La chiesa reggina sostiene i profughi di Lampedusa

MigrantiDi seguito la nota diffusa dal Coordinamento ecclesiale di pronto intervento-Reggio Calabria:

La recente, dolorosissima tragedia in mare di centinaia di migranti nelle acque di Lampedusa non è altro che l’evento più eclatante – date le proporzioni – di una lunghissima serie di eventi simili, che si consumano ormai da diversi anni. Al punto che per molti è diventato un fatto quasi normale, spiacevolmente ineluttabile, più o meno come le guerre o la fame nel mondo. Né manca – anche a livello di autorevoli esponenti della politica nazionale – chi continua a esprimere al riguardo posizioni assurde e inaccettabili, come inaccettabile è il concetto di “reato di clandestinità”.

La Chiesa reggina, da sempre fortemente impegnata a fianco degli ultimi, ha preso atto di come, sempre più frequentemente, gli sbarchi di profughi provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente e, dunque, in fuga da zone di guerra e aventi diritto di asilo, non riguardino più soltanto Lampedusa, ma anche il resto della Sicilia e le coste della Calabria, compresa la nostra provincia.

Per questo diverse realtà ed associazioni della Diocesi hanno costituito in Settembre un“Coordinamento ecclesiale di pronto intervento”, con l’intento di dare insieme un contributo il più efficace possibile in situazioni di emergenza. Ne fanno parte, fino ad oggi, la Caritas, Migrantes, la Comunità di S. Egidio, la Comunità Papa Giovanni XXIII il Centro d’Ascolto S. Agostino, le suore Scalabriniane, la Comunità di Vita Cristiana, il MASCI, l’AGESCI,il MOCI, il GRIS.

L’idea di fondo è quella di essere disponibili rispetto alle esigenze che le istituzioni competenti, a partire da Prefettura e Protezione Civile, individueranno volta per volta. Ma anche di portare, in situazioni così estreme quali la temporanea permanenza di profughi in strutture della nostra provincia, qualcosa che risponda al nostro specifico e ai bisogni più intimi che ogni essere umano porta con sé, bisogni di natura affettiva, psicologica, spirituale. Dunque, cibo, acqua, vestiti, scarpe, coperte … ma anche schede telefoniche e cellulari, approcci di ascolto e di dialogo, momenti di serenità per i bambini, dove possibile piccoli momenti di preghiera.

A tal fine il Coordinamento ha chiesto l’accreditamento presso la Prefettura perché coloro che ne fanno parte possano essere ammessi all’interno delle strutture di accoglienza primaria; visto che – è bene tenerlo presente – si tratta sempre di situazioni molto complesse e delicate, specie per le implicazioni di natura sanitaria, di sicurezza e di ordine pubblico.

Va infine detto che, emergenze a parte, si sta anche pensando a un orizzonte più ampio, perché la nostra città possa dare, in un futuro non lontano, un’accoglienza stabile a quanti fra gli immigrati ne hanno bisogno.