Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.28

felicinoEra da circa un mese che l’ispettore Felicino stava effettuando controlli nelle falegnamerie della zona, allo scopo di accertare l’efficienza dei dispositivi di prevenzione e protezione messi in atto dalle aziende per evitare che i lavoratori inalassero le polveri di legni duri, considerate cancerogene. Il suo ufficio aveva organizzato una vigilanza speciale per quella tipologia di rischio e quella mattina Felicino aveva in programma l’ispezione in un’azienda molto conosciuta in città, che costruiva mobili rustici riproducendo vecchi modelli dell’800.

Si era avviato al parcheggio ed era salito in macchina, ma prima di accendere il motore si era accorto che sul lunotto, sotto il tergicristalli, c’era il viso di una ragazza avvenente, riprodotto in un volantino, che lo guardava dall’alto di un sorriso a tutta pagina. Era la campagna pubblicitaria di una famosa marca di auto che in quei giorni stava tamburellando l’intera città. Felicino, nell’incrociare lo sguardo della ragazza del volantino, gli venne in mente quanto aveva letto il giorno prima su una rivista nazionale a proposito di pubblicità automobilistiche, ossia che un rivenditore di macchine extra lusso aveva realizzato un catalogo su come fare l’amore all’interno del modello prescelto. L’idea, folle o geniale, era venuta a un concessionario cinese che con un catalogo molto particolare spiegava ai clienti quali posizioni scegliere per fare sesso in auto, per esempio la Mercedes è l’auto più adatta alla posizione del “missionario”. Con il sorriso tra i denti, Felicino pensò ad un “kamasutra automobilistico”, ma ormai i pubblicitari facevano a gara a chi impressionava di più e le foto di Oliviero Toscani si potrebbero inserire in un manuale di catechismo rispetto a quanto si vedeva oggi nei manifesti pubblicitari.

Un conoscente che passava e lo salutò riportandolo alla realtà. Quindi mise in moto e si avviò.

Entrato in azienda, gli era venuto incontro il titolare che, appreso il motivo della visita, l’accompagnò a visitare gli ambienti della fabbrica, mostrandogli con orgoglio la nuova macchina a controllo numerico che gli permetteva di aumentare la produzione diminuendo i costi e, pensò tra se Felicino, gli accrescerà anche i guadagni e forse sostituirà le braccia di qualche operaio che quindi si troverà senza lavoro.

L’ambiente nel suo complesso era ben organizzato e tenuto pulito, anche se nell’aria si percepiva un pulviscolo di polvere di legno, invisibile a occhi nudi, ma avvertibile durante l’inalazione.

Ultimato il giro in fabbrica, l’ispettore chiese di poter visionare il Documento di Valutazione del rischio cancerogeno e mutageno. Il titolare sgranò gli occhi e meravigliato rispose “Ma di quale rischio cancerogeno parla ispettore. Qui utilizziamo solo prodotti naturali come il legno e vernici all’acqua” e continuò, questa volta con aria canzonatoria, “da quel che so, l’acqua non è mica cancerogena!”. Felicino, quasi divertito, di rimbeccare con una battuta rispose “guardi che anche l’acqua è pericolosa se viene a contatto del corpo quando è a bollore, ma”, continuò assumendo un comportamento serio come di chi non stava scherzando, “l’inalazione di polveri di legni duri può causare, nei soggetti esposti, un particolare tumore nel naso e nei seni paranasali, tumore che è rarissimo nella popolazione mentre si manifesta con una certa frequenza nei soggetti esposti a tali polveri”. Nella testa del titolare suonò una campanella; si sentì confuso, gli sembrava di vivere un’altra realtà, ma appena ripresosi fece “Ispettore, ma quali legni duri, qui utilizziamo esclusivamente il castagno, un materiale che nelle nostre zone si impiega da secoli per costruire mobili”. Felicino annuì con la testa, poi riprese “le polveri di castagno rientrano in questa terminologia, che considera legni duri tutti i legni ricavati da alberi del tipo angiosperme. In linea generale i legni duri sono rappresentati dalle latifoglie e i legni dolci  o teneri, dalle conifere”. Il titolare ormai era in preda allo sgomento e a quel punto aveva chiara l’idea che qualcosa nel sistema di gestione della sicurezza dell’azienda non aveva funzionato e si domandava come mai l’Associazione di categoria a cui era iscritto non lo aveva messo a conoscenza di quell’ulteriore obbligo. L’ispettore Felicino percepiva tutto il dramma che stava vivendo quell’uomo così orgoglioso di quanto aveva realizzato, ma sapeva altrettanto bene che il dovere gli imponeva di procedere nel rispetto della legge. Quindi, tirò fuori dalla borsa il blocchetto dei verbali e incominciò a scrivere la contestazione per la mancata valutazione dell’esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni prevista dall’art. 236, comma 1), del D.Lgs 81/08. Compilato il verbale, lo consegnò al datore di lavoro spiegandogli che la sanzione, di natura penale, prevedeva l’arresto da tre a sei mesi o l’ammenda da 2.740,00 a 7.014,14 euro.

A cura di Studio SGRO

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