Messina, la lettera di Genovese (Cisl) al presidente Crocetta nel giorno della sua visita in città

tonino genoveseIl segretario generale di Cisl Messina, Tonino Genovese, approfittando della presenza di Rosario Crocetta in città il 15 ottobre, ha indirizzato al presidente una lettera per sottolineare quanto Messina abbia bisogno di “azioni concrete e definitive”. “Vorrei che si andasse oltre le parole, gli annunci e i proclami” scrive Genovese. Di seguito il testo integrale:

In questa citta dove tutto potrebbe essere e non è, in cui i bambini crescono pensando che sia giusto giocare tra le baracche per poi pensare da grandi che é giusto spacciare droga o usare la prepotenza perché hanno imparato che l’unica legge è l’illegalità, si deve cambiare tendenza e l’esempio deve partire dalle Istituzioni e dai soggetti impegnati nella società civile. Vogliamo la dignità del fare e dell’assoluta novità degli impegni presi e mantenuti. Impegni chiari ed esigibili, non solo denaro, quello serve sicuramente, ma onestà e coerenza. Mi rivolgo a Lei  - scrive ancora Tonino Genovese – che rappresenta un presidio di legalità e di questo ha fatto un motivo di vita e di orgoglio”.

 

“Io sono la rivoluzione”?”Io sono in netta discontinuità con tutti quanti hanno governato la Sicilia, Lombardo compreso”. Esimio Presidente, questo è ciò che Lei ha dichiarato appena eletto rispondendo ai giornalisti davanti al suo quartier generale di Palermo.

 Oggi riunisce la sua Giunta a Messina. Gesto molto simbolico ma che noi speriamo foriero di provvedimenti concreti perché Messina è una città in dissolvenza, sta scomparendo tutto, stiamo perdendo tutto e invece di provare un sano senso di contrasto al degrado ci stiamo abbandonando, quasi a farci travolgere dagli eventi. Da anni discutiamo sempre delle stesse cose, che ormai hanno superato anche il livello delle emergenze.

Perché mai Messina dovrebbe attrarre?

Messina sembra una città irredimibile ma noi non ci arrendiamo. Ebbene, qui a Messina abbiamo un elemento di straordinaria continuità e che ha contraddistinto gli ultimi sessant’anni di governi regionali. Il mantenimento in vita, ma senza che si producesse un solo atto concreto e coerente, dell’Ente Porto di Messina. Nato per attuare la realizzazione del Punto Franco nella Falce, ad oggi, ha visto solo il pervicace mantenimento in vista di se stesso, determinando pertanto solo costi per la comunità, ma fallendo il compito affidatogli. L’anacronismo è oggi sotto gli occhi di tutti ma, nonostante i proclami di ogni suo predecessore, l’Ente Porto è ancora qui a pesare come un macigno e affermare una matrigna incombenza della Regione Sicilia su un lembo della città di Messina.

Lei conosce bene le condizioni sociali, economiche e di compromissione di questa città, sa altrettanto che unica possibilità per creare le minime ma indispensabili condizioni di ripresa economica e di possibili opportunità di investimento stanno tutte nella riqualificazione di quella porzione di territorio che dalla zona falcata si estende degradato fino a Tremestieri.

Riqualificazione, riconquista dell’affaccio a mare (cui da oltre mezzo secolo rivolgiamo le spalle) e coniugazione di queste azioni immaginando di operare condizioni di attrattività di investimenti produttivi. Ebbene, esimio Presidente, se Lei ha veramente a cuore le sorti di questa martoriata città (da quei poteri che lei dice di voler combattere) oggi lo dimostri emanando, qui a Messina, la delibera di soppressione dell’Ente Porto.

Noi riteniamo che se la vera motivazione di questa incomprensibile agonia stia nella valenza, non certamente dimostrata, delle opportunità esercitabili dal punto franco, sia esercitabile a prescindere. Prevedendo una diversa dislocazione territoriale o sovrapponendola alle opportunità offerte dal nuovo strumento della Zona Franca Urbana. Se come sembra la Sardegna si appresta a diventare isola franca capirà che pochi metri quadrati quali quelli in capo all’Ente Porto di Messina rappresenterebbero solo una ostinazione omicida per questo territorio e non già uno strumento di sviluppo.

Dimostri la discontinuità del suo governo, sopprima l’Ente Porto di Messina.

Vivo in questa città. Io ho potuto scegliere. I giovani questa scelta, forse, non la possono piu fare.

Ecco Signor Presidente, un futuro che passa dalla volontà di fare perché a volte basta una idea ad unire e perché sono convinto che i soldi sono una conseguenza del fare, fare bene per il bene comune.

E’ un’impresa? Forse sì, ma insieme possiamo essere imprenditori del futuro!!!!

Qui, oggi. A Messina.

 Altrimenti la sua sarà una rivoluzione in perfetta continuità con i suoi predecessori.