Messina, Notte Bianca “Per la Pace e No Muos” a Palazzo Zanca. Accorinti: “Sicilia luogo di pace e non di guerra”

Notte bianca no muosIeri, dalle 16 in poi, si è svolta la notte bianca messinese al grido di NO MUOS, la cui bandiera capeggiava dai balconi di Palazzo Zanca, dove si è tenuta la manifestazione. Eventi e dibattiti, un toccante intervento dei ragazzi ospitati al PalaNebiolo e tanti cittadini hanno costituito lo scenario dell’ iniziativa. E’ in questo contesto che abbiamo incontrato il sindaco di Messina, e, cogliendo l’occasione, gli abbiamo posto alcune domande su questo scottante tema che fa ( per fortuna) così discutere.

Un Renato Accorinti visibilmente stanco dai mille impegni e le numerose problematiche che attanagliano la città ma “felice di poter lavorare 25 ore su 24 per Messina e i messinesi, anche dovendo affrontare problemi enormi perché , davvero, non ci sono soldi! Sono felice perché se non ora quando, se non noi, chi? Lavorare per il bene comune e lottare ogni giorno è la forma più spirituale di attività umana, questa si chiama politica. Questo termine rimbalza tra i partiti, in bocca ad alcuni personaggi, bande di affaristi e noi dobbiamo confiscare la parola politica a tutti quelli che hanno allontanato la gente dalle istituzioni. Le istituzioni sono sacre .

 

Perché l’Amministrazione ha sentito la necessità di organizzare la notte bianca?

La cosa bella è che dopo la vittoria elettorale Cambiamo Messina dal Basso continua a lavorare per la comunità. Giovani e meno giovani continuano a svolgere attività tra la gente, facendo proposte, questo è ciò che si desiderava; più della vittoria elettorale stessa, è fondamentale che la gente partecipi alla vita collettiva. Ho accettato la mia candidatura perché è venuta dal basso, da tante persone; per trent’anni mi è stato chiesto da partiti o da gruppi ed io ho sempre risposto di no, solo quando la proposta è arrivata dalla gente, a cinquantanove anni, ho setto si. Ed ecco perché la notte bianca…..è un momento importante di condivisione e scambio culturale.

Cosa pensa del passo indietro di Crocetta sul Muos?

Il Presidente della Regione mi ha confessato che l’Istituto Superiore della Sanità, affermando l’assenza di nocività dei radar ( alla quale io non credo ) ha messo la Sicilia nella condizioneELEZIONI: CROCETTA, MIA LISTA AUTONOMISTA E ANTIMAFIA di subire una serie di sanzioni e provvedimenti assolutamente negativi. Martedì Crocetta verrà a Messina e per l’occasione si terrà una giunta regionale all’interno di Palazzo Zanca, e lo inviterò sul No al Mous a dare una motivazione diversa; ovvero spiegare che la Sicilia, crocevia di popoli di tutto il mondo, deve rimanere luogo di pace, di scambio fra culture e religioni, e non di guerra. Un incontro di culture per far nascere l’uomo nuovo, che non ha più paura dell’altro. E’ necessario far passare un messaggio forte: difendere la nostra terra, smilitarizzarla e farla divenire avamposto di pace.

 

Crede che il Presidente Crocetta sia impotente in questa situazione?

Crocetta ha avuto uno slancio molto forte, ha dato un’impressione di cambiamento; ovviamente lui non è arrivato ad essere presidente della regione come io sono arrivato a Palazzo Zanca, per questo è legato ai partiti che lo sostengono. Fa spesso dei “voli alti”, poi però , presumo, le correnti, i partiti che hanno idee diverse, quando lui vola troppo alto lo fermano. A Gela ha lavorato veramente molto bene, come persona libera, anche nei confronti della mafia, è chiaro che c’è sempre qualcosa che non sarà fatto bene, succede a tutti, non voglio prendere le difese di Crocetta però non siamo certo sul profilo di certo personaggi che sono stati addirittura collusi con le associazioni mafiose.

E’ innegabile però che la credibilità del presidente della regione non sia più la stessa..

Assolutamente si. Io, non appena sarà a Messina, lo stimolerò ancora a dire NO MUOS con questa motivazione veramente straordinaria: quelle della pace. Non si tratta certo di
motivazioni frivole, anzi sono le più elevate dal punto di vista spirituale, culturale e politico. Non mi arrendo. Lo inviterò a intraprendere un cambio di rotta verso una strada che ci fa onore.

 

Si sente condizionato nel suo lavoro, a meno di due mesi dalla valutazione del ricorso?

Sono sereno, la cosa più importante è stata fatta, abbiamo vinto. Il potere avrebbe dovuto fermarci prima, perché adesso abbiamo fatto scoprire a tutti che erano giganti di cartone.accorinti Questo ci da speranza, tutto è possibile e può cambiare. Ogni singolo cittadino, nella sua esperienza di vita deve continuare a credere nei valori, nell’utopia, del singolo, del gruppo, di una città intera. Non è un caso se la gente di Milano, di Venezia mi dice che sono il loro sindaco, che sono uno di loro. La vittoria è di tutti, non è una vittoria solo elettorale. Questa è una cosa straordinaria, cinque mesi o cinque anni… so che cinque anni di amministrazione lascerebbero il segno, ma è l’aver fatto vedere e toccare con mano che c’è una via nuova, questo è importante. Con le nostre mani abbiamo spaccato un muro, perché dietro vedevamo una strada diversa, non importa se noi percorreremo solo un piccolo viottolo, saranno gli altri, chi verrà dopo, a farne un’autostrada, sulla nostra scia. Noi abbiamo fatto il primo passo quando nessuno ancora ne vedeva la direzione, che è più importante di tutte le cose che riusciremo ad ottenere. Un percorso intrapreso insieme ai cittadini che collaborano alla vita collettiva, e questa sera ne è un esempio; ormai non possono più chiudere il cuore della gente, perché tutti abbiamo provato che è possibile vincere. Sicuramente dopo di me verranno persone migliori, le nuove generazioni hanno, grazie anche all’esempio di questa vittoria, un’apertura mentale che gli permetterà di fare molto meglio in futuro. Aver spianato questa strada è affascinante ed ha un valore estremo, saranno gli altri a continuare; per questo non ho paura, non ho rammarico, mi dispiace per le modalità con le quali si dovrebbe prendere il mio posto. Un’ora fa, a Galati, in una scuola, ho incontrato una persona che mi ha detto di non avermi votato, ma che, adesso che mi ha conosciuto, lo farebbe.