristianesimo, si parla di essere “cristiani” per libera scelta, dietro una vocazione, non si appartiene per “razza”. Con il Concilio Vaticano II si assiste ad una riforma della mentalità. Oggi la situazione in cui viviamo è differente: assistiamo al crescere di una mentalità fondata sull’agnosticismo, ma anche sul relativismo e l’indifferentismo. Ma il cristiano cosa deve fare per poter collaborare alla costruzione di una città terrena che possa essere abitata da tutte le “diversità”? L’unica risposta a questo interrogativo, come suggerito da S.E. Mondello, è l’impegno nella vita sociale. Il primo compito del laico cristiano è il servizio rivolto al rispetto della dignità della persona umana, attraverso la carità fraterna, al rispetto della libertà di coscienza e della libertà religiosa. Il cristiano potrà, quindi, contribuire a costruire la città dell’ “amore”, convinti che solo la carità può cambiare davvero l’uomo. Sollecitato dalle domande dei ragazzi presenti, l’arcivescovo Mondello ha ripercorso i tanti anni del suo ministero a capo della diocesi reggina -bovese, ricordando episodi di vita politica della città, il forte impegno contro la criminalità, il rispetto delle istituzioni; ha sottolineato il dono della comunicazione che rende Papa Francesco unico, apprezzato dai fedeli per la chiarezza con cui esprime cose già dette ed affrontate dai suoi predecessori. Oggi viviamo un tempo in cui il cristiano deve testimoniare autenticamente la fede, con gioia e speranza, riscoprendo una piena libertà. Don Valerio, ringraziando S.E. Mondello, si è detto confortato dal fatto che un numero consistente di giovani si prenda del tempo per pensare. È necessario fare un ulteriore passaggio, laboratoriale, verso la responsabilità: forse i giovani di oggi sono più formati ad esigere che a rispondere, perché poco educati ad ascoltare. È importante, dunque, riscoprire il senso della responsabilità, alla luce della visione della vita come un’impresa, che crei sviluppo per se stessi ma, soprattutto, per il bene della collettività.

21nov2013