I Bronzi di Riace a Milano come “testimonial” dell’Expo 2015: “attesi 20-25 milioni di visitatori”

GERMANY-GREECE-ART-EXHIBITION-BACK TO CLASSICIl presidente del Gruppo 24 Ore e della Fondazione fiera di Milano, Benito Benedini, ha proposto di mandare 20 opere della grande cultura italiana, come i Bronzi di Riace, a Milano e nelle capitali dei Paesi che parteciperanno all’Expo 2015. L’obiettivo, ha detto nel suo intervento agli Stati generali della cultura, è quello di usarli come volano per la manifestazione e richiamo turistico.
Si tratta, ha detto, di “una proposta per l’immediato futuro. Per oggi, non per domani. Nel 2015 abbiamo l’Expo. L’Expo è in Italia, non solo a Milano, poiché gran parte dei 20-25 milioni di visitatori attesi (che sono in gran parte classe dirigente dei rispettivi paesi di origine) coglieranno l’occasione per visitare l’Italia e lo faranno seguendo proprio le piste della cultura“.
Allora “perché, accanto al Colosseo, Venezia e gli Uffizi, non individuiamo 20 opere degne di rappresentare la grande cultura italiana e le utilizziamo come richiamo e volano della manifestazione, magari mandandole di qui al 2015 per un periodo breve nelle capitali dei principali paesi che parteciperanno all’Expo, per farle poi tornare in Italia insieme alle delegazioni ufficiali di quei Paesi?” si è chiesto Benedini.
Quanto ai Bronzi di Riace ha ricordato che “sono adagiati in un locale della Regione Calabria, in attesa che sia pronta la loro collocazione definitiva, dove si prevede di avere, nel migliore dei casi, centomila visitatori all`anno, e nemmeno tutti paganti. Ma perché, nel frattempo, non li portiamo a Milano, perché non li trasformiamo in testimonial di un Expo da alcune decine di milioni di visitatori, con un effetto formidabile di richiamo sull`attrazione turistica della Calabria?“.
A suo parere “gli uomini dell`Expo, gli esperti di marketing culturale potranno meglio valorizzare questa proposta, che in un Paese che continua a mettere al primo posto la tutela e non la valorizzazione, può suonare quasi provocatoria. Eppure, dobbiamo cambiare passo“.