Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.32

felicinoEravamo prossimi alla primavera, ma il tempo era inclemente. Pioveva quasi tutti i giorni e la grande quantità di pioggia stava causando frane e smottamenti in diverse regione d’Italia. Anche nella nostra regione la variazione climatica era abbastanza evidente. Ormai non esistevano più le stagioni intermedie, eppure si sentiva il bisogno di una di quelle belle giornate primaverili accompagnate da mille essenze di profumi che si sprigionavano dalla vegetazione in risveglio. Da quasi una settimana l’ispettore Felicino combatteva con un forte raffreddore che lo rendeva particolarmente permaloso e il clima molto variabile, certamente non giovava alla sua guarigione. Seppur brontolando e qualche volta inveendo contro se stesso che ancora non si decideva a lasciar perdere tutto visto lo scarso interesse generale per la sicurezza sul lavoro, aveva continuato ad andare in ufficio. Diceva per dovere, ma sotto sotto sapeva benissimo che lo faceva perché al suo lavoro era attaccato e lo faceva con vera passione.

In un’azienda agricola della zona c’era stato un incidente che, per fortuna, si era risolto senza alcun danno per il lavoratore, a parte un grande spavento. Un trattore si era ribaltato e l’operaio che lo guidava era rimasto incastrato tra il sedile e la struttura del telaio montato sopra il sedile stesso. Questa protezione era stata capace di garantire attorno al lavoratore un adeguato volume di sicurezza, grazie anche all’impiego della cintura di sicurezza che aveva funzionato quale sistema di ritenzione del conducente.

La strada che portava alla fattoria s’inerpicava per la collina come un serpente in movimento, sviluppandosi con curve che prima giravano a destra e subito dopo a sinistra e con tornanti larghi che rendevano piacevole il viaggio per la bellezza del paesaggio tutt’intorno. A un certo punto la strada penetrava in un bosco di castagni squarciandolo come una ferita aperta. Pensò tra se Felicino, questo deve essere un posto di funghi. Man mano che penetrava nella boscaglia la strada, di terra battuta, diventava sempre più impervia a seguito delle forti piogge che avevano creato smottamenti e buche. La macchina, quando prendeva un avvallamento caracollava, scuotendo Felicino. Ogni tanto, l’ispettore era attratto come da un movimento nel bosco, ma pur guardando con attenzione non vedeva nulla. Pensò che forse era una sua impressione, ma se avesse guardato meglio si sarebbe accorto che nella boscaglia centinaia di animali si muovevano indisturbati, nascotti dalla folta vegetazione. Dopo circa un’ora arrivava in un grande spiazzo circondato da alcune piccole casupole costruite una accanto all’altra in maniera da formare un semicerchio. Un signore in tuta e stivali gli venne incontro e Felicino, contento di quell’apparizione provvidenziale, gli chiese “Ci vuole molto per la fattoria Lo Scepone?”, “È qui” aveva risposto l’uomo, “alleviamo maiali di cinta senese e come lei saprà questi animali devono vivere allo stato brado”.

Allora erano i maiali che si muovevano nella boscaglia, pensò Felicino, e gli venne in mente che le origini di questa razza erano molto antiche ed esistevano testimonianze pittoriche che dimostravano come l’allevamento di suini simili all’attuale cinta senese avveniva già nel Medioevo. Si ricordò che nel Palazzo Comunale di Siena c’era una raffigurazione pittorica di Ambrogio Lorenzetti, “Effetti del buon Governo” del 1320, dove era dipinto uno di questi animali.

La voce dell’uomo lo riportò alla realtà, “Qui ci sono soltanto i magazzini e la dimora di Lal, l’operaio che ha avuto l’incidente. Io sono il proprietario”. “Bene” fece l’ispettore, “mi racconta cosa è successo e mi fa vedere il trattore“. Il titolare dell’azienda spiegò che l’operaio, alla guida del trattore, stava addentrandosi nella boscaglia lungo la salita che era davanti a loro e fatte alcune centinaia di metri, con la ruota destra era andato a finire in una larga buca creata dalle piogge e quindi si era rovesciato andando a sbattere contro un grosso castagno che si trovava poco a valle. Grazie alla protezione sul posto di guida, il lavoratore non era rimasto schiacciato ed era uscito da solo, con tanto spavento, ma senza danni; “Oggi l’ho fatto andare a casa in città dove ha gli amici, per riprendersi dalla paura” disse il titolare, tutto soddisfatto, come se avesse fatto chissà quale atto eroico. Poi ripreso fiato continuò “tutte le attrezzature e i mezzi che adoperiamo sono a norma con la sicurezza. Non li compro se non mi danno il certificato CE. Sa, l’operaio, che lavora qui da una settimana, è molto esperto. In India ha sempre lavorato in una fattoria dove guidava trattori e furgoni. Ho pure fatto la valutazione dei rischi con il DVR. Mi creda, è stato un fatto imprevedibile e non imputabile a nessuno”. L’ispettore, nel mentre che il titolare parlava, pur ascoltandolo, si era messo a controllare accuratamente il trattore in ogni sua parte e alla fine appurò che, effettivamente, era dotato di tutte le protezioni necessarie. Quindi, si fece portare tutta la documentazione di riferimento, sia quella del mezzo, che quella riguardante la valutazione dei rischi e gli attestati sanitari. Dopo un attento controllo appurò che dal punto di vista formale quasi tutto era a posto, mentre non trovò alcun attestato di formazione. Quindi chiese al titolare dell’azienda, “scusi, ma al lavoratore è stata fatta una formazione sull’attività e sui rischi presenti? perché dai documenti che mi ha esibito non c’è traccia”. Un sorrisino ironico apparve sul viso del titolare, che in modo canzonatorio fece “Ispettore, ma che formazione vuole che gli faccia ad uno che ha sempre guidato trattori e furgoni. Ne sa più di me”.

Felicino in modo teso, anche a causa del raffreddore che non gli lasciava tregua, spiegò che il datore di lavoro doveva sempre assicurare al lavoratore una formazione sufficiente ed adeguata in merito ai rischi specifici presenti nell’azienda dove lavorava e dei rischi generati dalle attrezzature e dai mezzi che adoperava e doveva fornire anche un addestramento specifico effettuato da persona esperta. Quindi, precisò “lei ha violato l’art. 37  comma 1, del D.Lgs 81/08, in quanto non ha assicurato al lavoratore una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza, anche rispetto alle conoscenze linguistiche, con particolare riferimento ai rischi riferiti alle mansioni e ai possibili danni e alle conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione caratteristici del settore o comparto di appartenenza dell’azienda“. Tirò fuori dalla borsa il blocco dei verbali e mentre scriveva la contestazione, spiegò che per tale violazione era previsto l’arresto da due a quattro mesi o ammenda da 1.315,20 a 5.699,20 euro.

A cura di Studio SGRO

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