Reggio, il presidente Talarico apre la II Conferenza Regionale sulla Comunicazione

francesco talaricoDi seguito il testo integrale dell’intervento del presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico in apertura della II Conferenza Regionale sulla Comunicazione, tutt’ora in corso:

“E’ con vivo interesse che intervengo in apertura dei lavori di questa Seconda Conferenza Regionale sulla Comunicazione, portandovi il saluto del Consiglio Regionale che ho l’onore di rappresentare. Questa Conferenza è di per se un evento, a prescindere dall’importanza fondamentale del tema che sarà trattato, poiché, questo appuntamento, arriva a distanza di tantissimi anni dalla prima Conferenza che si è tenuta in Calabria nel lontano 1981. Parlare di comunicazione, significa ripercorrere un itinerario in cui si incrociano i momenti fondamentali della storia della libertà e della democrazia dell’Europa e dell’Occidente. Si tratta di tappe di un viaggio in cui la comunicazione appare, sempre, come un questione fondamentale per lo sviluppo ed il progresso. Oggi, come si dice, viviamo proprio nell’età della comunicazione, della sua massima evoluzione, dovuta in gran parte alla rivoluzione tecnologica  che ci fa trovare davanti ad un diluvio di messaggi mediatici che ci sommergono e che dobbiamo imparare a selezionare, fino a distinguere quello che ci serve da quello che invade, inutilmente, la nostra vita. Crediamo di poter scegliere, perché possediamo telecomandi, card per collegarci a Internet ed alle tv satellitari, ma, in realtà, finiamo solo con l’immergerci nel torrente mediatico che scorre sempre più a grande velocità. In questa situazione, di abbondanza di informazione, il problema è come cercare la via giusta perché le regole siano sempre rispettate, la libertà degli operatoti dell’informazione sia sempre più garantita e la ricerca  dell’etica sia considerata una priorità. Questo ultimo punto, quello dell’etica, naturalmente riguarda tutta la società, la politica, le professioni e non solo chi lavora nel mondo della comunicazione. In questo senso, la questione dell’ informazione e più in generale della comunicazione,  è anche la questione della politica, delle istituzioni, del potere, dell’imprenditoria, dei sistemi socio-economici. E’ qualcosa che riguarda tutta la società e spetta alle istituzioni, e alla politica, fare gli investimenti culturali ed etici giusti, insieme alle categorie professionali, per poter entrare, tutti assieme, in questo mondo nuovo dell’informazione dominata dalle tecnologie. Noi, che viviamo e operiamo in una regione tra le più sofferenti del nostro Sud, sappiamo quanto la comunicazione possa essere  tra i fattori decisivi per lo sviluppo civile, ma anche economico della nostra terra. Sappiamo, per esserne stati esclusi, che sono stati i giornali, le agenzie, i governi, le istituzioni, le aziende, i gruppi finanziari e i partiti, i soggetti che hanno contribuito a far nascere quella che viene definita  ‘società della comunicazione’, cioè un sistema che si muove all’interno di un panorama tecnologico dove bisogna essere dentro, per partecipare allo sviluppo ed ai grandi mutamenti.  E’ per tutti questi motivi, che annettiamo grande importanza alla comunicazione, esprimendo gratitudine e riconoscimento per quella informazione e comunicazione di carattere regionale e locale che con grandi sforzi si è sempre assunta il compito di far sentire la Calabria meno esclusa rispetto al panorama mediatico nazionale. Noi, tutti assieme, dobbiamo operare ogni sforzo, per stare dentro la rete di interconnettività dell’informazione, con tutta la storia e la dignità di questa regione, che non possono essere offuscate dalla malapianta della ‘ndragnheta, che a volte, per i media nazionali, sembra essere l’unica cosa che della Calabria fa notizia. Dobbiamo essere dentro questo mondo, perché chi non è dentro, inevitabilmente, finirà con l’essere escluso e non sarà in grado di partecipare alla rivoluzione mediatica e tecnologica che da anni è in atto. Serve tutta l’attenzione possibile verso il mondo dell’informazione, perché tutto è cambiato, modificando anche il rapporto tra cittadini e ordinamenti pubblici, fino a determinare uno spostamento sostanziale di attenzione, dalle sedi di aggregazione e mobilitazione della società democratica, alle sedi di produzione dei media. E, poiché non ci sono ricette e soluzioni facili, e molte regole sono ancora da scrivere, l’unica cosa di cui possiamo fidarci e su cui bisogna puntare, è l’autoregolamentazione etica, non solo nel mondo della comunicazione, ma in tutti i mondi che regolano e influiscono sul vivere civile.

Il ruolo dell’informazione, assume sempre di più un’importanza strategica,  non solo a livello globale, ma soprattutto a livello periferico, per lo sviluppo economico dei territori e per  la crescita sociale e civile delle popolazioni , ma, in particolare, per la difesa di culture e di tradizioni che hanno bisogno di un ingresso pieno e definitivo nella contemporaneità. Per questo, sono convinto, che più informazione qualificata, più innovazione tecnologica e più mezzi di comunicazione, rappresentano i presupposti per immettere, pienamente, dentro gli scenari nazionali ed europei del futuro, regioni e territori, come i nostri, storicamente esposti a condizioni di ritardo e sottosviluppo.  E’ in questa ottica, che penso sia giunto il tempo di promuovere alcune linee d’intervento legislativo, con una politica regionale di sostegno all’informazione e a porre l’attenzione sulla esigenza di irrobustire le dinamiche stesse del sistema informativo, partendo, anzitutto, dalla necessità della valorizzazione e del riconoscimento delle figure professionali del mondo dell’informazione, così come sono regolate dalle norme vigenti in materia. E’ notorio, da sempre, che anche in questo settore, sussistono macroscopiche differenze tra Nord e Sud e che è ampiamente avvertita, a livello locale, l’esigenza di ridurre tale divario. Adeguate misure di sostegno regionale all’informazione, con un uso razionale delle risorse, possono imprimere, a livello locale, una accelerazione ai processi di sviluppo, di riconversione e di riassetto di un settore che, come quello dell’informazione, è impegnato a reggere il ritmo delle grandi trasformazioni, tecnologiche e professionali. Il Consiglio regionale, vuole essere attento alla promozione e alla valorizzazione del sistema locale delle comunicazioni, al fine di garantire il pluralismo e la concorrenza, tanto da aver inserito il raggiungimento di tale obiettivo tra i principi ispiratori del proprio Statuto.  Ma tutto ciò oggi non basta. Per questo motivo, desidero annunciare che ci prepariamo a muoverci verso un percorso che, coinvolgendo gli istituti, le associazioni di categoria e gli ordini professionali del sistema dell’informazione, possa condurci alla definizione di una proposta di legge che preveda interventi di sostegno in favore delle imprese di informazione che operino in ambito regionale, della formazione degli operatori e del supporto all’innovazione tecnologica dei sistemi di produzione e diffusione dell’informazione. Una proposta che intende, pure, tutelare i professionisti del settore. Considerando l’informazione, libera e pluralistica, quale bene di interesse pubblico, pensiamo che l’impianto della proposta di legge debba comprendere, contenuto, valori e strumenti atti a sostenere l’informazione e la comunicazione, qualificandone ulteriormente le rispettive componenti. Ciò, anche, al fine di rendere effettivo il diritto dei cittadini calabresi a una migliore e maggiore informazione e di soddisfare, al contempo, il bisogno individuale di ricevere una corretta e compiuta comunicazione”.