Messina, il Vittorio Emanuele potrebbe diventare una succursale dei teatri di Catania e Palermo. Fistel Cisl: “Cosa ne pensano i deputati messinesi?”

Teatro Vittorio EmanueleC’è fermento negli uffici dell’Ente Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Le voci di corridoio che giungono da Palermo sulla possibile dismissione del Teatro di Messina a favore dei Teatri di Catania e Palermo. “Vorrebbero ridurre la nostra struttura a un semplice contenitore di opere prodotte da altri. Se così fosse resterebbero illusioni le speranze occupazionali di professori e tecnici esterni e sarebbe a rischio anche il livello occupazionale già esistente. Per non parlare del danno economico che tutto l’indotto verrebbe a subire”. Luigi Risitano, segretario provinciale della Fistel Cisl di Messina, chiarisce quali possano essere le ripercussioni di una scelta del genere. E rilancia: “La politica regionale ha il dovere di indicare con chiarezza quale sia il disegno precostituito che coinvolge il Teatro di Messina, cosa deve fare e cosa deve diventare. Ma – continua Risitano – vorremmo sapere cosa ne pensano i deputati messinesi, cosa intendono fare e se vogliono davvero che la loro città sia privata anche di un centro di cultura importante qual è il Teatro Vittorio Emanuele”.

La Fistel Cisl chiama in causa anche il sindaco Accorinti, “dal quale ancora aspettiamo la convocazione per l’incontro richiesto mesi fa” e la sua “rivoluzione culturale”.

Ci opponiamo e ci opporremo a quello che riteniamo sia un sopruso perpetrato ai danni della nostra città – continua Risitano - La Fistel-Cisl, così come in passato ha scelto di assumere la responsabilità di essere una voce fuori dal coro degli illusi e degli strumentalizzatori, oggi ribadisce la necessità di non adagiarsi sul lento declino che altri hanno scelto per Messina”.

Il sindacato ha già dichiarato lo stato d’agitazione e ha invitato “tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Teatro e le altre organizzazioni sindacali a fare quadrato sui veri obiettivi comuni per la sopravvivenza della massima espressione culturale della città”.

Il rischio di “declassamento” del Vittorio Emanuele ripropone anche il nodo della Pianta Organica che l’Ente attende da 17 anni e oggi, suddivisa per qualifiche, è la seguente: 13 tecnici, 5 manutentori, 5 portieri centralinisti, 5 addetti al botteghino, 2 addetti di sala, 3 magazzinieri, 30  amministrativi e 1 autista.

Quando si parla di amministrativi – evidenzia Risitano – si assimila impropriamente anche l’attività tipicamente commerciale, di relazioni e di promozione, di ricerca, di analisi del mercato del settore culturale e delle produzioni. Palesemente falso e strumentale dichiarare che siano tutti impiegati amministrativi come si legge da più parti e da diverso tempo”.