XI Campagna Nazionale per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica. Marzotto: “importante confrontarsi e discutere, la ricerca può ancora fare grandi passi”

IMG-20131015-WA0005Stamani a Messina, la Ffc (delegazione di Messina) della fondazione della ricerca sulla fibrosi cistica onlus che promuove, seleziona e finanzia progetti avanzati di ricerca clinica e di base per migliorare la durata e la qualità di vita dei malati e sconfiggere definitivamente la malattia, ha allestito una postazione per la vendita dei ciclamini in Piazza Duomo. Intorno alle 13.30 è intervenuto Matteo Marzotto, vicepresidente della Fondazione e cofondatore della Onlus, che, dopo il successo della prima edizione del Bike Tour FFC, torna in sella alla sua bicicletta per mantenere alta l’attenzione sulla fibrosi cistica.

StrettoWeb ha partecipato alla giornata per la XI campagna nazionale per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, ed ha intervistato il vicepresidente della fondazione, Matteo Marzotto.

  • Come nasce l’adesione a questo progetto?

“Avevo una sorella che mi era molto cara, e non c’è più da diversi anni. Ho deciso di creare questa fondazione nel 1997 con altri due amici, per far in modo di discutere di questa malattia e raccogliere i fondi necessari per finanziare i progetti di ricerca nel campo medico-scientifico”.

  • A quale punto si trova la ricerca?

“Credo si trovi ad un punto che potremmo definire decisivo. Come accade spesso in questi casi ci sono dei grandi ottimismi ma anche delle brusche frenate. Rispetto a molti anni fa, l’aspettativa di vita si è inalzata da 18 a 40 anni. La fibrosi cistica ha una caratteristica: lo studio volto alla soluzione di questa malattia potenzialmente ha un raggio amplissimo per tante altre malattie genetiche cosidette “rare”. In realtà noi non siamo “rari”, ma rappresentiamo il 5% della popolazione Italiana nativa, ovvero 2 milioni e mezzo di italiani”.

  • Cosa possono fare i giovani?

“I giovani possono fare tantissimo in quanto abbiamo 1700 piazze sul territorio nazionale con oltre 10000 amici che ci sostengono. Basta anche solo parlarne e confrontarsi, per mantenere viva la speranza della nostra community di poter trovare un rimedio scientifico a questa malattia. Siamo riusciti a raccogliere fondi per circa 15 milioni di euro in quasi 16 anni, attraverso i quali abbiamo finanziato 240 progetti di ricerca mantenendo contatti con 500 tra i migliori ricercatori d’Italia”.