Reggina-Atzori, “Per qualche punto in più”. L’editoriale di Ferdinando Ielasi (RNP)

atzoridi Ferdinando Ielasi * - Premessa fondamentale. Dal momento che prima di Reggina-Carpi avevamo parlato di squadra in grande crescita e di ‘strada giusta’, è doveroso prendere atto che sabato scorso gli amaranto hanno fatto un passo indietro dal punto di vista della prestazione. Eravamo convinti di un ritorno alla vittoria, ci ritroviamo a parlare di una bruciante sconfitta. Chi opera deve metterci la faccia soprattutto quando sbaglia, e questo concetto vale anche per noi.

Fatto il ‘mea culpa’, passiamo ad analizzare questi ultimi giorni, che in casa Reggina non sono stati certo dei più facili. La rabbia comune, scaturita in seguito alla terza sconfitta in quattro gare, ha avuto nei fischi assordanti del Granillo una ‘colonna sonora’ inequivocabile. La panchina di Gialuca Atzori, tra domenica e lunedì mattina, ha traballato parecchio. Lo si è intuito soprattutto dalle dichiarazioni del Presidente Foti, il quale a Rnp ha parlato di delusione e di “analisi a trecentosessanta gradi”. Poi, dopo il confronto tra la società ed il tecnico, è tornato il sereno, all’insegna di una fiducia rinnovata. Agli occhi di chi scrive, sarebbe stato assurdo il contrario. Lo diciamo senza mezzi termini, consapevoli che qualche ‘fenomeno’, appena letto questo articolo, sarà pronto a strumentalizzarlo, perchè il rispetto dell’opinione altrui sta diventando merce sempre più rara. Esonerare Atzori, sarebbe stato un errore grave e grossolano. Rinnovargli la fiducia, di contro, è la più saggia delle scelte.

Comprendiamo la ‘furia da risultato’ del tifoso, che ieri ti osanna ma oggi ti massacra, nel nome di un amore che non conosce raziocinio e vorrebbe vedere i colori amaranto lì, in cima, dove i sogni sono tutti a colori. Allo stesso tempo, così come ripetuto fino allo sfinimento,  il nostro punto di vista non può esimersi da considerazioni più profonde, da analisi che non possono guardare solo la voce ‘risultati e classifica’. Perchè altrimenti, scrivere di calcio e fare opinione (giusta o sbagliata che sia, ci mancherebbe), sarebbe facile come fare due più due. Per un momento tuttavia, anche noi vogliamo partecipare al gioco del ‘due più due’. Sapete cosa passa, tra il dire ‘la Reggina sta deludendo” e il dire “la Reggina è tornata a far sognare”? Quattro punti, tanti quanti dividono gli amaranto da quella che oggi va considerata la zona playff. Quattro punti, ovvero una miseria, neanche due partite. Seconda domanda, collegata al dato appena esposto: questa squadra, tralasciando il disastro di Trapani, avrebbe meritato almeno quattro punti in più? Rispondere di no, vorrebbe dire negare l’evidenza dei fatti…

Capitolo ‘gioco che manca’. Anche qui, si parla più che altro spinti dall’emotività dei risultati. Una squadra che non ha gioco, non può creare (le abbiamo contate una ad una)  19 (DICIANNOVE!) palle gol in tre partite. Bastava concretizzare un quarto di quanto creato tra Novara, Varese e Carpi, e del gioco che non c’è non averebbe parlato nessuno.

Ma spostiamoci sulle considerazioni più profonde. Gialuca Atzori ha nelle mani una buona squadra. Questo è indiscutibile. Così come è indiscutibile che si è trovato a svolgere la prima fase di ritiro con un gruppo ridotto all’osso, tanto che non era nelle condizioni di fare una partitella in famiglia. Così come è indiscutibile che il ‘cantiere è stato chiuso’ il 2 settembre, ovvero neanche un mese fa. Se Gianluca Atzori è stato messo in discussione a Reggio, Pasquale Marino, con la corazzata che si ritrova a Pescara (un punto in più della Reggina, grazie ad un traversone sbagliato di Politano trasformatosi in un eurogol), doveva aver già fatto le valigie. Ma il calcio, lo ripetiamo per la terza settimana di fila, non è questo. Dopo 7 partite, ed alla luce di quanto appena esposto, Gianluca Atzori non solo deve restare alla guida di questa squadra, ma non doveva neanche essere messo in discussione.

Un’ultima considerazione. Forse abbiamo una visione del calcio troppo romantica, forse ci piace ancora pensare che  questo sport possa e debba regalare emozioni che vanno oltre l’1-0, lo 0-0, il palo e la traversa. Abbiamo un tecnico che subito dopo Reggina-Carpi non è rientrato negli spogliatoi. Non è scappato. Non se l’è presa nè con Maicon che si è divorato due gol da fare ad occhi chiusi, nè con Benassi che si è fatto sfuggire il più facile dei palloni. Ha alzato la testa, si è diretto verso il centrocampo, ed ha sentito i primi fischi assordanti. Non è scappato neanche di fronte a quelli. E’ andato sotto la Curva, cuore del tifo e della passione popolare, mentre i fischi diventavano sempre più forti. Si è messo una mano sul petto, un’altra l’ha alzata per chiedere scusa e per prendersi tutte le colpe. Lì, su quel prato verde, non c’era più un tecnico, ma un uomo. Un uomo che ha fatto da scudo a tutti, dimostrando quanto crede nella causa che ha intrapreso e nei colori che ha riabbracciato.

Uno così, lo abbiamo messo in discussione a fine settembre. E per che cosa? Per  qualche punto in più…

Ferdinando Ielasi – Direttore Responsabile reggionelpallone.it