Lettera del vicepresidente della Provincia di Cosenza, Mimmo Bevacqua a Matteo Renzi, candidato alla Segreteria Nazionale del Pd

images

Lettera integrale del vicepresidente della Provincia di Cosenza, Mimmo Bevacqua a Matteo Renzi, candidato alla Segreteria Nazionale del Pd:

Carissimo Matteo,
sono un esponente di Areadem Calabria, fondatore del movimento politico-culturale Zonadem ed ho deciso di sostenerti con convinzione e senza remore nella tua corsa alla segreteria nazionale del Pd. Credo, infatti, che il partito abbia bisogno di una scossa, di nuovi slanci e di una nuova organizzazione, capace di valorizzare la militanza e, soprattutto, il rapporto con il territorio.
A tal proposito non ti nascondo di aver avuto qualche perplessità a sostenerti per l’assenza assoluta nei tuoi discorsi di riferimenti al Mezzogiorno, ai suoi drammi, ma anche alle sue tante opportunità e potenzialità. E la tua recente intervista su “La Stampa” di Torino non ha affatto fugato i miei dubbi, poiché ho dovuto constatare, purtroppo, ancora i soliti riferimenti a tanti luoghi comuni che si riferiscono, per esempio, agli operai forestali calabresi.
A tal proposito credo vada definitivamente rimossa l’espressione circa l’esistenza di un “esercito di forestali” in Calabria. I lavoratori idraulico-forestali calabresi sono oggi ormai qualche migliaio, molti dei quali vicini alla pensione, atteso che dal 1984, cioè da trent’anni, una legge dello Stato blocca il turn-over nel settore. Con ciò non voglio negare che nella mia regione persistano e resistano sacche di inefficienza e di assistenzialismo. Anzi! Ma la colpa di tutto ciò non è assolutamente da addebitare a questi lavoratori. È la Regione, sono gli organi di gestione ad essere inefficienti. Se quei pochi forestali ancora rimasti si recano sulle montagne senza nemmeno sapere cosa fare e dove mettere le mani, la responsabilità non è loro, ma di chi dovrebbe programmare i loro interventi e, invece, non li programma.
La confusione e l’incertezza, come ben sai, hanno sempre creato dipendenza. Lo ha ben capito gran parte del ceto politico della mia regione che, attraverso inerzia ed inefficienza, non dando mai risposte tempestive e concrete ai problemi, ha creato nel tempo un sistema clientelare che ha ridotto anche il settore della forestazione ad un vero e proprio “carrozzone politico”.
Se oggi abbiamo in Calabria un patrimonio naturale e boschivo “svizzero”, come qualcuno dice, il merito è proprio degli operai forestali. Più della metà dell’area del Parco della Sila è frutto dei cantieri di rimboschimento e di bonifica, del lavoro e del sudore dei lavoratori calabresi. E noi sappiamo quanto oggi sia importante la prevenzione per combattere frane e incendi, soprattutto in una regione devastata dal fuoco in estate e dall’acqua in inverno.
La “barzelletta” dei forestali calabresi scansafatiche, caro Matteo, lasciamola, pertanto, al razzismo leghista e a quanti hanno pregiudizi verso il meridione e verso i meridionali.
Gli operai forestali hanno realizzato autentiche opere di civiltà. La modernità in molti paesi si è potuta realizzare proprio attraverso i loro interventi di bonifica.
Ma, lo affermo da silano e da calabrese, c’è di più: i cantieri di rimboschimento sono stati anche una grande scuola di partecipazione, di tolleranza e di impegno politico.
Questi lavoratori sono sempre stati in prima fila a lottare per la pace, la democrazia e il lavoro.
Quando ero ragazzo rimanevo spesso a bocca aperta davanti al fervore e alla chiarezza di ragionamento di questi lavoratori (spesso analfabeti) che usavano concetti puntuali, a volte taglienti, ma pieni di tanto buon senso e verità, che noi tutti oggi dovremmo riscoprire.
In tale contesto da vice presidente della Provincia di Cosenza e da fondatore del movimento politico culturale Zonadem, mi batto da tempo e in assoluta solitudine contro il “forsennato” utilizzo dei canadair per la lotta agli incendi e contro “l’industria del fuoco”.
Proprio quando stavo rinunciando a questa battaglia, ho trovato finalmente nell’inchiesta (una bella inchiesta all’antica) di Fabrizio Gatti pubblicata su “L’Espresso” di qualche mese fa, un alleato insperato.
Intorno agli incendi ruota un “affaire” di diversi milioni di euro. Sono 200 quelli spesi in un anno; migliaia per ogni ora di volo di un canadair; 40 milioni per l’acquisto di un solo mezzo aereo; altri milioni per il liquido estinguente e ritardante. E per cosa, poi? Per nulla! Solo sperpero di denaro pubblico, mentre gli incendi continuano a divampare, inesorabilmente.
Come dicono coloro che nella montagna e sulla montagna vivono, gli incendi si combattono a terra, con la prevenzione, la cura ed, io direi anche, con l’amore per essa. Se destinassimo solo metà degli euro che ogni hanno spendiamo per l’utilizzo dei canadair, potremmo impegnare tantissimi giovani per un lasso di tempo determinato.
Tanti anni fa, in primavera, si tracciavano le linee tagliafuoco; oggi non esiste più niente. Il bosco è abbandonato a se stesso: ovunque si vedono sterpaglie, rami secchi, legname che marcisce.
Eppure, come sostiene Gatti nell’inchiesta, basterebbero molti meno quattrini per una seria opera di prevenzione.
Il Presidente Letta, a fine agosto, ha annunciato la vendita di tre costosi jet per reperire risorse in favore della lotta agli incendi. Anche questo, mi permetto di dire, non basta.
Bisogna riportare gli uomini sulla montagna e rendere più “facile” la vita a quei “pochi e coraggiosi” che ancora vi risiedono, sfidando pregiudizi e difficoltà. Chiudere una scuola in montagna significa favorire gli incendi; chiudere gli ospedali, gli sportelli postali, ridurre le linee di trasporto, significa favorire gli incendi. E con gli incendi si producono le frane, i dissesti, le alluvioni, si creano altre Sibari devastate e annichilite dalle acque.
Lascio a te queste mie considerazioni, frutto del buon senso e della ragionevolezza, certo che all’apertura del tuo giro congressuale a Bari, saprai fugare ogni mia perplessità.
Sono convinto, e vorrei che lo fossi anche tu, che senza un Mezzogiorno forte e competitivo, il “sistema-Paese” difficilmente riuscirà a riprendere il treno della ripresa economica e sociale.
In attesa di incontrarti nella tua tappa calabrese, Ti saluto cordialmente.
Cosenza, 08.10.2013

Mimmo Bevacqua
Vicepresidente della Provincia di Cosenza