Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.31

felicinoIn un rione della città si stava organizzando la festa parrocchiale e come spesso succede in questi casi alcuni volontari si erano offerti per i lavori preparatori. Uno di questi era caduto dall’altezza di circa quattro metri a seguito del ribaltamento di un trabattello non allestito a regola d’arte e che il volontario stava utilizzando. La notizia era apparsa sulla stampa locale e l’Organo di controllo, come di prassi, aveva predisposto un’ispezione per accertare eventuali responsabilità. L’ispettore Felicino fu incaricato dell’inchiesta, quindi si recò nell’area parrocchiale e appuirò che il volontario, per fortuna stava bene, anche se aveva subito una frattura della tibia e del perone della gamba destra. Si sentì sollevato dal fatto che l’infortunio, seppur grave non aveva causato un’altra morte bianca. Purtroppo, sapeva per esperienza che le cadute dall’alto, quasi sempre, portavano a risultati letali. Fu accompagnato sul luogo dell’incidente dal parroco, seguito a ruota dagli altri volontari che stavano ultimando l’allestimento della festa. Felicino ispezionò in ogni sua parte il trabattello, accertando, in particolare, che l’attrezzatura utilizzata dell’infortunato era dotata di stabilizzatori, ma che questi non erano stati posizionati in quanto creavano difficoltà all’esecuzione del lavoro, dovendo spostare spesso lo stesso trabattello per portassi nei diversi punti dell’area da allestire.

Il parroco, in quel frangente, era muto; si limitava, a mani giunte, a ringraziare Dio perché l’operaio non era morto, mentre uno dei parrocchiani, accanto a lui, sfoderava la sua cultura pseudogiuridica puntualizzando, senza alcun motivo, all’ispettore che l’oratorio non si poteva paragonare ad un cantiere e che non era ravvisabile un rapporto di lavoro dipendente tra l’infortunato, che era un volontario, ed il parroco.

Felicino intento ad effettuare i rilievi e misurare le distanze, non si curava e lo lasciava sfogare, anche se per un momento gli tornò in mente quello che in certe occasioni gli diceva sua nonna “scusa non chiesta accusa manifesta”. Sapeva che spesso alcune persone (tanto più quando sono in pensione), se nel percorso della vita lavorativa avevano assunto ruoli di responsabilità, si portavano dietro questo modo di fare, forse per esibire la propria conoscenza o forse era un modo per dimostrare a loro stessi che erano ancora persone “importanti”.

L’ispettore, pur avendo rispetto del contesto in cui stava indagando, fece presente che le norme per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori si applicano anche nel caso di una prestazione lavorativa per semplice cortesia e richiamava le diverse sentenze in base alle quali vanno tutelati anche coloro che prestano attività lavorativa sulla base della semplice amicizia o della riconoscenza.

All’improvviso come svegliato da un sonno profondo, il parroco, uscendo dal suo torpore mistico, urlò “ispettore, le persone che si sono offerte volontarie sono capaci e competenti e in tempi passati hanno svolto la stessa attività” e dopo una breve pausa, per riprendere fiato, continuò “il trabattello, come ha potuto vedere, è idoneo all’uso fatto ed è colpa del volontario se non ha sistemato gli stabilizzatori“.  Davanti alle proprie colpe ognuno cerca di scaricare ad altri le responsabilità, pensò tra se Felicino, anche disinteressandosi del fatto che una negligenza come quella avrebbe potuto rappresentare un dramma per una persona e la sua famiglia. Il volontario “erudito”, che aveva parlato fino a poco prima, cercò di dimostrare tutta la sua conoscenza della materia, precisando, con tono bonario e quasi canzonatorio come di chi sapeva cosa diceva “caro ispettore le voglio ricordare che nel caso di specie manca il presupposto del raggiungimento di un risultato utile per il parroco perché siamo stati noi parrocchiani a volere la festa e a prestarci al suo allestimento in piena libertà, dedicandoci con la nostra attività a un’opera che torna a nostro vantaggio e non a quello del parroco”, quindi si fermò come a voler ricevere degli applausi, ma visto che non succedeva niente continuò “e poi ispettore devo evidenziare che il parroco non si è trovato in una posizione di supremazia rispetto ai volontari e perciò non ha assunto una posizione di garanzia“. Il parrocchiano stava cercando, rovistando nel suo bagaglio culturale, delle giustificazioni plausibili, ma Felicino, in modo calmo e deciso, precisò “la festa parrocchiale non riguarda solo i parrocchiani, ma in prima persona il parroco, il quale è il soggetto che ha la direzione delle attività della parrocchia ed inoltre egli è lo stesso che ha messo a disposizione l’oratorio come luogo da allestire per la festa oltre che il trabattello appartenente alla parrocchia“. Quindi aperta la borsa tirò fuori il blocco dei verbali e incominciò a scrivere la contestazione a carico del parroco ritenendolo titolare della garanzia nei confronti di chi prestava volontariamente il proprio lavoro e per questa ragione era tenuto a rispettare le norme antinfortunistiche che richiedevano, tra l’altro, l’uso di un trabattello idoneo ed il controllo che lo stesso venisse adoperato in un modo conforme alle norme prudenziali. Quindi puntualizzò che la violazione riguardava l’art. 71, comma1, del D.Lgs 81/08 e che prevedeva l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.740 a 7.014,4 euro.

A cura di Studio SGRO

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