Reggio, giornalista fa causa ad Alitalia: rimborsata

Cristina-Pepedi Nicoletta Giorgetti * - Una sentenza destinata a lasciare il segno – oltre a tanta soddisfazione – quella emessa dal Giudice di pace Giovandomenico Foti di Reggio Calabria a favore di una giornalista che aveva presentato ricorso contro Alitalia, dopo essere rimasta senza bagagli a Roma per ben 4 giorni. Con l’aggravante che, per la professionista, si trattava di un viaggio di lavoro.
Scesa da un volo nazionale all’aeroporto di Roma Fiumicino, la giornalista, che nella causa contro la compagnia di bandiera è stata seguita – magistralmente, visto l’esito, affatto scontato – dall’avvocato Cristina Pepe (in foto), legale del Sindacato Giornalisti della Calabria, si è ritrovata senza valigia.
Una sorpresa amara, certo, ma purtroppo non così improbabile e rara per chi viaggia in aereo. Arrivare a destinazione, sani e salvi per carità, ma senza l’ombra di un vestito. Senza biancheria di ricambio. Nemmeno uno spazzolino da denti. Niente di niente. Tantomeno il materiale utile a svolgere il proprio lavoro, obiettivo del soggiorno romano. E, dall’altro capo del telefono, l’Ufficio bagagli smarriti (il famigerato “lost & found”) che, di ora in ora e di giorno in giorno, continuava a dire: “Guardi, stia tranquilla, il suo bagaglio arriverà stasera”. Salvo constatare, con amarezza e ansia crescente, che della valigia, con tutto ciò che c’era dentro – ognuno sa quanto ci costi trovarci, all’improvviso, senza le nostre cose -, la sera (per ben 3 sere e mezzo, visto che è stata recapitata alle 23.30 del quarto giorno, e il quinto giorno segnava la data del rientro) non si vedeva nemmeno l’ombra.
Contrariamente a quanto spesso accade quando, a motori spenti e rabbia sbollita, si lascia prevalere la pigrizia o lo sconforto (tanto non vincerò mai contro un gigante come Alitalia…), la giornalista ha deciso di ingranare la marcia. E di far valere i propri sacrosanti diritti. Sfatando anche un altro preconcetto: non è poi così costoso affrontare un ricorso di questo genere davanti al Giudice di pace, visto che, per farlo, la professionista ha sborsato soltanto 85 euro, come previsto dalle tabelle ministeriali fissate in base all’entità dei danni per cui si chiede il risarcimento (nel caso di giornalisti iscritti al Sindacato, come in questa vicenda, sono previste solo le spese vive della causa).
L’avvocato Pepe ha fatto il resto: sottolineando che – si legge nella sentenza – “la convenzione di Montreal, all’art.19, prevede che ‘il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci’ e, in materia, anche l’orientamento giurisprudenziale della Suprema Corte è concorde nel ritenere fondata ‘la risarcibilità dei danni patiti dagli utenti di compagnie aeree per il ritardo nell’adempimento dell’esecuzione del contratto di trasporto, allorquando il vettore non dimostri di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno ex art. 942, ovvero non provi l’impossibilità della prestazione derivata da causa a lui non imputabile ex art. 1218 c.c.’”, ha chiesto la condanna di Alitalia-Compagnia Aerea Italiana Spa.
E il Giudice ha accolto, sia pure parzialmente, la domanda, condannando la Compagnia al pagamento di 902,38 euro, oltre interessi, comprensivi del costo del biglietto andata e ritorno e delle spese affrontate per le necessità più impellenti (l’acquisto di un minimo di biancheria, vestiario e prodotti da toeletta per affrontare un soggiorno di più giorni fuori casa). Oltre, naturalmente, al pagamento delle spese di giudizio da distrarre in favore dell’avvocato.
A dirla tutta, ad Alitalia è andata bene. Il risarcimento, infatti, non è stato poi così esoso visto che, nella richiesta del legale, non erano contemplate le spese per l’alloggio: la giornalista, trovandosi senza niente, una volta arrivata a Roma, è stata ospitata da una collega. Risparmiando i soldi per l’hotel

Nicoletta Giorgetti - http://www.giornalisticalabria.it/