Barcellona (Me): il sindaco Collica interviene sul divieto di usare Facebook per i dipendenti comunali

collicaIl sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto, Maria Teresa Collica, è intervenuto in merito al divieto, imposto ai dipendenti del Comune, di usare Facebook (o qualunque altro social network) durante l’orario e sul posto di lavoro. Ve ne avevamo dato notizia in un articolo di qualche giorno fa (clicca qui per leggerlo). Una decisione che ha fatto “rumore”, ma che il sindaco difende, ed anzi esplica a suon di esempi giuridici:

Intervengo su una questione che è stata a lungo dibattuta sul web. Diversamente da alcuni intervenuti nella discussione non pretendo di dare lezioni di legalità e trasparenza a nessuno, posso solo più modestamente esprimere un mio parere in merito ad una questione molto complessa e solo per essere stata tirata in ballo impropriamente come presunta artefice di un ordine di servizio. Il riferimento è all’utilizzo di un mezzo di grande diffusività come Facebook da parte di un dipendente per esprimere giudizi sull’ente di appartenenza. Preciso a monte che l’ordine di sevizio oggetto di contestazione sia stato pensato ed emanato autonomamente da un dirigente, nel libero esercizio delle sue funzioni. Si tratta ovviamente di un atto che il dirigente, nonchè datore di lavoro (art. 16, co. 1, d.lgs 165/2091), può legittimamente tenere nell’ambito dei rapporti con i suoi dipendenti, senza dover minimamente coinvolgere l’amministrazione, essendo responsabile in via esclusiva dell’attività amministrativa , della gestione e dei relativi risultati”.

Posto che non ho avuto nessun ruolo su quanto accaduto – continua il sindaco di Barcellona -, chiarisco per completezza come la penso. In generale non approvo che i dipendenti utilizzino FB o altri sociali network durante l’orario di lavoro e sarei pronta a firmare direttive in tal senso, essendo ciò solo nocivo per l’immagine dell’ente, per quanto a volte potrebbe anche trarsene un impiego positivo”.

Diverso è invece il caso in cui il dipendente scriva fuori dall’orario di lavoro – specifica la Collica -. In quest’ultimo caso la legge che delimita differenze tra amministratori e dirigenti, prevede che al lavoratore deve essere riconosciuto un diritto di critica nei confronti del datore di lavoro. Tale diritto è espressione della libertà di espressione riconosciuta dall’art. 21 della Costituzione e specificata dall’art. 1 dello Statuto dei lavoratori (l.300/70). Ovviamente però tale diritto non è assoluto, ma incontra limiti che derivano dal necessario bilanciamento con i doveri di fedeltà e di leale collaborazione che gravano sul lavoratore. In altri termini, la critica diventa illegittima quando si traduce in un comportamento idoneo a ledere definitivamente la fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro“.

“Come valutare concretamente il travalicamento di suddetto limite? La giurisprudenza prevalente richiama i medesimi parametri (verità, continenza, pertinenza) impiegati per giudicare la liceità del diritto di critica nella diffamazione a mezzo stampa, tenuto conto anche della particolare diffusività del mezzo adoperato (internet). I dati vanno pertanto verificati, deve essere rispettato l’interesse pubblico e usato un linguaggio consono”.

“Esiste inoltre il nuovo regolamento recante il codice di comportamento dei dipendenti pubblici vigente a 4 giugno 2013 (quindi non proprio una norma fascista) – puntualizza il sindaco -, che dispone tra le altre cose per il dipendente l’evitare situazioni e comportamenti che possano nuocere all’immagine della pubblica amministrazione, salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali”.

“In definitiva, in un settore in cui occorre bilanciare la tutela dell’onore da un lato e il diritto di critica dall’altro non è possibile dare una risposta univoca e generale su ciò che è consentito o meno essendo le variabili in gioco diverse. È vero pertanto che non è legittimo né un divieto assoluto di giudizio, né un critica senza limiti e che basterebbe il buon senso delle persone a trovare il giusto equilibrio. Concludo, saltando di piano, che ovviamente come amministrazione siamo aperti a qualsiasi critica, da chiunque provenga, nel rispetto delle reciproche posizioni, e che riteniamo la critica, specialmente quella costruttiva, una fonte di arricchimento”.