Cosenza: concluse le indagini relative all’operazione “Senza Terra”

Ambiente e rifiuti: auto della Gdf davanti a una discarica, foto della guardia di finanza di SiracusaI finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza stanno notificando, agli indagati ed ai difensori, gli avvisi di conclusione indagine emessi dalla Procura della Repubblica di Castrovillari (CS) nell’ambito dell’inchiesta denominata “Senza Terra.

Le attività investigative della Guardia di Finanza hanno riguardato un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e continuata ai danni dell’INPS, nonché alla commissione di una serie di reati contro la P.A., quali peculato, corruzione, abuso d’ufficio, falso, accesso abusivo a sistemi informatici e violazione della normativa in materia elettorale.

Dette attività, concretizzatesi in indagini tecniche, appostamenti, pedinamenti, nonché nell’esame di una notevole mole di documentazione acquisita, hanno portato nel mese di ottobre 2012 all’esecuzione, nell’alto Ionio cosentino, nella Sibaritide, tra Corigliano Calabro, Cassano allo Jonio, Rossano ed in altre regioni d’Italia, di 37 misure cautelari personali (15 arresti domiciliari, 21 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria ed un obbligo di dimora), 84 perquisizioni locali, nonché al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di oltre 66 milioni di euro e alla notifica di 92 avvisi di garanzia.

Nello specifico, le indagini hanno consentito di individuare l’intero sodalizio criminale ricostruendone il modus operandi adottato. Sono state scoperte 28 false cooperative agricole “senza terra” collegate funzionalmente tra loro, circa 4.100 falsi braccianti agricoli che hanno percepito illecitamente indennità per circa 11.000.000,00 di euro nel periodo che va dal 2004 al 2012 e, cosa più preoccupante, un sistema economico deviato divenuto nel tempo vero e proprio meccanismo di illecito sostentamento dei redditi personali e familiari di un elevatissimo numero di persone, che ha fatto conseguire ai predetti soggetti erogazioni proprie del sistema previdenziale, garantendo la continuità assicurativa nel settore agricolo.

Diversi falsi braccianti agricoli erano, in realtà,  praticanti presso studi legali, dipendenti di enti sindacali, casalinghe, giovani studenti universitari e comunque persone che, per origine e ceto sociale, non hanno mai avuto alcuna dimestichezza con il lavoro agricolo.

La realizzazione della truffa è consistita nella costituzione ad hoc di cooperative agricole “operative” nelle zone di Corigliano Calabro (CS), Rossano (CS) e Cassano allo Ionio (CS), con centinaia di lavoratori che, in realtà, svolgevano tale attività solo “sulla carta”, presso terreni di ignari committenti o, addirittura, inesistenti. I lavoratori fittizi, d’intesa con i promotori ed i componenti del sodalizio criminale, al fine di godere dei diritti derivanti dallo status di dipendenti a tempo determinato nel settore agricolo, erano disposti ad anticipare all’organizzazione somme di denaro necessarie per il versamento dei contributi previdenziali per il tramite delle cooperative agricole. Tali somme costituivano il presupposto necessario per poter successivamente ottenere il riconoscimento delle indennità di disoccupazione agricola agli stagionali fittiziamente assunti, nonché alle indennità di malattia, assegni familiari e maternità. Di contro, l’organizzazione criminale lucrava sulle indennità maturate dai falsi braccianti agricoli trattenendo per sé quota parte delle somme erogate dall’INPS. Esisteva un vero e proprio listino prezzi per la compravendita delle giornate lavorative; venivano infatti richiesti ai braccianti 500/600 euro per 51 giornate, 1000/1200 euro per  101 giornate e 1500 euro per 151 giornate.

L’organizzazione, composta anche da commercialisti e consulenti del lavoro, dopo aver ricevuto le somme con il metodo sopra descritto, provvedeva a comunicare con false certificazioni all’INPS il numero delle giornate effettuate. Inoltre, le imprese coinvolte, benché sul piano amministrativo figurassero aver regolarmente assunto le maestranze, omettevano addirittura di versare i previsti contributi nelle casse dell’INPS e, contemporaneamente, facevano ricadere sullo stesso Ente la competenza retributiva conseguente alla mera assunzione, nonché la maturazione di un periodo assicurativo ai fini pensionistici pari ad un anno.