Reggio: ben vengano le petizioni popolari… ma quando servono!

petizionePremessa fondamentale: ogni accadimento o iniziativa che celi al proprio interno il dinamismo della società civile, va esaltata.

Aggiunta alla premessa: ogni “intrusione” della comunità nell’azione amministrativa e alla gestione degli Enti Pubblici, va valorizzata.

Da alcuni giorni le caselle mail e i profili dei social network sono “intasati” dalla petizione lanciata da alcuni cittadini reggini “Io non pago i debiti del Comune”, e relativa alla difficile situazione delle casse di palazzo San Giorgio e alla conseguente decisione della Commissione Straordinaria di alzare, al massimo, le aliquote al fine di rientrare dalla condizione deficitaria e “restituire” il fondo di rotazione che l’Erario ha erogato ai comuni attraverso il cosiddetto “anti-disseto”.

Ma la petizione, oggi, seppur apprezzabile per lo sforzo messo in atto e la dimostrazione di vivacità di alcuni cittadini, appare anacronistica, normativamente fragile e parecchio viziata da colorazioni politiche (l’ideatore della petizione, ad esempio, è stato ripetutamente candidato nelle file della sinistra alle elezioni comunali, ma mai è stato eletto).

Normativamente fragile perché non sarà una petizione a decidere chi è il responsabile del deficit comunale e per quale somme. Perché attraverso discorsi populisti sarebbe fin troppo facile puntare il dito contro Tizio, Caio e Sempronio: ma alle elucubrazioni, poi, devono seguire gli atti, le carte, non solo le banali considerazioni da strada. Normativamente è fragile perché non è attraverso una petizione ma con un giudizio di responsabilità amministrativo contabile presso la Corte dei Conti che si possono chiarire eventuali colpe.

Ma soprattutto la petizione è anacronistica: la Commissione Straordinaria, infatti, ha già provveduto ad inviare due differenti “messe in mora” per ex amministratori, ex dirigenti e attuali dirigenti di palazzo San Giorgio per una cifra pari ai 7 milioni di euro complessivi. Dunque, senza attendere petizioni di sorta, nate sul web, i commissari hanno provveduto a svolgere i congrui approfondimenti del caso per non farsi trovare impreparati.

In ultimo, ma non meno importante, appare quantomeno “stantia” l’ideologia per la quale alla protesta non segue la proposta, perché se è una alternativa che si vuole creare allora è necessario passare ad una fase costruttiva e programmatica e che non accontenti solo il gusto di qualcuno che ama la mera e vuota forma di protesta.

“Più che petizioni, servono atti di indirizzo, che la cittadinanza deve proporre alle nuove amministrazioni”, come bene ha detto l’esperto in Bilancio e finanza Locale, Enzo Cuzzola, anche perché in un momento in cui il Governo centrale “abbandona” gli enti locali è necessario che ognuno faccia il proprio, partendo dai concetti basilari (come ad esempio abbattere i costi superflui,razionalizzare ed efficientare l’apparato burocratico ma soprattutto recuperare l’evasione tributaria “per fare in modo che paghino tutti, i servizi erogati, in modo da ridurre l’incidenza tributaria e tariffaria su quanti, correttamente invece, hanno sempre pagato”).

Dunque ben vengano le petizioni popolari, come quelle nate ultimamente per bloccare i lavori di rifacimento di piazza de Nava e piazza Duomo, ma solo quando servono a qualcosa e non quando rischiano di appagare solo qualcuno.