Baby prostitute: un ‘fenomeno’ senza fine, quando è una scelta inconsapevole o quando è una costrinzione

PROSTITUZIONESe ne parla ormai da settimane e molto scalpore ha suscitato la vicenda delle cosiddette baby squillo di Roma. Un giro di prostituzione minorile che non si è fermato a Roma ma che, così è venuto fuori, è esteso a moltissime parti d’Italia, se non a tutto l’intero Paese. Storie di piccole prostitute che vendono il proprio corpo per danaro o in cambio di “qualche regalino”.

Figlie dell’abbandono e del consumismo che vivono spesso in una situazione economica non delle più floride, e si avvicinano al sesso con superficialità perchè “se non hai la borsa griffata o il telefonino di ultima generazione non sei nessuno”, ed è proprio in base a questa “corrente di pensiero”, ormai radicata nelle nuove generazioni, che bisogna fare una distinzione tra chi a questo degrado dell’anima ci è costretta e chi invece lo sceglie. Nemmeno la psicologia riesce ad aiutare più di tanto, da quando la pedofilia è catalogata tra le malattie e non più tra le (peggiori) delle perversioni.

La prostituzione, anche quella minorile, è vecchia almeno quanto il mondo. Già nell‘antica Grecia, per fare un esempio, le relazioni coi ragazzini facevano parte integrante dei costumi della società,a patto che l’atto sessuale fosse consensiente e permettesse di “sviluppare” la formazione e lo sviluppo intellettuale dei giovani. E non andava meglio di certo nell’antica Roma dove solitamente a prostituirsi erano le schiave di giovanissima età.

Per tornare invece ai giorni nostri non è da sottovalutare di certo il fenomeno delle gravidanze precoci nei Paesi di quello che noi chiamiamo “Terzo Mondo”: in Asia in media il 18% delle ragazze sotto i 15 anni è già sposato con o senza il suo consenso, la percentulae è di poco inferiore in Africa (16%), e relativamente elevata anche in America Latina (8%). Una forma, anche questa, di pedofilia visto che spesso le piccole spose sono destinate a mariti molto più grandi di loro. Per non parlare delle giovanissime che col miraggio di un lavoro sicuro in terra straniera vengono costrette al marciapiede, o a quelle bimbe che vengono addirittura vendute dalla famiglia per pochi spiccioli, dato poi letteralmente “in pasto” a uomini che non vedono l’ora di soddisfare le proprie voglie. Gli stessi uomini che, ancor più dei loro aguzzini, le rendono schiave di un male che non si riesce a debellare.

Una linea sottile che separa, e unisce allo stesso tempo, chi a suon di botte e abusi a questa vita viene costretta e chi invece la sceglie per una ricarica piuttosto che una borsa firmata. Di certo c’è solo che nessuna bambina può vivere situazioni del genere senza traumi che influiranno indelebilmente sul loro futuro di donne.

A questo proposito cadono a pennello le parole di Humbert, personaggio del famoso libro Lolita di Nabokov che tanto indignò la società dell’epoca, “E’ mai possibile che il recondito palpito che carpivo alle mie ninfette non abbia influito sul loro futuro? Io l’avevo posseduta e lei non l’aveva mai saputo. D’accordo. Ma non si sarebbe visto, più avanti? Non avevo in qualche modo manomesso il suo destino?”