Immigrati, commemorazione ad Agrigento. Nicolini: ”Mare nostrum’ è poco”

imagesUna cerimonia di commemorazione, sul litorale di San Leone ad Agrigento, per le 366 vittime del naufragio di Lampedusa dello scorso 3 ottobre, alla presenza del vicepremier Angelino Alfano, del ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge e quello della Difesa Mario Mauro.

Anche il Comune di Palermo partecipa alla cerimonia con il vicesindaco Cesare Lapiana (il sindaco Leoluca Orlando si trova a Roma) mentre è assente il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, che ha definito la cerimonia una “passerella per i politici”. Presente il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta. “E’ importante che oggi venga fatta questa commemorazione, ma io avrei gradito che ci fossero qui anche i superstiti del naufragio del 3 ottobre – ha osservato -. E sarebbe stato ancora meglio fare i funerali alla presenza delle bare. Ma non è questo il momento delle polemiche”.

“L’Italia è commossa per quello che è accaduto perchè sente il dolore e la ferita profonda per tante persone che hanno sperato nell’Italia e nell’Europa mettendo a repentaglio la propria vita affinchè cambiasse – ha detto Mauro -. E siamo qui per ricordarci che ciò che ci unisce come uomini è più forte di qualsiasi altra considerazione”. “I sopravvissuti – ha poi annunciato – sono coloro che in primis avranno l’attenzione del nostro paese”.

Decine di eritrei provenienti da tutta Italia sono giunti sul posto per prendere parte al rito. In sottofondo una nenia con il canto di dolore degli eritrei che indossano i tipici abiti del loro paese. Due loro connazionali, sul molo di San Leone, intanto protestano per l’assenza dei sopravvissuti. “Perché i 157 sopravvissuti non sono stati invitati?”, recita uno striscione. C’è anche un gruppo di cattolici coopti con i tipici abiti della religione. Presente anche il vicepresidente della comunità religiosa islamica Yahya Pallavicini

Le salme sono già state tutte tumulate nei cimiteri di tutta la Sicilia. E Deres Araya, presidente della Comunità Eritrea in Italia, chiede che ”l’Italia mantenga la promessa e riconsegni le salme alle loro famiglie in Eritrea”.

Assenti, dunque, gli oltre 150 eritrei sopravvissuti al naufragio. I migranti hanno protestato al centro di accoglienza di Lampedusa chiedendo di partecipare alla commemorazione: un gruppo di eritrei ha forzato l’ingresso del centro di accoglienza di Contrada Imbriacola e ha impedito l’uscita dei pullman con a bordo un gruppo di siriani diretto in Puglia. Alcuni di loro hanno anche bloccato la strada con un grosso masso. Altri hanno raggiunto il Comune di Lampedusa dove una delegazione ha incontrato il vicesindaco dell’Isola. Alla fine, la protesta è rientrata; non i malumori degli eritrei.

Intanto il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini ha presentato, nel corso di una conferenza stampa in Senato con il presidente della Commissone diritti umani Luigi Manconi, un piano per l’ammissione umanitaria nell’Unione europea. “L’operazione ‘Mare nostrum’ mi sembra davvero poco. Si continuano a dare risposte militari a domande umanitarie. Sarebbe il momento di cambiare”, ha detto Nicolini. “Avrei trovato più utile – ha fatto un esempio Nicolini – decongestionare il centro di Lampedusa dove non è cambiato nulla. Lampedusa non ce la fa più a reggere tutti questi morti”. Da qui la proposta in quattro punti per l’ammissione umanitaria nell’Unione Europea attraverso la concessione di una misura di protezione temporanea e l’attuazione di un piano di resettlement con le organizzazioni internazionali e le associazioni umanitarie.

“E’ il momento di buttare via la maschera, si deve fare qualcosa, Lampedusa non ce la fa più a reggere tutti questi morti”, ha detto Nicolini.

Quanto alla tragedia del 3 ottobre, il sindaco di Lampedusa ha parlato di “luci ed ombre. Le luci sono l’eroismo di chi ha soccorso i migranti, dall’altra parte le ombre sono rappresentate dalla mancanza di coordinamento di chi ha gestito il post tragedia”. Mentre sulla cerimonia di Agrigento, e sul fatto che non si sia tenuta a Lampedusa, ha spiegato: “Noi non siamo stati coinvolti in questa decisione”.