‘Ndrangheta, maxi-sequestro a un imprenditore oleario della piana di Gioia Tauro: tutti i dettagli

diaLa Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria – a seguito di una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata dal Direttore della DIA -  DE FELICEha eseguito un decreto di sequestro beni emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sez. Mis. Prev., nei confronti di OLIVERI Vincenzo, 59enne nativo di Villa San Giovanni, ma domiciliato a Gioia Tauro (RC), noto imprenditore nel settore oleario con proiezioni di rilievo sia nel comparto alberghiero che in quello della ristorazione non solo in Calabria ma anche nelle regioni di ABRUZZO ed EMILIA ROMAGNA.

OLIVERI Vincenzo è figlio del defunto OLIVERI Matteo Giuseppe, cl. 28, e fratello di Antonio, cl. 65, da tempo stabilitosi in Abruzzo, con cui è socio in numerose iniziative imprenditoriali ed insieme ai quali, sin dagli anni ‘80 è stato coinvolto in numerosi procedimenti penali che hanno interessato in particolare le numerose aziende del c.d. Gruppo OLIVERI, per la commissione di reati associativi finalizzati alla truffa aggravata, frode in commercio, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti strumento prediletto per ottenere indebitamente i contributi AIMA (ora AGEA), erogati nel settore agricolo, per la produzione, lavorazione e commercializzazione dell’olio d’oliva.

OLIVERI Vincenzo cl. 54, con il fratello OLIVERI Antonio ed il padre OLIVERI Matteo Giuseppe, furono arrestati, unitamente ad altre tre persone, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa il 26.07.2010 dal G.I.P. del Tribunale di Palmi (RC), per i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata ed altro, in ordine all’indebita percezione di contributi erogati ai sensi della legge 488/1992, strumento normativo concepito dal legislatore quale forma d’intervento nel Mezzogiorno ed altre aree depresse del Paese, tesa a favorire lo sviluppo delle attività produttive, con erogazioni di somme a titolo di agevolazioni finanziarie pubbliche, in parte a fondo perduto, con ingiusto profitto a vantaggio di aziende facenti parte del Gruppo OLIVERI e con pari danno per lo Stato e l’Unione Europea. Nel medesimo contesto fu sequestrato l’intero patrimonio del Gruppo, stimato in circa 700 milioni di euro, che venne successivamente mantenuto solo per la parte, quantificata in quasi 18 milioni di euro, corrispondente al profitto del reato (vale a dire ai contributi illecitamente percepiti ex legge 488/1992 negli anni 2003 e 2004).

Le indagini, avviate nell’ambito dell’attività di contrasto all’illecita percezione di erogazioni pubbliche, consentirono di evidenziare condotte penalmente rilevanti a carico degli OLIVERI, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Il GIP del Tribunale di Palmi (RC), in merito ai fatti in questione, nel maggio del 2012, ha disposto il rinvio a giudizio nei confronti degli OLIVERI. Attualmente è in corso il processo presso il Tribunale di Palmi.

Dall’iniziativa del Direttore della D.I.A. DE FELICE sono scaturiti gli accertamenti condotti dal personale del Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria, da cui è emerso che le aziende del Gruppo OLIVERI, dall’anno 1996 in poi hanno ottenuto finanziamenti pubblici per oltre 85 milioni di euro, cui occorre aggiungere le ulteriori ed ingenti somme erogate dall’Agenzia per l’Erogazioni in Agricoltura (AGEA – ex AIMA), pari a 15, 5 milioni di euro, di cui ha direttamente beneficiato OLIVERI Vincenzo ed il suo nucleo familiare.

Il Tribunale Sez. M.P., nel vagliare la bontà degli accertamenti esperiti dalla D.I.A. reggina, in soli 10 giorni ha emesso il decreto di sequestro, così stigmatizzando la condotta dell’OLIVERI: “…la lettura delle stesse sentenze di assoluzione o di archiviazione …consente di delineare la figura di un imprenditore che attraverso le sue società – emettendo o ricevendo fatture fittizie…- ha ottenuto indebitamente in modo costante e ripetuto nel tempo, per un verso consistenti risparmi di imposta, e per altro verso cospicui contributi pubblici, riuscendo in tal modo a costruire realtà aziendali nel settore oleario ed immobiliare che altrimenti, ossia nel rispetto della legalità, non avrebbero raggiunto,…l’OLIVERI appare abitualmente dedito a traffici delittuosi e comunque soggetto che vive anche in parte con i proventi di attività delittuose…” .

Con il provvedimento adottato a carico dell’OLIVERI, eseguito dal Centro Operativo D.I.A. di Reggio Calabria con la collaborazione del personale del Centro Operativo della D.I.A. di Napoli e delle Sezioni Operative DIA di Bologna e Catanzaro, è stato disposto il sequestro del patrimonio riconducibile allo stesso, tra cui figurano, in particolare:

  • il patrimonio aziendale e le quote sociali di 23 aziende tra cui:

-   18 società di capitali;

-   2 S.a.s;

-   3 ditte individuali,

delle quali 7 con sede in  Gioia Tauro (RC), 11 a Mosciano San Angelo (TE), 4 a Giulianova (TE) ed una a Ravenna.

Le aziende operano nei sottonotati settori:

-          oleario (13 società);

-          immobiliare (4 società);

-          alberghiero (3 società);

-          alimentare (2 società);

-          energie rinnovabili  (una società).

  • 39 immobili comprendenti appartamenti e terreni per un estensione di oltre 1000 ettari ubicati in Calabria, tra la Piana di Gioia Tauro e Borgia (CZ);
  • 8 automezzi;
  • 385 titoli AGEA, concernenti il diritto alla percezione degli aiuti comunitari, dal valore ammontante a circa euro 16.180.000,00 (somma stimata che sarebbe stata percepita nei prossimi 10 anni , in costanza dell’attuale normativa);
  • disponibilità finanziarie aziendali e personali, in fase di quantificazione, rinvenute in 52 istituti di credito, per complessivi 415 rapporti di varia natura.

Tra i beni societari di particolare pregio si segnalano:

  • il 50% delle quote sociali e relativo patrimonio aziendale dell’albergo a 4 stelle “GRAND HOTEL DON JUAN”, ubicato sul lungomare di Giulianova (TE);
  • l’intero capitale sociale e patrimonio aziendale della struttura alberghiera “VILLA     FIORITA”, sito anch’essa in Giulianova (TE);
  • il resort ristorante “IL FEUDO DEGLI ULIVI”, sito a Borgia di Catanzaro (CZ);
  • l’intero capitale sociale e relativo patrimonio della società “BORGIA EOLICA Srl” , con sede in Ravenna, esercente l’attività di  realizzazione,  gestione e manutenzione di un parco eolico sito in Borgia (CZ);
  • l’intero capitale sociale ed il patrimonio di note aziende nel settore della lavorazione dell’olio tra le quali: la OLIVERI Vincenzo Srl e la OLIVERI Vincenzo ditta individuale, la CALABRAGRICOLA Srl, la I.C.O. Srl, nonché quote sociali di numerose altre aziende (per citarne alcune: G.I.S. INDUSTRIA GELATI ITALIANI Srl,  P.A.C. Spa,  AGRICAL – AGRICOLA CALABRESE Srl, OLEARIA JONICA Srl, SIAL Srl e SIAL 2 Srl ect).

Per il Tribunale Sez. M.P. tale ingentissimo patrimonio è da sequestrare sia perché è vistosamente sproporzionato rispetto alle capacità reddituali dell’imprenditore sia perché i beni aziendali e personali sono stati ritenuti reimpiego di capitali illeciti.

Nel sequestro in esame hanno trovato applicazione le innovazioni normative, in tema di Misure di Prevenzione, introdotte dagli artt. 1 e 4 del decreto legislativo nr. 159 del 2011 che consentono il sequestro del patrimonio riconducibile ad un soggetto la cui pericolosità sociale è stata dimostrata dalla commissione sistematica di una serie di reati che gli hanno consentito di vivere, in tutto od in parte, con i proventi di attività delittuose.

Il valore complessivo del patrimonio sequestrato a OLIVERI Vincenzo ammonta complessivamente a circa 325 MILIONI DI EURO e costituisce, ad oggi, il più alto risultato conseguito dalla D.I.A. in Calabria, nell’ambito dell’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati.