Diffamazione: abolito il carcere per i giornalisti, tutte le novità con la nuova norma

giornalismoÈ stato approvato l’articolo 1 della proposta di legge che riforma la diffamazione a mezzo stampa. Tra le novità più rilevanti, l’abolizione del carcere per i giornalisti in caso di diffamazione. La modifica, contenuta all’articolo 1 comma 3, contempla due tipi di multe a seconda della gravità del fatto: una multa da 5 mila a 10 mila euro nel caso in cui venga attribuito un fatto determinato. Se invece l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato falso la cui diffusione sia avvenuta con la consapevolezza della sua falsità si applica la pena della multa da 20 mila a 60 mila euro. Alla condanna si applica la pena accessoria dell’interdizione dalla professione del giornalista per un periodo da un mese a sei mesi. La modifica si applica alla articolo 13 (Pene per la diffamazione; Ndr) della legge sulla stampa 47 del 1948 che attualmente prevede: “Nel caso di diffamazione commessa col mezzo della stampa, consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, si applica la pena della reclusione da uno a sei anni e quella della multa non inferiore a lire 500.000. La misura della multa è stata così elevata dall’art. 113, secondo comma, l. 24 novembre 1981, n. 689. Per effetto dell’art. 24 c.p. l’entità della sanzione non può essere inferiore a lire 10.000. La sanzione è esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell’art. 32, secondo comma, della citata l. 689/1981“.

carcere2-2Mettiamo fine ad un anacronismo, quello della carcerazione per i giornalisti, che riecheggia culture incompatibili con la democrazia costituzionale“. Cosi’ Pino Pisicchio, autore della prima proposta di legge di riforma della diffamazione, al termine dell’esame dell’aula della Camera degli articoli del ddl che elimina la pena detentiva per i giornalisti. “Certo, si poteva fare di piu’- aggiunge il presidente del gruppo Misto- si poteva porre l’istituzione di un Giuri’ d’onore per evitare la giurisdizionalizzazione dei contrasti tra giornalista e cittadino, cosi’ come sarebbe stato utile approfondire i temi relativi all’uso delle nuove tecnologie della comunicazione. Torneremo a porre il tema sul piano di una proposta organica. Oggi accontentiamoci di un passo“.

COSA ACCADE SUL WEB -  Se il delitto di diffamazione viene commesso su internet, la competenza sara’ del giudice del luogo di residenza della persona offesa: lo prevede un emendamento del governo al testo sulla diffamazione a mezzo stampa approvato dall’Aula della Camera. L’Assemblea di Montecitorio ha quindi approvato emendamenti della commissione che, tra l’altro, prevedono le stesse pene della diffamazione anche per i giornalisti che rifiutino di pubblicare la rettifica. Tra le novita’ introdotte, il riconoscimento della possibilita’ per il direttore di delegare le funzioni di controllo a uno o piu’ giornalisti professionisti idonei a svolgere le funzioni di vigilanza. La delega dovra’ avvenire con atto scritto ed essere applicata in relazione alle dimensioni organizzative della testata. Viene poi previsto che, eccetto per i casi di concorso, il direttore o il vicedirettore (anche di testate online) risponda dei delitti commessi con il mezzo della stampa se il delitto e’ conseguenza della violazione dei doveri di vigilanza sul contenuto della pubblicazione. La pena e’ ridotta di un terzo, e non viene applicata la sanzione accessoria dell’interdizione dall’esercizio della professione giornalistica.