Clamoroso a Reggio: le cooperative citate nella relazione dello scioglimento sono pulite!

palazzo_san_giorgioHa del paradossale la notizia pubblicata questa mattina sulle colonne dell’Ora della Calabria: tutte le cooperative citate nella relazione prodotta dalla commissione d’accesso al Comune di Reggio Calabria, e dunque “determinanti” per il conseguente scioglimento dell’Ente (avvenuto il 9 Ottobre 2012, più di un anno fa) non sono mafiose.

Anzi sono pulite, pulitissime.

Lo ha certificato la Prefettura di Reggio Calabria rispondendo ad uno screening richiesto dalla Commissione Straordinaria che guida palazzo San Giorgio sulle realtà del terzo settore che gravitano nel circuito delle politiche sociali cittadine e che, nella relazione d’accesso firmata dagli “ispettori” inviati dal Ministero dell’Interno, erano stati bollate e catalogate con il marchio di “mafiosità”.

comune reggio calabria palazzo san giorgioLa Commissione Straordinaria per capirne di più e prendere i dovuti provvedimenti, aveva inoltrato alla Prefettura di Reggio, alcuni mesi fa  – si ripresenta ancora una volta il problema della tempistica con cui vengono rilasciate le certificazioni antimafia – la richiesta di certificazione per le cooperative “Libero Nocera”, Itaca, associazione 360°,  cooperative Skinner e cooperativa Happy Days.

Alla fine delle verifiche, come riporta oggi l’Ora della Calabria”, tutte le associazioni sono risultate pulite, mentre gli ispettori del Ministero dell’interno avevano dedicato proprio a queste associazioni e cooperative un intero capitolo, parlando di settore politiche sociali “contiguo” con la criminalità.

I fatti, a distanza di un anno, smentiscono clamorosamente questa tesi. Un autogol funambolico dello Stato, insomma. Eppure già all’indomani della pubblicazione della famigerata “relazione d’accesso”, gli errori – a tratti anche grossolani – erano balzati agli occhi di molti.  Si era infatti riscontrato un clamoroso caso di omonimia per un socio della cooperative Itaca, scambiato per un boss mafioso ma in realtà completamente incensurato; ma basterebbe ricordare anche la menzione per una cooperativa perché, al suo interno, lavoravano persone gravate da precedenti penali. Peccato che la “mission” di quella cooperativa era proprio il recupero ed il reinserimento sociale di persone  rimaste ai margini della società proprio perché, in passato, avevano avuto problemi con la giustizia!

 A scioglimento ormai avvenuto e ad un più di un anno di distanza, il capitolo “Politiche sociali” cittadine si arricchisce di un evento nuovo e che,  nel piccolo del suo spazio mediatico  -la relazione ebbe eco nazionale, la verità odierna resterà probabilmente confinata in terra calabra – riassegna giustizia e verità a tutte quelle cooperative impegnate al servizio dei più deboli e, questo punto ingiustamente, sbattute come il mostro in prima pagina.