Strage migranti, Alfano contestato replica: ”Volete scafisti liberi”

imagesTensione alla cerimonia di commemorazione, sul litorale di San Leone ad Agrigento, per le vittime del naufragio di Lampedusa, alla presenza del vicepremier Angelino Alfano, dei ministri dell’Integrazione Cecile Kyenge e della Difesa Mario Mauro.

Il ministro dell’Interno è stato duramente contestato al grido di ‘vergogna, assassini’ mentre lasciava il molo di San Leone dopo aver partecipato alla commemorazione. ”I cosiddetti attivisti che hanno gridato ‘assassini’ sono quelli che vogliono frontiere libere e scafisti in libertà – ha replicato il vicepremier – Non l’avranno vinta. Proteggeremo le nostre frontiere salvando vite umane”. Prima delle contestazioni, Alfano aveva dichiarato: “Abbiamo assicurato degna sepoltura ai morti e abbiamo assicurato assistenza ai superstiti, adesso caccia senza quartieri ai mercanti di morte”.

Al termine della cerimonia è stato duramente contestato da un gruppo di eritrei anche l’ambasciatore eritreo in Italia Zemede Tekle Woldetatios. Il diplomatico si è allontanato di corsa dalla tribuna autorità dove si trovava.

“Questo è un momento molto importante in cui bisogna unirsi per riconoscere che per la prima volta sono stati celebrati funerali di Stato, è stata fatta una cerimonia ufficiale, insomma lo Stato riconosce persone che non hanno la nazionalità italiana” ha detto Kyenge alla commemorazione. L’ufficio stampa, in una nota, ha poi precisato che tale dichiarazione si riferiva unicamente al forte sentimento che sta animando le Istituzioni e, per il ministro Kyenge, era ben chiaro che la cerimonia era una sentita commemorazione delle vittime: ”Non erano funerali di Stato, ma la sensibilità del governo ha ricordato al mondo intero che noi siamo vicini alle famiglie delle vittime”.

“L’Italia è commossa per quello che è accaduto perché sente il dolore e la ferita profonda per tante persone che hanno sperato nell’Italia e nell’Europa mettendo a repentaglio la propria vita affinché cambiasse – ha detto dal canto suo il ministro Mauro – E siamo qui per ricordarci che ciò che ci unisce come uomini è più forte di qualsiasi altra considerazione”. “I sopravvissuti – ha annunciato – sono coloro che in primis avranno l’attenzione del nostro paese”.

Il Comune di Palermo ha partecipato alla cerimonia con il vicesindaco Cesare Lapiana, assente invece il sindaco di Agrigento Marco Zambuto che ha definito la cerimonia una “passerella per i politici”. Presente il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta: “Io avrei gradito che ci fossero qui anche i superstiti del naufragio del 3 ottobre. E sarebbe stato ancora meglio fare i funerali alla presenza delle bare. Ma non è questo il momento delle polemiche”.

Le salme infatti sono già state tutte tumulate nei cimiteri di tutta la Sicilia. E Deres Araya, presidente della Comunità Eritrea in Italia, ha chiesto che ”l’Italia mantenga la promessa e riconsegni le salme alle loro famiglie in Eritrea”.

Decine di eritrei provenienti da tutta Italia sono giunti sul posto per prendere parte al rito. In sottofondo una nenia con il canto di dolore degli eritrei con gli abiti tipici del loro paese. Due loro connazionali, sul molo di San Leone, hanno protestato per l’assenza dei sopravvissuti. Su uno striscione, “perché i 157 sopravvissuti non sono stati invitati?”. Presenti anche un gruppo di cattolici coopti con i tipici abiti della religione e il vicepresidente della comunità religiosa islamica Yahya Pallavicini.

Quando tutte le autorità civili e militari hanno lasciato il molo di San Leone un gruppo di eritrei si è recato sul lungomare per gettare in acqua una decina tra corone e fiori. Strazianti i pianti. Una donna si è inginocchiata e ha gridato il proprio dolore.

Assenti, dunque, gli oltre 150 eritrei sopravvissuti al naufragio. I migranti hanno protestato al centro di accoglienza di Lampedusa chiedendo di partecipare alla commemorazione: un gruppo di eritrei ha forzato l’ingresso del centro di accoglienza di Contrada Imbriacola e ha impedito l’uscita dei pullman con a bordo un gruppo di siriani diretto in Puglia. Alcuni di loro hanno anche bloccato la strada con un grosso masso. Altri hanno raggiunto il Comune di Lampedusa dove una delegazione ha incontrato il vicesindaco dell’Isola. Alla fine, la protesta è rientrata; non i malumori degli eritrei.

Intanto il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini ha presentato, nel corso di una conferenza stampa in Senato con il presidente della Commissione diritti umani Luigi Manconi, un piano per l’ammissione umanitaria nell’Unione europea. “L’operazione ‘Mare nostrum’ mi sembra davvero poco. Si continuano a dare risposte militari a domande umanitarie. Sarebbe il momento di cambiare”, ha detto Nicolini. “Avrei trovato più utile – ha fatto un esempio il sindaco – decongestionare il centro di Lampedusa dove non è cambiato nulla. Lampedusa non ce la fa più a reggere tutti questi morti”. Da qui la proposta in quattro punti per l’ammissione umanitaria nell’Unione Europea attraverso la concessione di una misura di protezione temporanea e l’attuazione di un piano di resettlement con le organizzazioni internazionali e le associazioni umanitarie.

Le contestazioni al ministro dell’Interno non sorprendono il sindaco di Lampedusa, “alla luce di come si è svolta l’intera vicenda”. Per il primo cittadino, che ha risposto alle domande dei cronisti a margine dell’incontro con il presidente della Camera Laura Boldrini, tutta la situazione in questi giorni è stata gestita “in modo illogico”, a partire dal fatto “che ai sopravvissuti che hanno chiesto di prender parte alla cerimonia non è stata riconosciuta questa possibilità”. La vicenda è stata gestita male? “Sì, senza dubbio”, ha risposto secca.

Poi, sull’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha riferito: “Il presidente si è mostrato interessato e ci ha fatto molte domande, condivide l’opinione che una soluzione urgente vada approntata per affrontare la situazione. Sia al presidente Napolitano che alla presidente Boldrini ho portato la richiesta del ‘Comitato 3 ottobre’, ovvero di celebrare ogni anno una giornata dedicata alle vittime del mare, a tutti quei migranti che, partiti nella speranza di trovare un futuro migliore, sono finiti in fondo al Mediterraneo”.