Reggio, il racconto del killer dei romeni: “volevano uccidere me, mi sono difeso da un’imboscata”

colpi-di-pistola2Si chiama Gianrocco Foti, 38 anni, l’autore del duplice omicidio dei romeni trovati ieri nel bagagliaio di un’auto a Reggio Calabria. Una perquisizione domiciliare in casa di Foti ha permesso di rinvenire una pistola Beretta legalmente detenuta, munita di caricato dal quale mancavano cinque cartucce.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile, l’uomo aveva una relazione con una ragazza romena (che non e’ la vittima) la quale si era fatta dare da lui 25.000 euro. Lo stesso Foti ha raccontato di una relazione sentimentale con una prostituta rumena la quale, con vari stratagemmi, si era fatta consegnare, a piu’ riprese, una somma di denaro superiore a 25 mila euro, troncando poi improvvisamente il rapporto.

1369146_419505174838055_882557156_nSempre secondo il racconto di Foti, il 38enne reggino avrebbe tentato di recuperare il denaro chiedendolo a Lacatus, col quale si era incontrato diverse volte. La sera del primo ottobre scorso, quando Lacatus, in compagnia di Hoholea, ha visto Foti in centro, e i tre si sono allontanati a bordo dell’auto di Lacatus, l’ Alfa Romeo 156 in cui sono stati trovati i corpi. Con il pretesto di prendere il denaro da un’abitazione in localita’ San Gregorio, secondo il racconto di Foti, i due rumeni avrebbero condotto l’italiano sull’arenile di San Gregorio, in un luogo adiacente al pontile su cui e’ stata rinvenuta l’auto con i corpi. Foti ha riferito di avere sparato per difendersi da un’azione violenta che i due, a bordo dell’autovettura, insieme ad altri 3 connazionali che lo avrebbero accerchiato dall’esterno, stavano per compiere contro di lui. Subito dopo si sarebbe allontanato dal luogo del delitto. Su indicazione di Foti sono stati rinvenuti, in un cassonetto della spazzatura, gli indumenti che indossava, macchiati di sangue, unitamente a un bossolo. Nella notte il Gabinetto regionale di Polizia Scientifica diretto dal vice questore aggiunto Diego Trotta, ha effettuato in tempi record un accurato esame di comparazione dei bossoli, che ha confermato che a sparare contro i due rumeni (l’uomo raggiunto da tre fori d’entrata e la donna da uno) era stata proprio l’arma sequestrata a Gianrocco Foti. Adesso restano al vaglio degli investigatori tutti gli altri dettagli della vicenda, soprattutto la veridicita’ del racconto di Foti circa la presenza di altre tre persone, e le fasi successive al duplice omicidio, quando qualcuno ha caricato nel bagagliaio i corpi e ha tentato di gettare in mare l’auto.