Il consigliere regionale Pasquale Tripodi su vertenza PEO al Comune di Reggio Calabria

imagesIl consigliere regionale del gruppo Misto, Pasquale Maria Tripodi, in relazione alla vertenza PEO in atto all’amministrazione comunale di Reggio Calabria, ha rilasciatola seguente dichiarazione che si invia nella sua stesura integrale:

“La sospensione delle progressioni economiche orizzontali dei dipendenti comunali si presenta come il tragico paradosso di una città che cerca di opporsi al declino cui è stata condannata proprio da coloro che ne decantavano il radioso futuro di area metropolitana”.
“Così, come personaggi di verghiana memoria, saranno i dipendenti del Comune coloro chiamati a pagare (non solo metaforicamente!) le conseguenze di errori o imperdonabili distrazioni altrui”.
“Il commissariamento di un ente deve puntare al ripristino della normalità della vita amministrativa dello stesso eliminando le deviazioni e le distorsioni rilevate all’interno del sistema. E’ chiaro che se anche le PEO fossero state assegnate indiscriminatamente, come spesso accade nelle amministrazioni italiane, la soluzione di sospenderle, a mio avviso, sembra poco edificante. I destinatari delle somme accantonate, infatti, sono proprio i dipendenti comunali e, pertanto, basterebbe ripristinare criteri realmente meritocratici nella modalità di attribuzione, magari legati alla realizzazione di specifici risultati che possono essere facilmente misurabili e non manipolabili. Indubbiamente la questione PEO non è scaturita solo dalla determinazione adottata dalla terna commissariale, ma in questo momento ritengo necessario solidarizzare e sostenere coloro che, in questa vicenda, rappresentano i soggetti più deboli, cioè i dipendenti del Comune. Mi auguro fiduciosamente che i commissari, visto il delicato momento storico, rivedano le proprie posizioni non solo per evitare un forte disagio a quanti giustamente hanno meritato gli incentivi, ma soprattutto per scongiurare una vera e propria frattura sociale fra le istituzioni e i cittadini in una terra di frontiera, come la nostra, in cui il rapporto fra Stato e popolo è stato e continua ad essere sempre sofferto e controverso”.