Totò Cuffaro e la preghiera ad personam

toto cuffaroSanta Madre di Dio – prega per noi
Santi Pietro e Paolo – pregate per noi
Sant’Agostino – prega per noi
Santa Maria Goretti – prega per noi
Totò Cuffaro – preghiamo per lui

Forse, è stato a questo punto che è scattata l’indignazione dei fedeli presenti alla Santa Messa della scorsa domenica a Rometta, intenti ad ascoltare l’omelia di Padre Nino Scibilia, che invitava a pregare per l’ex governatore della Sicilia, attualmente nel carcere di Rebibbia dove sta scontando una pena di sette anni di reclusione per favoreggiamento a cosa nostra.

Subito dopo, prima di poter cedere al sentimento della carità cristiana e del perdono, hanno anche chiesto che la foto di Cuffaro fosse rimossa dalla locazione che premurosamente il prete le aveva dato: la bacheca dell’ingresso dell’oratorio.  E’ facile comprendere perché l’ira abbia raggiunto i seppur candidi cuori dei fedeli, quello che proprio non appare chiaro, è il motivo per cui un ministro di Dio abbia sentito l’esigenza di pregare per quel detenuto. E non per un altro. E non per tutti gli altri.chiesa messa
Malelingue sostengono che lo abbia fatto per riconoscenza: è stato proprio il Totò a noi disgraziatamente così noto a presenziare, nel 2003, alla posa della prima pietra per la costruzione dell’oratorio: tre piani, una grande sala centrale, alloggi, bagni, cucine e refettorio. Ma la gratitudine per l’aver assistito alla cerimonia di inizio lavori deve essere stata poca cosa rispetto a quella provata dal sacerdote nel ricevere i 900 mila euro dalla Regione per sostenerli.

Non si vuole adesso fare un processo a chi, appartenendo alla Chiesa, utilizza soldi pubblici per appaltare lavori destinati, ne siamo sicuri, all’intera comunità, ma alcune domande si affacciano alla mente come il Papa dal Palazzo Apostolico la domenica. Perché la foto di Cuffaro appesa alla bacheca dell’oratorio sembra proprio una conferma del suo coinvolgimento nel versamento di quel denaro. In genere, in qualunque altro paese, non si dovrebbe essere riconoscenti ad un politico perché si presuppone che il politico non abbia interferito nell’eventuale spartizione di fondi, e, in ogni caso, abbia sempre e solo fatto il suo dovere.

Allo sgomento dei fedeli, in barba ad altri seppur incommensurabili sentimenti di misericordia e pietà, si aggiunge quello collettivo. Sembra di essere tornati al periodo della vendita delle indulgenze. Oltre le leggi adesso abbiamo anche le preghiere ad personam?

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi…