Tragedia Lampedusa, testimone naufragio: “Costretti a farci i bisogni addosso”

images“Eravamo circa 500 persone piu’ 20 bambini, di una età compresa da pochi mesi fino a 7 anni. eravamo tutti ammassati, senza possibilità di movimento alcuni. C’era un piccolo bagno sull’imbarcazione ma era impossibile da raggiungere perchè non c’era la possibilità di muoversi. Cosi’ chi doveva fare i propri bisogni fisiologici o se li faceva addosso, o chi doveva fare la pipi’, utilizzava la bottiglia”. E’ il tragico racconto di uno dei superstiti del naufragio di Lampedusa. Dawit, etiope di 27 anni ha intrapreso il viaggo con sette amici, di cui solamente lui e un altro ragazzo sono rimasti vivi. Anche Dawit ha pagato, come gli altri, 1.600 dollari pro capite per raggiungere Lampedusa.

E’ lui a raccontare che il viaggo è durato “piu di 24 ore”. “Quando ci siamo trovati a breve distanza da Lampedusa chi conduceva l’imbarcazione ha spento i motori e tutta la gente diceva che eravamo arrivati e dovevamo solamente aspettare i soccorsi provenienti dall’Italia”. Il giovane spiega che la barca si è fermata per circa un’ora e quarantacinque, un’ora e cinquanta minuti davanti all’isola. E’ sempre lui a spiegare che “in quel frangente hanno visto due imbarcazioni”. “Una in particolare ha circumnavigato la nostra imbarcazione, presumo si trattasse di pescatori”. Il giovane spiega che sull’imbarcazione c’erano tutti eritrei fatta eccezione per dieci persone tra cui lo stesso Dawit. Anche lui accusa lo scafista Bensalam Khaled di essere lo scafista della barca.

Il ragazzo ha visto lo scafista che chiama ‘il capitano’ “in tre occasioni”. “Ho visto il capitano e il suo assistente scambiarsi i ruoli andando uno al motore e l’altro al timone. Poi ho visto entrambi nell’occasione in cui si è scatenato l’incendio a bordo”. Dawit era a poppa “visto che stavo poco bene stavo aprendo le mie medicine con un coltello. Ad un certo punto alcune persone a me vicine mi hanno chiesto il coltello perchè serviva al capitano per fare qualcosa sotto coperta.

Poi il capitano ha dato fuoco ad un lenzuolo per farsi individuare da altre imbarcazioni, immediatamente c’è stata una vampata che ha causato l’incendio a bordo”. Anche lui ha riconosciuto il capitano in Khaled, arrestato oggi dalla procura di Agrigento.