Discriminazioni per gli specializzandi ‘non medici’: quale futuro per loro in Italia?

medicinaDi Graziella Maccarrone- Medici di serie A e medici di serie B. Stesso contratto di formazione, stessi doveri, stesso percorso di studi ma differenti diritti. Gli specializzandi sanitari (medici di serie B) non solo non percepiscono alcuna retribuzione ma sono costretti a pagare a spese proprie la tassa di iscrizione, chiedendo loro un impegno a tempo pieno e stesse identiche responsabilità pari a quelli dei “colleghi laureati in medicina”.

Dei veri e propri abusi di “categoria” da parte di direttori e docenti universitari nei confronti di questi specializzandi costretti a coprire orari lavorativi assurdi, a timbrare badge o a dover firmare l’orario di ingresso e di uscita, tutti doveri che spetterebbero al personale universitario o a quello delle aziende ospedaliere. Addirittura vedono negarsi il diritto di godere delle ferie o di essere trasferiti nelle università più vicine alla loro residenza anche nel caso di maternità, compromettendo in tal modo lo sbocco occupazionale per chi, senza alcun reddito o aiuto da parte della famiglia, vuole intraprendere un percorso specialistico di per sè già durissimo.

Una discriminazione attuata “semplicemente per il fatto di avere una laurea diversa da quella in Medicina e Chirurgia che ad arbitrio è stata investita di maggiori diritti e tutele”, queste le parole degli specializzandi medici di serie B inviata al Presidente della Repubblica, del Consiglio e ai Ministri, nessuno escluso.

“Apprezziamo con entusiasmo le proposte volte da parte del Governo alle giovani generazioni in prospettiva alla riapertura di spiragli nel mondo del lavoro e quindi alla possibilità di creare nuova occupazione. Auspichiamo che queste iniziative non si traducano nel favorire esclusivamente i giovani sino al 34esimo anno dì età, ma guardi oggi anche a quelli che da ieri ne hanno compiuto 35, 36, 37 e via dicendo”.

Chiedono maggiore tutela e auspicano a “una soluzione perché siano estesi agli specializzandi ‘non medici’ i medesimi diritti già spettanti ad uno specializzando medico, così come regolamentati nel contratto di formazione specialistica”, dal quale sono esclusi biologi, chimici, fisici, farmacisti, odontoiatri, psicologi e veterinari. Una legge tutta italiana fatta eccezione per la Sardegna che, con una normativa, ha provveduto a regolarizzare la posizione degli specializzandi ‘non medici’.

D’altronde perchè non tutelarli se pensiamo che senza il loro contributo difficilmente si riuscirebbe a rispettare e difendere il diritto alla salute, diritto garantito (o almeno così dovrebbe essere) dalla Costituzione Italiana.
Il vero pericolo di questa discriminazione è che si arrivi “all’estinzione” di figure professionali altamente specializzate, delle quali la sanità non può permettersi di fare a meno.