Funerali di Priebke: una storia infinita

albano-priebke-300x225Di Kirieleyson - I fatti sono noti: muore all’età di  cento anni Priebke, l’ufficiale delle SS che fu tra i responsabili del massacro delle Fosse Ardeatine, in cui furono giustiziati dai nazisti  335 cittadini italiani, scelti a caso.

Nessuno vuole che nel suo territorio si svolga la cerimonia funebre e nessuno vuole ospitare nel suo territorio le spoglie del massacratore nazista, rischiando così la creazione di un luogo di culto per nostalgici dell’imbianchino criminale con i baffetti.  Persino la Germania se ne lava le  mani.

Finalmente qualcuno si fa avanti: una comunità di “cattolici” integralisti (seguaci di Marcel François Lefebvre, vescovo morto una ventina di anni fa e non a caso scomunicato dal papa)  si offre di officiarne le esequie nella cittadina di Albano.

L’occasione viene subito colta da alcuni gruppi di neonazisti , che intravedono nell’evento la possibilità di manifestare i loro” nobili ideali”.

A questo punto il prefetto vieta opportunamente ogni cerimonia.

Da allora non si sa che fine abbia fatto il feretro: ieri era dato nell’aeroporto di Pratica di Mare, ma in tarda serata pare sia scomparso e trasportato chissà dove.

L’opinione pubblica si è divisa, per la verità non equamente. Alcuni dicono che da morti siamo tutti uguali. I più dicono che bisogna fare distinzioni.

Quando fu ucciso Bin Laden, gli Americani, popolo pragmatico per eccellenza, decisero senza indugio e senza pubblicità di “seppellirlo” immediatamente in mare, con il duplice obiettivo di non  urtare la sensibilità delle persone di fede islamica e, nello stesso tempo, di  evitare la creazione di mausolei per future  celebrazioni di simpatizzanti terroristi.

Il pragmatismo non è mai stato, per noi Italiani, il nostro forte. Ed ogni decisione deve maturare sempre attraverso complessi ragionamenti ed esser frutto di travagliati compromessi,  ma sempre a discapito della rapidità ed efficacia delle soluzioni.

Tra le varie soluzioni udite, quella che ci è sembrata la più adeguata per la risoluzione della  controversa vicenda, ci è parsa quella espressa da una parente di una delle vittime dell’eccidio: la cremazione.

E la dispersione delle ceneri nelle fogne di Roma.