Le indagini dell’ispettore FELICINO – N.25

felicinoLa struttura in tubi e giunti, collegata al palco in cui si sarebbe svolto l’evento politico, aveva ceduto all’improvviso nella parte in cui erano stati fissati i fari dell’impianto luci per il palco e gli elementi metallici cadendo avevano investito un operaio che si trovava sul palco, colpendolo violentemente alla testa. Era intervenuta un’ambulanza del 118 e il lavoratore, semi svenuto, era stato portato al pronto soccorso cittadino, mentre per terra c’erano rimaste le macchie di sangue fuoriuscite dalla ferita e tutt’intorno i colleghi di lavoro impressionati da tale disgrazia. Il comizio del candidato sindaco, per sua volontà, era stato sospeso. Non perderemo niente d’importante, pensò l’ispettore Felicino mentre si avvicinava al luogo dell’incidente e qualcuno gli comunicava la decisione del politico. Da troppi anni si ripetevano sempre le stesse scene, anche se gli attori di turno cambiavano volto e colore politico. Le promesse erano sempre le stesse; quelle che toccavano i desideri dei cittadini, facendoli sognare e sperare. E’ proprio vero che la speranza è dura a morire, ma così no; così la speranza diventava puro sadismo. Felicino le ricordava bene queste false promesse: abolizione delle tasse, maggior lavoro per i giovani, cambiamento, trasparenza, diminuzione dei costi della politica, bla bla, bla bla bla, ecc. ecc. Sempre la stessa zuppa e spesso offerta dagli stessi politici che si riciclavano saltando da un partito all’altro, con la disinvoltura di una ballerina di musica ritmica. Così quelli che avevano governato fino al giorno prima proponevano soluzioni miracolose senza spiegare perché non avevano fatto niente quando governavano. E com’erano convincenti, qualche volta c’era cascato anche Felicino, forse perché aveva bisogno di sogni, di credere in qualcosa è in qualcuno. Pur sapendo che anche questa volta le promesse non sarebbero state mantenute, molti cittadini ci sarebbero cascati e sarebbero andati a votare, speranzosi. Poveri grulli, pensava Felicino, che ormai non andava più a votare, avendo perso la fiducia nei politici, almeno in quelli che si erano candidati fino a quel momento.

Quando Felicino arrivò vicino al palco, gli si avvicinò il gestore dell’evento che con malcelata angoscia disse “ispettore, che tragedia! che tragedia!. Povero ragazzo, per fortuna è fuori pericolo, ma ha rischiato molto”, poi s’interruppe all’improvviso, come aspettando dall’ispettore parole di conforto, ma Felicino restava zitto e lo guardava negli occhi. Imbarazzato il gestore continuò “avevamo fatto tutto. Siamo in regola con le autorizzazioni, con la scelta della ditta di pontisti, con il libretto del ponteggio. Tutto. E’ stata una vera disgrazia. Purtroppo contro la natura non si può andare”. Cosa c’entrasse la natura in quella disgrazia, Felicino non riusciva proprio a spiegarselo. Aveva visto un foglio di carta con uno schizzo della struttura come doveva essere montata, ma si trattava di una dimostrazione scenica della costruzione e non di un progetto tecnico, che invece non era stato redatto, così come non era stato predisposto neanche il PiMUS. Anzi a sentir quel nome il gestore sgranò gli occhi e rivolto all’ispettore fece “il che?”. “Il piano di manutenzione, uso, montaggio e smontaggio del ponteggio” rispose Felicino, che continuò dicendo “prima di iniziare a montare il ponteggio, doveva far redigere il Pimus e il progetto dell’intera costruzione, visto che è una struttura difforme dagli schemi tipo riportati nel libretto che mi ha fatto vedere”. Quindi con voce ferma e dura spiegò che aveva violato, rispettivamente, gli articoli 134, comma 1) e 133 del D.Lgs 81/08 e preso dalla borsa il blocco dei verbali, ne staccò uno e incominciò a scrivere la contestazione, specificando che le sanzioni prevedevano, in entrambi i casi, l’arresto sino a due mesi o l’ammenda da 548 a 2.192 euro.

A cura di Studio SGRO

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