Vibo Valentia, Operazione Persefone: sequestro di beni mobili per un valore di circa 1,5 milioni di euro

imagesIl Nucleo di Polizia Tributaria di Vibo Valentia ha dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo – ex art. 321 c.p.p., emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Vibo Valentia, su richiesta della Procura della Repubblica per concorso in bancarotta fraudolenta preferenziale e documentale commessa nell’ambito della gestione di una società a capitale misto operante nel settore della raccolta differenziata con sede in Vibo Valentia.

Contestualmente l’A.G. ha disposto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 13 soggetti risultati ricoprire incarichi societari all’interno della S.P.A.

Il provvedimento è stato emesso a conclusione delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, condotte dalle Fiamme Gialle vibonesi e supportate da una consulenza tecnica disposta dal p.m. titolare delle indagini.

Gli accertamenti sono scattati a seguito di un’attività investigativa in materia di bancarotta in relazione al fallimento di una S.P.A. a capitale misto.
Le indagini sono state rivolte su due tronconi tra di loro collegati, il primo riguardante l’assegnazione di 10 automezzi nuovi alla S.P.A. da parte dell’Ufficio del Commissario Delegato all’Emergenza Ambiente in Calabria e il secondo ha riguardato la falsa appostazione in bilancio delle voci relative all’assegnazione dei predetti automezzi e dei crediti vantati dalla S.P.A. nei confronti dell’ufficio del commissario delegato afferenti l’incentivo per favorire la raccolta differenziata.

Si evidenzia che gli organi societari della s.p.a., con la loro condotta omissiva, hanno cagionato la mancata annotazione della clausola del riservato dominio sui certificati di proprietà degli automezzi a favore dell’ufficio del commissario delegato, permettendo così che gli stessi, poco prima della dichiarazione di fallimento della s.p.a., fossero fraudolentemente destinati al socio privato di maggioranza (titolare, a sua volta, di una ditta individuale e socia di un’ulteriore società operante nello stesso settore della raccolta di rifiuti e di proprietà del coniuge).

L’illegittima e fraudolenta appostazione in bilancio delle voci, con una differenza iniziale di circa 800.000 euro, ha sensibilmente alterato sia l’ammontare del patrimonio netto che il risultato d’esercizio a partire dal bilancio 2004 sino alla data del fallimento.
L’operato dell’organo amministrativo nella predisposizione dei bilanci ha consentito, pertanto, di evidenziare un patrimonio netto positivo (o comunque superiore a quello reale) e quindi ha permesso di evitare l’adozione dei provvedimenti di ricapitalizzazione o di liquidazione della società che, al contrario, ha proseguito la propria attività, così determinando ovvero concorrendo a determinare il dissesto della S.P.A., con passivo fallimentare di € 9.700.644,73.