Forza D’Agrò (Me): i dettagli dell’operazione dei Carabinieri e le FOTO degli arrestati

Giuseppe Macrì

Giuseppe Macrì

Nelle primissime ore della mattinata i Carabinieri della Compagnia Taormina hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere e una ordinanza di custodia agli arresti domiciliari emesse dal Giudice delle Indagini Preliminari di Messina su richiesta della Procura della Repubblica. I provvedimenti sono conseguenza di una accurata attività di indagine posta in essere dai Carabinieri della Compagnia, che da più di un anno stavano seguendo la complessa vicenda.

Sono stati condotti nel carcere di Messina, MACRÌ Giuseppe, 37 anni, nato a Taormina, già noto alle forze dell’ordine e PITASI Gabriele, nato a Taormina, 19 anni, incensurato.

È finito agli arresti domiciliari MICALI Claudio, 18 anni, nato a Messina.

I tre soggetti, residenti a Forza d’Agrò(ME) sono accusati a vario titoli di associazione per delinquere, incendi aggravati, furti, danneggiamenti, minacce, commessi insieme ad altri indagati nei confronti dei quali sono in corso ulteriori approfondimenti.

L’indagine ha consentito di ricostruire gli spostamenti e le malefatte di un gruppo di soggetti animati da una preoccupante tendenza a delinquere i quali, con varie condotte criminali, avevano generato nel tempo un diffuso senso di insicurezza nella popolazione locale.

Numerose erano state le richieste d’aiuto da parte dei cittadini ai Carabinieri della locale Stazione che già da giugno dello scorso anno avevano avviato una serratissima attività di indagine, ricorrendo a sistemi di investigazione tradizionale e indagini tecniche. Notti trascorse a pedinare il gruppo, intercettazioni ed altre forme di pedinamento elettronico infine numerose fonti testimoniali consentivano di delineare uno scenario realmente preoccupante.

I cittadini lamentavano di subire intimidazioni di varia natura da parte di alcuni giovani compaesani nei confronti dei quali si era creata una iniziale forma di sudditanza. Ad ogni reazione, difatti, seguiva una tempestiva vendetta da parte dei consociati che nottetempo avevano l’abitudine di raggiungere le abitazioni delle vittime e dare alle fiamme le loro autovetture.

Sconcertante era poi la serenità e l’arroganza con cui i soggetti si vantavano delle loro malefatte. Anche sui social network, alcuni di essi, convinti di rimanere impuniti, pronunciavano frasi inequivocabili dal contenuto esplicito.

Per meglio comprendere la portata del fenomeno si ritorna al mese di giugno dell’anno scorso, quando per vendetta rispetto alla propria ex fidanzata uno degli associati portava il gruppo prima a danneggiare l’autovettura del nuovo fidanzato e poi a dare alle fiamme l’autovettura del padre, cospargendone il sedile con alcool etilico. Sempre nei confronti dei genitori della malcapitata si concentravano le ire criminali del gruppo, che a metà novembre dava alle fiamme le due autovetture di famiglia regolarmente parcheggiate.

È facile immaginare quanto gravi avrebbero potuto essere le conseguenze per la pubblica incolumità in occasione dei numerosi incendi di autovetture. Per un soffio, in talune circostanze si è sfiorato il dramma, come quando ad esempio il proprietario dell’automobile incendiata aveva dovuto raffreddare con una manichetta d’acqua il serbatoio del gas di alimentazione della propria vettura. L’esplosione avrebbe causato danni imprevedibili.

A fine gennaio di quest’anno, un’altra vettura veniva incendiata a Roccafiorita. Anche in questo caso il folle gesto scaturiva da motivi assolutamente futili. Questa volta a prendere fuoco era la vettura di proprietà del padre di un ragazzo che stava intrattenendo una relazione con una ex amica del gruppo. Dalle minacce su Facebook, anche in questo caso, si era passati in poco tempo all’incendio della vettura.

Così ancora successivamente altre autovetture venivano date alle fiamme come in un inarrestabile delirio criminale. Agli eventi già richiamati, per completare il quadro, vanno poi aggiunti alcuni furti in abitazione ed ulteriori danneggiamenti posti in essere dagli appartenenti al sodalizio ai quali stabilmente si univano anche altri due minorenni, sulle cui responsabilità sono in corso ulteriori accertamenti. Sono state poi rilevate numerose cessioni di gioielli ai vari “Compro oro” del territorio con frequenza assai dubbia e per importi complessivi che raggiungono i diecimila euro.

Il tutto veniva alternato con viaggi a Messina e Catania per l’acquisto di sostanze stupefacenti, che il gruppo assumeva in luoghi appartati e spesso alla presenza dei minorenni.

Per meglio comprendere la povertà d’animo dei soggetti in questione si consideri che gli stessi  non si erano neanche fatti scrupolo di asportare dei monili, di scarso valore, depositati dai fedeli su una statua votiva posta in una nicchia a bordo strada.

Nel frattempo le lamentele della popolazione divenivano pressanti nei confronti dei Carabinieri della Stazione che, comunque, consapevoli della bontà delle investigazioni in corso, hanno cercato di tranquillizzare gli animi evitando abilmente episodi di giustizia sommaria.

Il quadro totalmente ricomposto è stato svelato con l’esecuzione degli odierni provvedimenti di custodia.

Per quanto patetici in alcuni casi potessero apparire i personaggi di questa triste storia, non può sfuggire, per un verso, l’indole criminale e l’assoluta assenza di scrupoli di questi giovani delinquenti. Nel contempo va rilevata la superiore pericolosità del gruppo, quale moltiplicatore di forza e volontà, soprattutto di alcuni dei sodali, che in più occasioni hanno palesato ambizioni di più elevato livello criminale.

Sono ancora in corso indagini per ricostruire ulteriori episodi e responsabilità di altri soggetti interessati.

Giuseppe Macrì
Claudio Micali
Gabriele Pitasi